Confidi: al sud piccoli e poveri. Lo dice uno studio della Svimez

Confidi: al sud piccoli e poveri. Lo dice uno studio della Svimez su “Confidi nella crisi”. Nel 2013 su un totale nazionale di 617 Confidi, ben 306 si trovavano nel Sud, ma erogavano in media annualmente garanzie pari a 17,7 milioni di euro, circa un quarto di quanto erogato in media da un Confidi localizzati nel Nord (97 milioni di euro) e meno della metà di un Confidi operante nel Centro.

Serve quindi, secondo la SVIMEZ, una riorganizzazione strutturale del settore dei Confidi e del credito, attraverso l’uso di strumenti di sostegno specifici per le banche, i Confidi e le imprese.

È quanto emerge dagli studi “I Confidi nella crisi: riforme, nuovi assetti e vecchie sfide” dei professori F.Amaturo, L.Giordano e C.Petraglia e “Accesso al credito, vincoli patrimoniali e sistema bancario. L’esperienza della crisi finanziaria” del professor A. Lopes, pubblicati sulla “Rivista Economica del Mezzogiorno”, trimestrale della SVIMEZ diretto da Riccardo Padovani ed edito da “Il Mulino”.

Muovendo dal “Rapporto SVIMEZ su relazioni banca-impresa e ruolo dei Confidi nel Mezzogiorno, Mercato, regole e prospettive di sviluppo” pubblicato nella serie dei “Quaderni SVIMEZ” nel 2012, e aggiornato con dati della Centrale dei rischi, il recente studio sui Confidi analizza l’andamento di questi operatorie le loro prospettive di sviluppo negli anni di crisi 2007-2013.

Cosa sono: intermediari tra banche e imprese – I Confidi sono società di consorzi privati, in parte ricettori di fondi pubblici, deputati da un lato a erogare finanziamenti ad aziende a tasso particolarmente agevolato e dall’altro a offrire garanzie alle banche che erogano il finanziamento. In questo modo soddisfano sia le esigenze delle aziende di avere quantità, costo e durata del finanziamento a condizioni molto vantaggiose, sia quelle delle banche, che si vedono maggiormente garantite nell’erogazione del finanziamento anche dalla conoscenza dell’azienda e dei progetti di sviluppo collegati.

Al Sud più Confidi ma meno garanzie erogate – Stando ai dati del 2013, su un totale nazionale di 617 Confidi, 306 si trovano nel Sud, 133 nel Centro, 98 nel Nord-Ovest e 80 nel Nord Est. Solo il 10% di questi è sottoposto alla vigilanza della Banca d’Italia. Ma guardando alle garanzie rilasciate le grandezze cambiano: nel 2013 infatti degli oltre 22 miliardi di euro di garanzie rilasciate dai Confidi a livello nazionale, 8,5 sono stati concentrati nel Nord Ovest, 5,2 nel Nord Est, 4,4 nel Centro e solo 3,9 al Sud. Limitato nel Mezzogiorno il volume anche delle garanzie medie: 17,7 milioni di euro, meno della metà di un Confidi del Centro (39,5 milioni di euro), un terzo di quanto erogato nel Nord Est (61,7 milioni di euro) e circa un quarto di quanto erogato in media da un Confidi del Centro-Nord (97 milioni di euro).

Confidi più ricchi in Lombardia ed Emilia; la Sicilia eroga il 40% dell’intero Sud. ma le garanzie vanno soprattutto alle pmi – A livello regionale, poi, la maggior parte delle garanzie erogate, circa il 60% del totale, si concentra in poche regioni: quasi 4 miliardi solo in Lombardia, 2,5 in Emilia Romagna, 2 in Toscana, Piemonte e Veneto, a cui si aggiungono a sorpresa 1,2 miliardi della Sicilia, circa il 40% del totale dell’intero Mezzogiorno (3,8 miliardi). Tra le altre regioni del Sud, la Sardegna eroga 709 milioni di euro annui in media, oltre 500 Abruzzo e Puglia, 470 in Campania. Solo 64 in Molise. Il Mezzogiorno eroga garanzie soprattutto alle pmi (43% del totale, rispetto al 35-39% medio delle altre ripartizioni), con punte del 66% in Basilicata. Limitandosi praticamente ad assistere le microimprese meridionali, si legge nello studio, i Confidi al Sud si dimostrano poco capaci di selezionare ad assistere le imprese più grandi e con maggiori capacità di espansione. Non a caso, anche il raggio d’azione territoriale del Confidi meridionale è in media molto più ristretto della media italiana, circa della metà (6,4 province, contro 11,3) e circa un terzo dell’espansione media di un Confidi del Nord Ovest. Se nel Nord Est un Confidi in media opera su quasi 7 regioni, al Sud si limita a 3, meno della metà.

