Gli arresti all’Anas e il caso Saguto: così è stata uccisa la speranza dei cittadini onesti

C’è uno strano odore nell’aria. Come di animale morto, di corpo andato in putrescenza. Una puzza e un olezzo da voltastomaco, schifoso, nauseabondo. Cerchi il punto di partenza, il luogo in cui questo corpo è andato a morire per rimuoverlo e non lo trovi. Perché in verità la puzza viene dalla nostra testa: siamo noi che puzziamo, questa società malata, che è andata piano piano a spegnersi, che ha rinunciato alla speranza. Gli ultimi arresti per la corruzione all’Anas e le notizie che arrivano dall’inchiesta sulla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo fanno pensare a una malattia degenerativa che colpisce i singoli ma che si diffonde in tutta la società per la forza simbolica che questi singoli hanno. Si tratta di persone, come il giudice Silvana Saguto o l’imprenditore Mimmo Costanzo, che hanno fatto fatto in passato scelte importanti sul piano dell’impegno nella lotta contro la mafia e il malaffare. Ma gli ultimi fatti mettono seriamente in dubbio molte cose: con chi abbiamo avuto a che fare negli ultimi anni? Con integerrimi personaggi o con giocatori di poker pronti a bluffare pur di vincere la loro partita? Due vicende distanti (anche geograficamente) ma tra loro simili e purtroppo due casi che avranno effetti deflagranti sul senso di fiducia, sulla speranza appunto che in questa nostra terra qualcosa possa cambiare. E non raccontiamoci balle tirando dentro tutta una retorica dell’antimafia che crolla, mettendo insieme capre e cavoli, dimenticando le cose buone che sono state fatte. Perché oggi tutti coloro che erano pronti a saltare sul carro dei potenti di turno sono altrettanto bravi a pontificare, a esprimere giudizi taglienti su questo o quel soggetto. E in questo dibattito da bar che però si svolge sui giornali puntando ad avere autorevolezza e spessore si mette in azione il ventilatore della calunnia, della maldicenza, del so ma non lo posso dire, del vorrei raccontarti questo e quello. Atteggiamenti buoni per alzare polveroni che fanno rimpiangere le chiamate di correità di Mani Pulite, le confessioni a San Vittore di imprenditori e politici finiti nel gabbio con spacciatori e borseggiatori della peggiore specie. Non c’è più il salvatore della patria con la toga, l’uomo della Giustizia con il suo parlare un po’ scostante e sgrammaticato. Ci sono eroi per acclamazione popolare e ci sono movimenti e associazioni che hanno grandi responsabilità in questo puzzo che si diffonde a dismisura in tutti gli angoli del paese ma di cui non si deve parlare perché come vuole questa cultura manichea e poco rispettosa dei diritti ci sono i colpevoli per definizione e ci sono i santi, gli intoccabili, i buoni per definizione cui nessuno può muore critiche. Siamo curiosi di sapere quanto vale ancora il nostro sistema giudiziario fatto di tre gradi di giudizio, di processi, prove e quanto invece vale il sussurro, lo spiffero dalle stanze dei pubblici ministeri. Siamo malati nella coscienza perché non siamo in grado di tutelare la nostra libertà e la nostra democrazia e certo chi dichiara di essere in guerra contro il male non fa nulla per aiutarci, anzi tutt’altro. E smettiamola con questa polemica sull’Antimafia come se l’antimafia fosse una categoria dello spirito. Il punto non è l’antimafia ma l’imbecillità di certi soggetti.
Dovevano essere i sovversivi della normalità questi signori finiti in manette o sotto inchiesta e si sono rivelati solo normalmente normali: allineati al malcostume dilagante in cui il pagamento di una tangente può essere giustificato con il bisogno, la costruzione di un sistema di potere con la necessità di pagare la bolletta della luce. Ci si augura sempre che la verità stia sempre da un’altra parte ma quello che i cronisti stanno raccogliendo, nel sacrosanto esercizio del diritto di cronaca, fa venire francamente il voltastomaco. E serve fare autocritica, guardare le cose con un’altra angolazione, senza alibi: forse non si è stati abbastanza severi con questi signori, forse si doveva dubitare di più, forse bisognava pensare al male prima ancora che il male si appalesasse. Ormai il bambino è finito nella cloaca, insieme all’acqua sporca. E bisognerà riprendere dal nulla il filo per ricostruire una rete di rapporti normali anche se per allontanare il dubbio serviranno anni, forse decenni. E’ stata uccisa la speranza dei cittadini onesti. Non sarà facile ricominciare daccapo.
Dovevano essere i sovversivi della normalità questi signori finiti in manette o sotto inchiesta e si sono rivelati solo normalmente normali: allineati al malcostume dilagante in cui il pagamento di una tangente può essere giustificato con il bisogno, la costruzione di un sistema di potere con la necessità di pagare la bolletta della luce. Ci si augura sempre che la verità stia sempre da un’altra parte ma quello che i cronisti stanno raccogliendo, nel sacrosanto esercizio del diritto di cronaca, fa venire francamente il voltastomaco. E serve fare autocritica, guardare le cose con un’altra angolazione, senza alibi: forse non si è stati abbastanza severi con questi signori, forse si doveva dubitare di più, forse bisognava pensare al male prima ancora che il male si appalesasse. Ormai il bambino è finito nella cloaca, insieme all’acqua sporca. E bisognerà riprendere dal nulla il filo per ricostruire una rete di rapporti normali anche se per allontanare il dubbio serviranno anni, forse decenni. E’ stata uccisa la speranza dei cittadini onesti. Non sarà facile ricominciare daccapo.

Gli arresti all’Anas e il caso Saguto: così è stata uccisa la speranza dei cittadini onesti 2015-10-23T10:17:03+00:00