Aeroporto di Trapani: Ryanair se ne va, i politici litigano…sui meriti

Aeroporto di Trapani: Ryanair se ne va, i politici litigano…sui meriti, con toni da “E qui comando io / e questa è casa mia…”.  Se i nostri politici lavorassero quanto parlano, la provincia di Trapani sarebbe la Florida d’Europa. E invece, purtroppo, parlano spesso tanto, si attribuiscono meriti che non hanno, e, quando sono in forma, sono capaci anche di litigare mentre la nave affonda. E così invece di parlare di programmazione, di come non fare andare via Ryanair, di come trovare i soldi, o di come sollecitare la Regione Siciliana a fare le nuove nomine all’Airgest, il senatore trapanese di Forza Italia Antonio D’Alì e il deputato regionale del Pd Paolo Ruggirello litigano su chi ha i meriti (quali meriti?) di aver puntato sull’aeroporto di Trapani Birgi. Il senatore D’Alì dice che addirittura l’aeroporto esiste grazie a lui. Il deputato regionale rilancia è dice: “No, è grazie alla mia famiglia”. ” E qui comando io / e questa è casa mia..”. Perchè come al solito, quando sono i ricconi della nostra terra a fare politica, si scontrano non tanto le ideologie (Ruggirello e D’Alì hanno cambiato schieramenti più volte, Ruggirello è roba da record: eletto con Musumeci adesso fa il parlamentare con il PD…), quanto i poteri e gli interessi economici che rappresentano. Dunque, cosa dice D’Alì? “Questo aeroporto esiste perché ci sono io e perché c’erano Poma ed il consiglio provinciale di Trapani”. Peppe Poma è un fidatissimo uomo di D’Alì che è stato anche presidente del consiglio provinciale illo tempore. “Se non ci sono le condizioni per andare avanti così come si è fatto finora – ha aggiunto – si metta il co-marketing a gara. Di sicuro non possiamo consentire che l’aeroporto chiuda. Sarebbe il fallimento di un’intera classe politica pubblica, regionale, provinciale e locale, così come di chi ha gestito l’aeroporto”. D’Alì è favorevole alla privatizzazione: “Ma se lo dico io, c’è subito chi si chiede cosa ci sia dietro, quali interessi privati intenda difendere e tutelare!. La verità è invece che le azioni dell’ex Provincia sono state svendute ad una Regione che non ha ancora detto cosa intende fare di questo aeroporto. I privati finora hanno investito ripianando perdite e non certo distribuendosi dividendi”. Ed il senatore è quanto mai chiaro e diretto anche sui 10 milioni di ristoro per i danni causati dalla chiusura, prima totale e poi parziale, dell’aeroporto per l’intervento militare in Libia nel 2011: “Anche qui, cerchiamo di dire le cose come stanno. Quei 10 milioni si chiamano Tonino D’Alì”. Come se li avesse usciti di tasca lui…

Bene, questa la replica di Paolo Ruggirello. La pubblichiamo per intero, è molto istruttiva su come funziona la politica in Sicilia:

Il Senatore D’Alì tenta la rimonta politica prendendosi meriti che non lo riguardano. Libero di riassettare il suo partito con elementi politici logori che hanno perso di fiducia e credibilità nella gente, non è tenuto a prenderla in giro, però, con meriti che non gli appartengono. Tracciando un profilo di sé, quale il migliore politico della provincia della Trapani (territorio che ancora però attende un riscontro della presenza di un suo rappresentante al Senato della Repubblica), parla dell’aeroporto come una sua creazione mentendo e omettendo tutta la sua avversità nel lavoro svolto dagli altri amministratori, come Giulia Adamo che nel ruolo di presidente della provincia fece il possibile per rendere lo scalo pienamente operativo.

La storia dell’aeroporto di Birgi è storia della mia famiglia: la prima a fare parte come parte della società di piccoli risparmiatori, istituita nel ’93. Eravamo presenti quando si mossero i primi passi per l’organizzazione del personale per la pulizia e la manutenzione, così come per i primi contatti con l’estero seguendo gli accordi con i russi, nonostante l’avversità mostrata da una fila di politici, con in testa D’Alì, che sostenevano il fallimento dell’operazione per la presenza degli americani nella base Nato. Invece l’accordo andò in porto e consentì l’arrivo di ben due voli settimanali da San Pietroburgo e Mosca avviando uno scenario di sviluppo internazionale per lo scalo trapanese. Viene successivamente definito l’onere del servizio pubblico, mentre con Giulia Adamo, presidente della provincia, si ottenne il primo finanziamento europeo. La storia recente è sotto gli occhi di tutti e mi vede in prima linea insieme alla Adamo e a Marrocco per destinare un ulteriore finanziamento di due milioni d euro andato poi perso. Da allora in poi non c’è alcun cenno di un lavoro orientato a programmare le attività dell’aeroporto, periodicamente a rischio chiusura, o volto a intercettare nuovi vettori per bilanciare il monopolio della compagnia irlandese che può decidere sul fallimento di tutto il nostro territorio. E mentre emergono le verità sui costi, chi ha ruoli centrali d’interazione dovrebbe impegnarsi per dare indicazioni su come trovare nuovi accordi con altri vettori, anziché decantare meriti inesistenti che al territorio non hanno comunque portato alcun beneficio.

Per il resto, mentre Ryanair tra poco se ne va, e i politici litigano, non ci rimane che fischiettare quella canzoncina: “E qui comando io / E questa è casa mia / Voglio sapere / chi viene e chi va”. Di questo passo, all’aeroporto di Trapani, tra poco andranno e verranno poche, pochissime persone.

Aeroporto di Trapani: Ryanair se ne va, i politici litigano…sui meriti 2015-08-05T16:05:13+00:00