Sicilia,il futuro dell’aeroporto di Birgi tra sprechi e scelte sbagliate

di Giacomo Di Girolamo

Abbiamo raccontato nei giorni scorsi di come Ryanair stia progressivamente ridimensionando la sua presenza all’aeroporto di Trapani – Birgi a causa dell’incapacità dell’Airgest, la società che gestisce lo scalo, e dei 24 Comuni della provincia di Trapani, ad onorare il contratto di co-marketing che prevede il versamento di diversi milioni di euro l’anno.

L’Airgest già versa una quota a Ryanair (tre milioni e quattrocentomila euro l’anno), altri due milioni li dovrebbero mettere i Comuni, che però hanno serie difficoltà. Le conclusioni verranno fatte quando tutti i bilanci degli enti locali saranno approvati, da qui a qualche settimana. L’accordo di co-marketing della coalizione dei Comuni è di 2 milioni di euro per 3 anni e si affianca a un altro accordo di co-marketing che riguarda l’Airgest: è di 3 milioni e 400 mila euro e anche in questo caso si tratta di un’intesa triennale. Società di gestione e coalizione dei Comuni hanno a che fare con «AMS», che sta per «Airport Marketing Services» e si occupa del marketing della compagnia aerea irlandese.

Ma Airgest non ha altre risorse da poter impiegare per Ryanair? Sulla carta, si. Quando l’aeroporto “Vincenzo Florio” è stato chiuso per le operazioni militari in Libia nel 2011 (la struttura, infatti, occupa una parte dell’aeroporto militare) l’Airgest, su pressione di parlamentari nazionali e regionali, per compensare i gravi danni subiti dal comparto turistico, ha avuto uno sconto pari a cinque milioni di euro sugli oneri di servizio (i “diritti aeroportuali”) dovuti all’Enac, l’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile, da parte del governo, e due milioni di euro come contributo una tantum cash da parte della Regione.

Che fine hanno fatto questi due milioni di euro?

Uno è stato già speso. Con Darwin Airlines. Un’operazione, che nasceva dall’esigenza di avere un collegamento aereo con Roma Fiumicino, anzichè con Roma Ciampino, servita invece da Ryanair. L’avvio del servizio, nel Febbraio del 2013, fu lanciato con la solita, classica conferenza stampa in pompa magna: “Finalmente potremo viaggiare da Trapani in tutta Europa – fu il commento del presidente Salvatore Castiglione – perchè con Darwin siamo collegati a Fiumicino e da lì possiamo prendere tutti gli aerei che invece a Ciampino non arrivano”. In realtà fonti interne all’azienda dicono che l’Airgest mise sul piatto proprio un milione di euro per chiedere alla compagnia di effettuare il servizio per un anno. Finito il primo anno, il servizio cessò, perchè non c’era il mercato.

Resta un milione di euro, che si potrebbe mettere a disposizione della causa Ryanair. In realtà anche là il management della società mista segue un’altra direttrice: creare dei collegamenti con i paesi dell’Est, da Trapani. Dunque, secondo quanto si dice tra gli operatori, Airgest si appresterebbe a fare un bando pubblico ad evidenza europea, per chiedere se ci sono compagnie interessate a coprire cinque / sei rotte da e per Praga, Budapest, e altre città dell’est. Non c’è molto da cercare in giro, c’è una sola compagnia che in Italia opera questo tipo di collegamenti low cost, la Wizz Air. Ma il fatto non è questo: piuttosto, finirà come con le tratte sociali, come con Darwin, e cioè, appena finito il contributo pubblico, finiranno i voli. Perchè in un territorio che non riesce a fare sistema, che non ha un comparto turistico organizzato, tutto funziona in maniera istintiva, seguendo gli istinti del momento, senza creare un mercato.

Ne è la prova la manifestazione del 30 Settembre, l’assemblea aperta degli operatori del settore turistico alberghiero contro il possibile ridimensionamento dell’aeroporto. Si è parlato di tutto, si è minacciato di tutto: documenti, scioperi delle tasse come del voto, marce a Palermo. Non si è fatto nulla.

Nel frattempo cresce il peso dell’aeroporto di Palermo, che è stato individuato tra gli undici scali strategici – come Catania – dal Piano nazionale degli aeroporti adottato qualche giorno fa in Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Oltre a questi ci sono 26 scali di interesse nazionale.

Per individuare gli scali strategici, il territorio nazionale è stato ripartito in 10 bacini di traffico e per ciascuno è stato identificato un aeroporto strategico, con l’eccezione del Centro-Nord, dove ce ne sono due.

Nella Sicilia Orientale è Catania di interesse strategico, mentre Comiso è di interesse nazionale. Nella Sicilia Occidentale è Palermo di interesse strategico, mentre Trapani, Pantelleria e Lampedusa d’interesse nazionale.

In tutto fanno 37 aeroporti considerati a vario titolo di interesse strategico e nazionale e che quindi continueranno a ricevere finanziamenti dallo Stato.

L’Airgest, dal canto suo, ha riunito l’assemblea dei soci (Regione, Camera di Commercio, privati) per arrivare all’aumento di capitale.La Regione ha il 49% delle azioni mentre i privati hanno un altro 49%. La maggioranza azionaria è pubblica con il restante 2% della Camera di Commercio. La ricapitalizzazione, circa 7 milioni di euro, è legata – appunto – ad un piano d’investimenti che puntano a consolidare le linee di sviluppo dell’aeroporto di Birgi. La ricapitalizzazione dovrebbe andare in porto nell’assemblea del prossimo 3 novembre.La Regione ha confermato di voler fare la sua parte fino in fondo. Sarà vero?

Sicilia,il futuro dell’aeroporto di Birgi tra sprechi e scelte sbagliate 2014-10-08T13:13:38+00:00