Helg e le mazzette. Non è vero che tutti sono ladri, abbiamo bisogno di una “rivoluzionaria normalità”

Ancora una volta le parole più sagge a proposito della vicenda che coinvolge il presidente della camera di commercio di Palermo Roberto Helg, arrestato per aver chiesto un a mazzetta di 100mila euro a un suo collega commerciante, le ha dette il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. «Ricordo – ha detto Cantone – che fece un intervento particolarmente appassionato contro la corruzione. Fermo restando la presunzione di innocenza e fermo restando che il soggetto potrebbe essere completamente estraneo ai fatti, è evidente come in questo mondo ci sia tanta ipocrisia e questa fa molti più danni, ulteriori danni rispetto alla stessa corruzione. Se un soggetto del genere parla di contrasto alla corruzione e poi viene arrestato il rischio vero è che si mette in discussione anche la battaglia oltre alle sue parole». Perché, sia detto con chiarezza, oggi la questione è proprio questa: che tanti anni di impegno, di sacrifici, di coraggio contro la mafia e il malaffare finiscano nel cono d’ombra, siano dimenticati.  E che la confusione, a volte artatamente alimentata ma in questo caso derivante dall’ingiustificabile comportamento di un alto dirigente delle istituzioni e di un’associazione importante come Confcommercio, prenda il sopravvento.

Questa vicenda, se vogliamo, dimostra come non vi siano spazi di impunità, zone franche nemmeno per chi come Helg non è riuscito a essere coerente con quanto dichiarato a ogni piè sospinto. Dimostra che non c’è nessuno al di sopra del bene e del male e che il nostro Paese, grazie al lavoro certosino e serio di inquirenti e magistrati, possiede gli anticorpi contro mafie e malaffare. C’è un altro fatto che colpisce in questa vicenda: la notizia è stata diffusa con serietà dal procuratore aggiunto Dino Petralia con un comunicato stampa. Per quasi 18 ore nessuno ha saputo nulla, non c’è stata alcuna indiscrezione, alcuna fuga di notizie. Non c’è stato il massacro mediatico del forse sì, forse no, del chissà. Ecco perché forse altri magistrati in altre vicende spinose dovrebbero sentire l’urgenza di mettere le cose in chiaro, di far sapere all’opinione pubblica cosa è realmente accaduto, se c’è o non c’è un’inchiesta di cui i giornali hanno ampiamente parlato. Perché ai cittadini servono certezze non mascariamenti. Come in questo caso: il vicepresidente della Gesap è stato arrestato per aver chiesto una mazzetta. Punto. Il che riconduce alla sua responsabilità personale, alla sua umanissima vicenda, a questo punto divenuta criminale. Chi ha la responsabilità deve sentire oggi forte il dovere di fare chiarezza per evitare che prenda il sopravvento  chi vuole screditare il fronte degli onesti. Perché c’è la tentazione di fare di tutta l’erba un fascio, senza distinguo e in una terra come la Sicilia questo è molto pericoloso. Bisogna sgomberare le opacità, esplicitare il non detto, mettere in chiaro le questioni affinché non si faccia confusione tra chi ha incassato una mazzetta ed è stato colto sul fatto e chi invece viene additato e accusato ma non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere ora e subito se può continuare a fidarsi, se deve credere ai giornali, se deve credere alle procure che presumibilmente indagano oppure a quei magistrati che hanno messo nero su bianco la tesi opposta. 

C’è differenza tra Helg e il resto del mondo e non è vero che tutti sono ladri. Perché se tutti sono ladri nessuno lo è. Abbiamo bisogno di rivoluzionaria normalità e questa rivoluzionaria normalità passa anche dalla chiarezza e dalla trasparenza. Oggi il vero rivoluzionario è il procuratore Petralia che ha firmato un comunicato stampa. Si facciano avanti anche gli altri. Per sconfiggere l’ipocrisia. Dove c’è.

*Asterix

Helg e le mazzette. Non è vero che tutti sono ladri, abbiamo bisogno di una “rivoluzionaria normalità” 2015-03-03T17:20:30+00:00