Il pilone franato sull’A19 Palermo – Catania. Il Sindaco di Caltavuturo aveva previsto tutto

Il Sindaco del piccolo paese di Caltavuturo, Giuseppe Lanza, aveva previsto tutto. E il 13 Marzo un mese prima della frana che ha inghiottito il pilone dell’autostrada Palermo – Catania (e con il pilone, il viadotto e tutto il fragile asse dei trasporti della Sicilia) aveva preso carta e penna per scrivere alla Regione, inascoltato: “Qui crolla tutto”. Non che fosse veggente. Semplicemente, lo sapeva, come tutti i suoi concittdini. A Caltavuturo tutti lo sanno. Sono praticamente isolati da questo inverno, da quando il maltempo si è mangiato le già malmesse strade che collegano il paese delle Madonie al resto del mondo. Sono venute giù, neanche fossero cracker. La Sp 24 Caltavuturo – Scillato, non esiste più.  La montagna se l’è portata via. Anche alcuni tratti della strada statale 120 sono fuori servizio. E siamo a meno di un chilometro dall’autostrada Palermo – Catania e dal viadotto Himera. Già nel 2005 un’identica frana si era mangiata altre strade. E già allora si sapeva che quel viadotto non era sicuro. Ma nessuno ha fatto niente.  Nell’ultima lettera, quella del 13 Marzo, il Sindaco Lanza aveva mandato anche le foto della frana, dicendo anche: se chiude l’autostrada, per problemi al viadotto, è impensabile deviare il traffico qui, perchè le strade sono inagibili. Ma è rimasto tutto lettera morta. 

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Resta solo il pilone franato, venerdì   che ha diviso in due la Sicilia. Restano gli stracci che volano fra governo centrale e regionale per stabilire di chi è la responsabilità, con l’addio di Ciucci all’ Anas (che gestisce 25.000 chilometri fra strade e autostrade è la prima stazione appaltante del Paese. È stata creata nel 1928).

Resta una  Sicilia stata tagliata in due, con pesanti i disagi per il traffico. Come abbiamo raccontato,  i percorsi alternativi sono su strade impraticabili per avvallamenti, buche e smottamenti. E la Sicilia non ha nella ferrovia un’alternativa. Allo stato attuale sull’isola sono appena 178 i chilometri a doppio binario, su un totale di 1.378.

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Per riparare il viadotto danneggiato dalla frana, secondo i primi calcoli, occorrerebbero circa 30 milioni di euro, che l’Anas avrebbe già disponibili. Ma prima occorre bonificare l’area franata.  Nell’immediato bisogna trovare soluzioni che possano ridurre i disagi.  “Sono due le cose che bisogna fare nell’immediato – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – per evitare disagi durante la stagione estiva: la prima, verificare che la seconda carreggiata non abbia subìto danni. Per demolire la parte danneggiata occorrono almeno due mesi; la seconda, creare un percorso alternativo, utilizzando il tracciato di qualche regia trazzera per circa 1,5 chilometri, evitando l’attuale percorso alternativo che è di circa 40 chilometri”. Le regie trazzere, quelle dei Borboni. Siamo fermi ancora lì. 

Il pilone franato sull’A19 Palermo – Catania. Il Sindaco di Caltavuturo aveva previsto tutto 2015-04-14T10:09:48+00:00