Dopo il crollo sulla Palermo – Catania, ecco cosa succede a fare il percorso “alternativo”. Un incubo

L’autostrada  di collegamento tra Catania e Palermo è ad oggi interrotta e lo rimarrà per molto tempo, con un danno incalcolabile all’economia della Sicilia, alle  imprese, agli scambi commerciali, ad una logistica già estremamente precaria, con disagi enormi agli spostamenti delle persone.

A proposito, in molti pensano che la chiusura di un viadotto non comporti altro che l’uscita dall’autostrada e il rientro al primo casello. Non è così. Perchè in realtà la frana che interessa il viadotto Hymera è estesa un chilometro e interessa altre strade statali e provinciali che sono state devastate dalla pioggia intensa di quest’anno e che sono chiuse da mesi. Quindi il percorso è davvero lungo, e, soprattutto, pericoloso.  Ecco il racconto che ne fa Pompeo Benincasa. Tra i principali manager del mondo della musica dello spettacolo in Sicilia, Benincasa è catanese  ma, per lavoro, va a Palermo spessissimo.

Voglio raccontarvi il futuro che aspetta tutti noi perchè sabato mattina ho percorso la Catania-Palermo. Avevo sentito del pilone, così, ad orecchio, avevo pensato alla solita interruzione, ti fanno uscire, ti fanno rientrare. E che sarà mai, noi siciliani questa vita la facciamo da decenni. Invece a Tremonzelli uscita obbligatoria e viaggio sulla statale che porta a Caltavuturo. Ho pensato, bè ci faranno rientrare a Scillato che è dopo il viadotto. Errore, la strada tra Caltavuturo e Scillato è franata mesi fa, non esiste, quindi si prosegue per Cerda. Sabato la giornata era magnifica, ho pensato che forse ne avrei approfittato per vedere luoghi dove sono passato quasi 30 anni fa, luoghi che molti siciliani non conoscono. Panorama mozzafiato, verdi colline, qualche agriturismo ,gente a cavallo per strada, greggi e mandrie. Ho aperto il finestrino per respirare, ho pensato che le autostrade sono comode ma a volte ci fanno perdere il senso del tempo e ci nascondono le cose più belle della Sicilia. Ma che succede? Dopo pochi chilometri, la strada statale comincia a diventare come le montagne russe,si cammina a zig zag per evitare le buche tanto grandi che entrerebbe una smart intera in ciascuna di esse, se arriva qualche auto nel senso opposto, bisogna fermarsi e stabilire a chi tocca. Il cartello del limite velocità indica 20, ma vi assicuro che non ci si arriva ,si cammina con gli occhi puntati sul terreno, ogni metro può essere fatale. Altro che panorama,posso guardare la bellezza solo nei momenti in cui siamo tutti fermi. E capiterà tante volte. Passo un bivio che indica Chiusa Sclafani a 6 km e mi rendo conto che pur avendo girato tanto, non sono mai stato laddove nasce uno dei vini siciliani più noti. Lo strazio continuerà per chilometri, sempre così: frane, buche, sterrato, sino alla prova regina costituita da una montagna russa. Lì tutti passano con la prima, con la paura di non farcela o di sbattere il sotto dell’auto. Un incubo. Da Caltavuturo a Cerda è un incubo, pensavo all’inverno,alla pioggia,a fare questa strada di notte. Alla fine i 25 km di statale che ti riportano allo svincolo di Buonfornello scendendo da Cerda mi sono costati 90 minuti. Era sabato ed era una bella giornata. Non ho dovuto aspettare la TV o altro per capire che da oggi a Palermo si va passando da Messina, che è a pagamento però. E che per andare a Caltanissetta o Enna da Palermo si va verso Agrigento.
Scopriamo così che è bastato un pilone per mostrarci il volto vero di questa isola, senza ferrovie e con una rete viaria da quarto mondo. Da oggi la Sicilia è più lontana per tutto, immagino il duro colpo al turismo e non solo. Ma quelle strade, quei paesi isolati nelle Madonie esistevano ben prima del crollo del pilone. A Caltavuturo ho visto un lenzuolo appeso, c’era scritto ” ci avete dimenticati”. E io ho pensato, che bravi, hanno capito che adesso tutti sono costretti a passare da qui e già nella notte hanno fatto uno striscione. Nossignore, lo striscione c’era da prima, è il pilone che ce lo fa conoscere oggi, solo oggi. Il pilone fa giustizia di tanta prosopopea, di tanti politici da quattro soldi, non solo regionali. C’era la miss Boschi in Sicilia,quella che preferiva Fanfani a Berlinguer,a dire che stanno facendo riforme epocali che renderanno veloce il nostro Paese!! Allora bella Boschi, cominciate a riformare l’ANAS, destinate i soldi del tesoretto alle infrastrutture siciliane, fate un treno, cazzo, un treno tra Catania e Palermo come tra Roma e Napoli, rifate tutte le strade nazionali, anzichè bloccare i soldi per la Catania-Ragusa. Forse andrete veloci, ma il pilone ha il merito di mostrare al mondo la lumaca Sicilia.

Dopo il crollo sulla Palermo – Catania, ecco cosa succede a fare il percorso “alternativo”. Un incubo 2015-04-14T07:30:41+00:00