Dopo la strage del Bardo, tra i tunisini di Mazara del Vallo: “Vogliamo la pace e la cooperazione”

C’è un pezzo di Tunisia anche in Italia, è Mazara del Vallo, città con il porto peschereccio più grande d’Italia e la più alta percentuale di popolazione tunisina. Solo per fermarci ai residenti, su neanche 50.000 abitanti, Mazara del Vallo conta 3500 tunisini, senza contare gli irregolari, che secondo le stime più prudenti sono circa 10.000.

un-vicolo-caratteristicoQui, da generazioni, vivono insieme italiani e tunisini.  C’è un pezzo di Tunisia che piange, dopo la strage al Museo del Bardo, che ha fatto piombare nel terrore il più vicino e moderno tra i Paesi arabi. Ed è ad appena 200 km dal Nord Africa. Tra  gli stretti e colorati  vicoli della Casbah di Mazara c’è sgomento.  “Siamo rimasti tutti colpiti da questo attacco alla democrazia –dice  Mohamed Alì Soualmia – perchè  è stato un gesto contrario anche alla nostra religione. E’ stata sfregiata la nostra terra“. Soualmia è il  rappresentate della comunità straniera a Mazara del Vallo e consigliere comunale aggiunto: ha diritto di parola in consiglio comunale ogni volta che si trattino problemi inerenti la comunità nordafricana, ed è una sorta di portavoce della comunità nei confronti dell’Amministrazione Comunale:  “Organizzeremo una manifestazione contro il terrorismo. Noi vogliamo la pace tra i popoli. Siamo tutti della stessa origine e siamo nella stessa barca”.

 Il Sindaco Nicola Cristaldi, volto noto della politica regionale, pensa più all’allarme della sicurezza. E’ un uomo di destra, e annuncia “un censimento preciso di tutti gli immigrati residenti e presenti nel territorio per avere la certezza che non ci siano infiltrazioni di gente collegata al terrorismo da realizzare in collaborazione tra la polizie dei vari paesi”. Cristaldi chiede anche di “fare piena luce sul ritrovamento di esplosivo avvenuto nei giorni scorsi in un cunicolo del centro storico”. Si riferisce ad un episodio di qualche giorno fa. Nel cuore della Casbah è stato scoperto, in un’abitazione in via Abate Calia, stradina del centro storico di Mazara che confluisce nella Piazza Regina, un cunicolo segreto scavato all’interno di una delle stanze. La scoperta è stata fatta dai proprietari dell’edificio, che da due anni non vi mettevano piede, e  si sono recati sul posto per verificare le condizioni dello stabile, a seguito delle abbondanti piogge cadute nelle scorse settimane. Una volta nell’appartamento, procedendo fra le varie stanze a tentoni e con la sola luce fornita dal cellulare, i proprietari hanno rischiato di finire inghiottiti da una buca, della quale ignoravano l’esistenza, della larghezza di circa un metro e profonda sette metri circa. Un cunicolo scavato da ignoti che termina la propria corsa all’interno di una piccola stanza, anch’essa ricavata nella roccia. Fatta la singolare scoperta, i titolari dell’abitazione hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine, giunte sul posto insieme ai vigili del fuoco. Un sopralluogo durato circa tre ore  terminato con il sequestro dello stabile.

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Ma quale cunicolo e cunicolo, perchè invece Cristaldi non dice la verità su Casa Tunisia?” dice  Mohammed Zitoun, classe 1979 , nato a Mazara del Vallo, ma cittadino italiano solo dopo una trafila di carte bollate terminata nel 2012. Lavora come mediatore culturale in una cooperativa sociale e presso un centro di accoglienza. “Casa Tunsia” è un immobile ristrutturato di via Bagno, in piena “casbah”,  inaugurato tra mille fanfare e poi subito chiuso: “Inaugurata da più di un anno ma non si capisce quali attività si svolgono al suo interno, chi le gestisce? E nell’interesse di chi? Casa Tunisia –sottolinea Zitoun- è un luogo chiuso alla comunità immigrata. Doveva essere un centro aperto con attività a vantaggio di tutta la comunità tunisina”.

Il Vescovo di Mazara del Vallo,  Domenico Mogavero, mercoledì sera ha sentito telefonicamente l’Arcivescovo di Tunisi, monsignor Ilario Antoniazzi. “All’Arcivescovo ho espresso la solidarietà mia personale e quella di tutta la Chiesa di Mazara del Vallo – dice Mogavero– ci auguriamo che l’attentato sia un fatto isolato. In ogni caso siamo sempre per la strategia del dialogo con tutti e a ogni costo; soltanto nel dialogo si riescono a instaurare relazioni rispettose delle diversità e del Credo che ognuno porta con sé come scelta personale. L’augurio è quello che la Tunisia possa ritrovare serenità per continuare il percorso democratico già avviato”.

E’ il dialogo l’unica via per abbattere la violenza. Il dialogo, certo, e la cooperazione. Lo sa bene Giovanni Tumbiolo, presidente del distretto della pesca di Mazara del Vallo: “Questo gesto non deve mettere terrore, piuttosto deve fare crescere tra le aziende siciliane e quelle tunisine la voglia di lavorare insieme”. Il Distretto in questi giorni è impegnato in Tunisia, insieme con la Camera di Commercio di Trapani, in un progetto europeo di cooperazione transfrontaliera chiamato “Club Bleu Artisanale” che ha come obiettivo la ricerca della qualità e della tracciabilità del pescato e la valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche italo-tunisine.

 

Dopo la strage del Bardo, tra i tunisini di Mazara del Vallo: “Vogliamo la pace e la cooperazione” 2015-03-20T10:56:03+00:00