Sicilia, la malasanità fatta sistema. Appello all’assessore: vada di notte nei Pronto soccorso

Pressappochismo, strafottenza, disorganizzazione. Queste tre parole non bastano a definire la ragione vera e non ultima della scarsa qualità della sanità siciliana. Perché se i morti fanno molto discutere è anche vero che la drammatica sofferenza dei vivi rappresenta l’odiosa normalità in un ambito che dovrebbe rendere tutto più lieve alleggerendo la sofferenza che è toccata in sorte al malato, al paziente, ai suoi familiari. E invece siamo di fronte al torbido, all’insano, alla politica che vuole fagogitare il buono e non sa governare il pessimo che è diffuso, presidio di cattiva amministrazione, di clientele, di sfacciati raccomandati, di impenitenti e strafottenti medici che trattato i malati come bestie. Ce ne sono e ce ne sarebbero di storie da raccontare e che non raccontiamo per non far torto alle vittime, per non umiliarle una seconda volta dopo aver subito l’affronto da parte di chi è chiamato a curare, a confortare, a sostenere.
La sanità siciliana, che qualcuno si ostina a chiamare sistema ha alcune caratteristiche che ne fanno un ossimoro: un sistema poco sistemato, anzi disordinato e in grado solo di fagocitare denaro, tanto denaro.
Fa quasi tenerezza l’assessora Lucia Borsellino che ha messo il nome suo al servizio di questa materia e di questa regione. Ma basta trascorrere un paio d’ore in un Pronto soccorso in qualsiasi ospedale di questa terra per rendersi conto di cosa è questo girone infernale oppure basta consultarsi con chi ha visto applicare la sciatteria alla propria pelle, alla propria carne: medici che dovrebbero controllare e non lo fanno, che dovrebbero stare attenti e si girano dall’altra parte. Pensano allo stipendio, al fine mese, alle vacanze: una visita in un Pronto soccorso si può bloccare perché manca una macchina oppure uno specialista che deve fare quel tipo di esame ma non c’è, non è di turno e nessuno lo può sostituire. Ci vada dottoressa Borsellino a far visita di notte ai Pronto soccorso, oppure faccia un bel giro degli ospedali: una bella improvvisata per rendersi conto del fallimento nostro e purtroppo anche suo perché la sanità siciliana, questa latrina e questo bordello, non sono fatte per le anime belle. E’ un furto, una rapina che si consumano giorno per giorno e non si capisce dove vadano a finire quei soldi (sette, otto, nove miliardi?) che hanno affossato la nostra economia e pesano come macigni sui redditi di chi ogni mese, onestamente, lascia metà dello stipendio in tasse pensando di finanziare uno Stato amico e fratello e poi lo Stato se lo ritrova nemico e incapace di difenderlo. Che Stato è mai questo, che regione è mai questa? Sembra di essere tornati agli anni Settanta, con i muri incrostati e ammuffiti degli ospedali già feriti dallo sgarbo, dal vandalismo di cittadini incapaci di tutelare le proprie cose, incapaci di rispetto, pronti a svuotare il pitale in Via Maqueda come ha una volta magistralmente raccontato Francesco Merlo su Repubblica. E siccome queste sono le abitudini chi ci governa pensa che questa sia la nostra sorte e la nostra condanna: avere una sanità degna di un pitale.
Basta trascorrere un paio d’ore nella sala d’aspetto di un Pronto soccorso, diventata rifugio di sbandati e barboni, per capire che ormai solo il popolo bue cerca l’ospedale più vicino. I ricchi non arrivano nemmeno per urgenze: avranno altre strade meno complicate e meno difficoltose. E ci si chiede a cosa serva la politica, a cosa può servire dichiarare la rivoluzione se l’unico risultato è quello non dico di aver peggiorato ma di non aver saputo migliorare le cose. Cosa se ne fanno le persone della rivoluzione se poi non riescono ad avere cure dignitose in un sistema poco sistemato in cui gli ignoranti sono trattati al pari dei luminari e i fannulloni spesso trovano quella tutela politica che i volenterosi non riescono a trovare. Non c’è la valorizzazione del merito, non c’è un criterio che possa garantire l’avanzamento dei più bravi. E paghiamo noi. Non è la stupida rabbia del ministro della Salute a dover stimolare un impeto di orgoglio ma la considerazione che la nostra miseria sta anche lì, nelle stanze che dovrebbero restituirci salute e che invece ci piegano al male.

Sicilia, la malasanità fatta sistema. Appello all’assessore: vada di notte nei Pronto soccorso 2015-02-22T21:37:51+00:00