Caso Tutino. La chirurgia plastica dei vip e quella dei poveri cristi in Sicilia…

Caso Tutino. C’è in Sicilia una chirurgia plastica dei vip, quelli che si rifanno il  sedere alla brasiliana, tanto paga la mutua. E c’è invece una chirurgia plastica dei poveri cristi, di coloro che hanno bisogno di un intervento urgente, magari, e invece sono abbandonati, perchè non ci sono posti, non c’è personale, non ci sono medici. Sono tutti impegnati a rassodare le natiche dei vip.

All’ospedale di Castelvetrano c’era fino a pochi giorni fa un ottimo reparto di chirurgia plastica, che era il punto di riferimento per il bacino del Belice, di Trapani e di Agrigento, quasi un milione di persone. Donne con tumori al seno, operai vittime di incidenti sul lavoro, giovani ustionati. Non ci andavano certo i vip. E’ stato chiuso, aggregato al reparto di chirurgia generale. Erano solo otto posti letto, sono diventati tre, ma in un altro reparto.  C’erano sette infermieri, quattro sono passati al reparto di ortopedia, gli altri tre sempre a chirurgia generale. Chi vuole prenotare una visita deve aspettare almeno Gennaio 2016. Chi sta male, e ha urgenze allora deve andare all’altro reparto di Chirurgia Plastica più vicino,  per i poveri cristi, cioè quello del Civico di Palermo, dove un posto libero non c’è….

Questa notte un mio amico è stato ricoverato d’urgenza al Civico di Palermo.  Il mio amico è molto malato: soffre di una forma di tumore e negli ultimi giorni, a causa di un incidente, si è ustionato gravemente. Da Castelvetrano lo hanno dirottato a Palermo. A Palermo non hanno dove metterlo.  Il mio amico, come migliaia di tanti siciliani, ha bisogno di cure e avrebbe bisogno di un ambiente adeguato. Ma è stato lasciato tutta la notte in un angolo del Pronto soccorso, posteggiato in attesa che qualcuno decidesse come e dove curarlo. Si tratta, ovviamente, solo di un esempio di cos’è la sanità siciliana in questo momento. Che ci siano o meno le intercettazioni di cui si parla ormai da giorni, al mio amico interessa ben poco: lui chiede di essere curato  e di esserlo in un ambiente pulito, sano, efficiente che costa ai contribuenti 9 dicasi nove miliardi di euro l’anno (18mila miliardi di lire per chi lo avesse dimenticato).  Così possiamo ben dire che dal punto di vista del mio amico (ma ovviamente condividiamo appieno) Rosario Crocetta deve andare via perché non è riuscito a fare nella sanità pubblica, quella dei comuni mortali, dei poveri, dei cittadini che spingono la carretta la rivoluzione che aveva annunciato. Non è riuscito a farlo lui e di questo, volente o nolente, è corresponsabile Lucia Borsellino che ha sì portato la croce ma poteva benissimo ribellarsi, convocare i giornalisti e denunciare pubblicamente il clima ostile,  le pastette, le magagne. Non ci aspettavamo che di colpo tutto cambiasse ma ci aspettavamo da Crocetta, da chi si dichiara progressista un piccolo segnale di progresso in questo ambito, che riguarda la sofferenza dei cittadini, la prevenzione delle malattie e che è diventato il regno del pressapochismo, del malaffare, dei carrierismi, della malapolitica.  Avevamo chiesto all’assessore qualche mese fa di andare in giro, di notte, negli ospedali, di andare a farsi un giro nei Pronto soccorso rendersi conto dello stato comatoso della sanità il cui livello di assistenza è paurosamente regredito a standard dei primi anni Settanta, ancora prima della riforma del Servizio sanitario nazionale che doveva garantire il diritto alla salute e invece ha aperto la strada al malaffare, alle truffe sui farmaci, alle carriere di lucidi inetti abili solo a raccogliere voti per questo o quel capobastone politico. Si dimetta pure Crocetta ma gli altri, quelli che lo vogliono fuori da tutto si facciano un esame di coscienza: hanno fatto il loro dovere? Hanno controllato quello che c’era da controllare oppure, anime belle, si sono seduti a tavola e hanno continuato a divorare, famelici, tutto ciò che c’era da divorare? Se lo chiedano, per esempio, i sindacalisti pronti con furore a urlare allo scandalo ma miopi quando si tratta di suggerire regole che guardino al merito, all’efficienza.

C’è chi ha provato a distruggere l’Ismett e in questo di sicuro Lucia Borsellino ha il merito di aver evitato che l’Istituto per i trapianti finisse nella bolgia infernale del sistema pubblico siciliano mantenendo una sua identità. Crocetta ha la responsabilità di aver tollerato che un comitato di pochi, suoi amici, discutesse liberamente di nomine e di gestione della sanità manco fossero tutto assessori ombra alla Salute. Ma ha ancor di più la responsabilità di non aver saputo mantenere le promesse: la rivoluzione della normalità. Che i siciliani si aspettano. Avanti un altro. Nella speranza che un giorno in Sicilia non ci sia più una sanità dei poveri cristi, e una dei vip.

Caso Tutino. La chirurgia plastica dei vip e quella dei poveri cristi in Sicilia… 2015-07-23T09:49:06+00:00