La Sicilia dei dolci indigesti, da Cuffaro ad Helg. Ma non facciamo di Palazzolo l’ennesimo eroe….

Ci sono in mezzo sempre dei dolci nelle pagine di cronaca che segnano i crocevia della  Sicilia. Erano dei  dolci, cremosi e gonfi cannoli, quelli che Salvatore Cuffaro offriva  il giorno dopo la sua condanna per favoreggiamento. Era Presidente della Regione Siciliana, festeggiava una sentenza che si pensava più dura. Ne nacque, per l’insopportabilità di quella posa, un moto di indignazione popolare, l’ultimo che i siciliani ricordino, che portò  Cuffaro in pochi giorni alle dimissioni. Fu l’inizio del suo declino, su un piano inclinato che poi lo porterà al carcere, a Rebibbia.

Ci sono sempre dei dolci nella vicenda che ha messo la parola fine su uno dei regni più duraturi negli interstizi profondi come canyon tra politica, istituzioni, economia che governano la vita pubblica in Sicilia. Il regno di Roberto Helg, con un nome così poco siciliano ma palermitano al 100%, anche nei modi, nelle battute, l’ammicco, e con un mestiere – vero – di venditore di giocattoli.

I dolci sono quelli che si vendono all’aeroporto di Punta Raisi e li vende il signor Santi Palazzolo, 51 anni, che di mestiere fa appunto il pasticciere. E negli stessi anni in cui Helg falliva commercialmente a più riprese per cominciare la sua ascesa tra le stanze di Confcommercio ed enti camerali Palazzolo saliva, aprendo punti vendita ovunque nel mondo, cominciando proprio dall’aeroporto di casa nostra. Ne vende pochi dolci, ai siciliani, Palazzolo, tantissimi ai turisti, che amano ingannare l’attesa al gate addentando un cannolo, addolcendosi la bocca con una pasta di mandorla, una cassata.

Il fatto è questo, dunque. Palazzolo vuole continuare a vendere i suoi dolci all’aeroporto Falcone & Borsellino di Palermo. Helg di quell’aeroporto è vicepresidente. Presidente è anche della Camera di Commercio. Organzza i corsi contro la corruzione, partecipa ai convegni sulla legalità. Espone lo striscione in ricordo di Libero Grassi. Ma non si lascia impressionare, a quanto pare. E al terrorizzato e sottomesso pasticciere Palazzolo che vuole continuare a vendere i suo dolci in aeroporto chiede una tangente: 100.000 euro. In parte anche la incassa. Solo che Palazzolo lo ha denunciato. La polizia sa, riprende, fa scataare il blitz, lo arresta. Lui all’inizio nega. Poi crolla. Ecco, si è lasciato impressionare, alla fine. 

Amari furono i dolci di Palazzolo per il signor Helg.

Due cose vanno annotate, e che non sono state ancora dette, in questa vicenda. La prima riguarda l’intercettazione della conversazione tra Palazzolo ed Helg. Quest’ultimo parla di cose da aggiustare e dice, a proposito dei soldi che Palazzolo deve: “…ho detto che ne rispondo io…dobbiamo dare a loro la certezza dell’impegno…”.

Scusi, cavaliere Helg, ma “ho detto” a chi? Chi sono questi “loro”? Fa intuire, questa frase, che il commendatore Helg non è una mela marcia, ma fa parte di un sistema. Confcommercio ha espulso Helg; nelle dichiarazioni del dopo partita, come sempre, si fa gara a prendere le distanze dal grande arrestato del giorno. Ma la sensazione è che, ancora una volta, l’azione giudiziaria ha solo squarciato il velo su una pratica, quella della bustarella, che è comune, diffusa ad ogni livello. Cambia solo la cifra. Più si scende, più sono misere le cifre. Ma la fame resta la stessa, insaziabile, come la fame dei diabetici quando hanno i loro attacchi  per l’insulina che impazzisce e hanno bisogno di dolci e dolci a mai finire.

La seconda cosa da notare, infine, riguarda la città di provenienza di Palazzolo. Che è Cinisi, proprio quella. Cinisi del martirio di Peppino Impastato, di Tano Badalamenti, Cinisi provincia palermitana pancia della mafia. Eppure è da lì che viene una storia semplice, che è troppo definire “coraggiosa”, perchè il coraggio vorremmo che fosse davvero un’altra cosa. Eppure ci sembra straordinario, da un lato, che un imprenditore di Cinisi denunci un tentativo di concussione. Esatto. Ma dovrebbe essere una storia ordinaria: tu mi chiedi una tangente, io ti denuncio. Punto. Dovrebbe essere un riflesso pavloviano. E invece il gesto di Palazzolo sembra rivoluzionario, il suo terrore (come ha raccontato) ci rende solidali, più del cugino – non cugino di Messina Denaro che rinnega l’ingombrante parentela alla “Faraona” del Pd, più di tutte quelle associazioni che fanno la gara per avere l’attributo “antimafia” e raccogliere contributi, più dei politici che la legalità la proclamano a parole, sempre a parole, solo a parole.

Qui non si esalta il pasticciere Palazzolo. Abbiamo già troppe figurine nel presepe dell’antimafia in Sicilia, anche troppe. A me piace immaginare Palazzolo, invece, come un buon figlio di buttana, come tanti tra noi, che ha  la sue beghe con Equitalia, magari qualche dipendente in nero, non so. E magari il nome Falcone & Borsellino per lui ha più  il suono di un affare che quello tetro del martirio. E’ giusto che sia così. Ed è giusto che ci sia un momento in cui poi, la dignità, la voglia di lavorare, di non chinare la testa un’altra volta, prevalga su tutto. Poi si torna al laboratorio, a preparare altri dolci, per accontentare palati golosi, fare felici i bambini, riempire gli occhi di colori. Cassate, cannoli, gelati e tutto il resto. In attesa di sapere a chi saranno indigesti la prossima volta.

 

La Sicilia dei dolci indigesti, da Cuffaro ad Helg. Ma non facciamo di Palazzolo l’ennesimo eroe…. 2015-03-04T12:53:48+00:00