Ecomafie, la Sicilia è in testa. Presentato il rapporto 2015 di Legambiente

Crescono ancora gli affari delle ecomafie ma per la prima volta la Campania, regione della “terra dei fuochi” e dei clan più agguerriti nei business ambientali, perde la testa della classifica negativa, superata da Puglia e Sicilia. Segno della maggiore attenzione e di un miglior contrasto che rallenta ecocriminali e ecofurbi.

È quanto emerge dal rapporto “Ecomafia 2015” di Legambiente presentato oggi a Roma nella “Casa del jazz”, villa confiscata alla Banda della Magliana. Un documento che parla molto di corruzione “che inesorabilmente accompagna le offese sistematiche all’ambiente”, come scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in un messaggio all’associazione ambientalista.

E il Capo dello Stato lancia un preciso monito: “Una crescita corrotta dall’inquinamento e dalle infiltrazioni criminali è destinata a produrre nuovi squilibri, ingiustizie, emarginazioni”.

I numeri del rapporto sono molto chiari. Nel 2014 il fatturato criminale ecomafioso è arrivato a 22 miliardi di euro con un aumento di 7 miliardi. Ben 29.293 i reati accertati, 80 al giorno, 4 all’ora. Crescono i reati nel ciclo dei rifiuti (+26%) e le inchieste sul traffico organizzato, arrivate a 35. Malgrado la crisi dell’edilizia aumentano (proprio per ridurre i costi) anche gli illeciti nel ciclo del cemento giunto a 5.750 con un incremento del 4,3%.

Ma un vero e proprio boom registra il settore agroalimentare dove gli affari criminali salgono da 500 milioni a 4,3 miliardi a conferma del grande interesse delle mafie sul made in Italy e più in generale sul comparto agricolo. Un fenomeno che non ha un sufficiente contrasto e proprio per questo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando annuncia nuove norme “entro la fine dell’anno” frutto del lavoro di un’apposita commissione ministeriale. Sarebbe un nuovo importante passo dopo l’approvazione della legge sugli ecoreati, “norma fondamentale”, l’ha definita il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.

E che il contrasto dia buoni risultati lo conferma il positivo “declassamento” della Campania dove i reati in campo ambientale calano del 21%. Mentre resta in testa per gli arresti, ben 37 (il 20% del totale in Italia), frutto soprattutto delle norme per la “terra dei fuochi”. In testa finisce la Puglia con 4.499 reati accertati, effetto sicuramente di una maggiore lavoro di controllo e monitoraggio svolto dalle forze dell’ordine, ma anche di un mutamento dei flussi dei traffici illeciti.

Anche per questo, oltre alla grande e generale soddisfazione per l’approvazione degli ecoreati, è arrivato dagli intervenuti un invito al governo a salvare autonomia e professionalità del Corpo forestale dello Stato, protagonista di molte importanti inchieste, che invece si vorrebbe assorbire in un’altra forza di polizia.​

Ecomafie, la Sicilia è in testa. Presentato il rapporto 2015 di Legambiente 2015-07-01T06:25:49+00:00