I Confidi erogano garanzie più a imprese dei servizi che a industria e costruzioni – A livello di settori, invece, in Italia sono i servizi ad assorbire il volume maggiore di garanzie, quasi 9 miliardi di euro sui 20 totali, seguiti da industria (6,9 miliardi) e costruzioni (2,5). Minimo il peso del comparto agricolo (898 milioni, in cui però il Sud con 216 milioni di euro segue per volume il Nord Est).

Se nel settore dei servizi al Sud si sono erogati nel 2013 circa 1,8 miliardi di euro, cifre ben inferiori hanno interessato l’industria (944 milioni, meno della metà dei Confidi del Nord Ovest) e le costruzioni (566, il 30% in meno del Nord Ovest). A livello regionale, nel settore dei servizi restano leader la Lombardia (1,7 miliardi) e l’Emilia Romagna (1 miliardo). Cifre simili nell’industria (in Lombardia 1,4 miliardi, seguita dai 950 milioni dell’Emilia Romagna). Emilia Romagna che però è leader nel comparto agricolo, con 183 milioni di euro di garanzie erogate nel 2013.

Più garanzie a microimprese e artigiani – A Nord come a Sud, sono soprattutto le pmi sotto i 20 addetti ad essere maggiormente destinatarie dell’assistenza del Confidi. Ma si tratta comunque sempre di minoranze: a livello nazionale soltanto il 10% delle pmi viene assistito dai Confidi, quale media compresa tra l’8,7% delle imprese al Sud e il 13,5% del Nord Est.

Sono però le microimprese assistite dai Confidi (con un numero di addetti inferiore a 5) a ottenere maggiormente prestiti, rispetto al totale delle microimprese richiedenti: nel 2013 infatti al Sud il 54% dei prestiti garantiti è andato a loro, il 56% al Nord Ovest e il 59% al Centro. A ottenere più garanzie inoltre sono le imprese artigiane assistite da Confidi: a livello nazionale sono il 78%, il 58% al Sud.

Le proposte – La riorganizzazione dei Confidi dovrebbe rientrare in un quadro articolato di interveneti volti a ristabilire un rapporto meno problematico tra banche e imprese, in particolare per ciò che concerne le condizioni di accesso al credito. Nello studio di Lopes si sottolinea che per conseguire questo obiettivo occorre agire sia dal lato delle banche, sia dal lato delle imprese. Occorrerebbe quindi promuovere la cartolarizzazione dei prestiti, finora molto modesta, e coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti, poiché operatore pubblico, nel delicato coordinamento delle operazioni di acquisto dei prestiti dalle banche e della loro immissione nel mercato. Per incrementare la domanda di credito delle imprese e riavviare un circolo virtuoso, si potrebbero inoltre potenziare gli strumenti di venture capital e private equity anche utilizzando risorse europee.

Sul fronte dei Confidi, occorrerebbe invece predisporre un modello di programmazione pluriennale degli interventi, con una banca dati nazionale che censisca i programmi di intervento e misuri l’impatto sui beneficiari; adottare il modello organizzativo “federale”, basato sull’interazione tra Confidi centrali e locali, e i “contratti di rete” per creare sinergie e condivisioni di attività tra i Confidi; rafforzare i servizi prestati dai Confidi alle imprese, predisponendo una consulenza finanziaria continuativa, con pianificazione finanziaria e controllo direzionale. Fermo restando la priorità di rafforzare sul fronte del patrimonio i Confidi, riorganizzando e concentrando la rete delle strutture sul territorio, così da evitare che siano le imprese peggiori a ricorrere alla garanzia dei Confidi.

Confidi: al sud piccoli e poveri. Lo dice uno studio della Svimez 2015-09-21T14:34:54+00:00