Mafia in Italia, un bilancio del 2015: sempre meno violenza, sempre più corruzione

Siamo a Dicembre, è tempo di bilanci. E allora facciamo un bilancio sulla condizione della mafia in Italia. Che mafia è stata, che mafia è, quella italiana a fine 2015? Una mafia sempre meno violenta, che fa sempre più leva sulla corruzione.

Ammontano in totale ad oltre 2 miliardi e 673 mila euro i beni sequestrati alle organizzazioni criminali da parte della Dia. Di questi, ben 2 miliardi e mezzo di euro alla mafia siciliana, 95 milioni e mezzo alle cosche calabresi, 30 milioni e mezzo di euro alla camorra, quasi 3 milioni di euro alla Sacra corona unita pugliese e oltre 26 milioni ad altre organizzazioni criminali anche straniere.

Sempre nell’ambito dell’attività preventiva della Direzione investigativa antimafia risultano quasi 530 milioni gli euro confiscatii definitivamente alle organizzazioni criminali con la parte del leone fatta sempre dalla mafia con quasi 320 milioni di euro di beni definitivamente confiscati, seguita dalla ‘ndrangheta (81 milioni di euro), dalla camorra (11 milioni), dalla criminalità pugliese (3 milioni e mezzo di euro) e dalle altre organizzazioni criminali, anche straniere, con 115 milioni.

I dati, emersi  nel corso della consueta conferenza stampa di fine anno della Direzione Investigativa Antimafia che si è svolta al Viminale alla presenza del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, del Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi, del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti e del Direttore della Dia Gen. Nunzio Antonio Ferla, hanno anche messo in luce che nell’opera di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio sono pervenute alla Direzione investigativa antimafia 70.698 segnalazioni con 11 mila di queste evidenziate alla Direzione nazionale antimafia per ulteriori accertamenti.

In tutto, nel corso del 2015, sono state portate a termine 329 operazioni che hanno portato a 163 arresti.

Proprio il ministro dell’Interno, ha sottolineato che “l’aggressione patrimoniale, insieme all’arresto dei latitanti ed carcere duro, sono i tre fronti su cui arrivano grandi risultati che hanno messo in difficoltà le organizzazioni mafiose”.
C’è, ha spiegato il generale Ferla, un calo vertiginoso circa gli omicidi delle mafie rispetto a 10-15 anni fa: le cosche sempre più privilegiano la corruzione alla violenza,rinunciando al ‘controllo militare’ del territorio e scegliendo, invece, una strategia di sommersione, evitando così di avere l’attenzione di media, magistratura e opinione pubblica.“Come dimostrano le recenti inchieste – ha osservato – le mafie tradizionali si sono evolute. Assistiamo, infatti, ad un’accentuata propensione all’espansione in aree di maggiore sviluppo rispetto ai territori d’elezione, dove, peraltro, le consorterie conservano un profondo radicamento e continuano ad esprimere un forte potere di influenza”. E’ stata poi la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, a mettere in guardia sulle possibili complicità di cui godono le cosche. “Le mafie – ha evidenziato – sparano meno rispetto al passato, ma dobbiamo chiederci se ciò sia determinato dal fatto che trovano più consensi, più acquiescenza in una società più disponibile ad interloquire con i poteri mafiosi, a non contrastarli”.

La mafia che spara di meno, ha ammonito, “non è meno pericolosa, anzi, lo è di più perchè ci ruba una parte di libertà“. La presidente dell’Antimafia ha quindi invocato “un Piano annuale per la lotta alle mafie, che sono un elemento grave nella vita del nostro Paese. Serve un maggiore coordinamento tra tutte le istituzioni: Governo, Parlamento, magistratura”.

Il rapporto della Dia indica la grande attenzione dedicata agli appalti. Nel 2015 sono stati 4.997 i monitoraggi condotti nei confronti di altrettante imprese.
Nel complesso sono stati eseguiti accertamenti nei riguardi di oltre 40.289 persone fisiche. Per quanto riguarda il sequestro dei beni, esso ha riguardato in gran parte la criminalità organizzata siciliana (2,5 miliardi di euro sui quasi 2,7 complessivi); segue la ‘ndrangheta (95 milioni di euro) e la camorra (30 milioni di euro). “Lo Stato – ha concluso il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti – può vincere la lotta alle mafie se lo vuole. Siamo sulla strada giusta, si avvicina la fine delle mafie così come le abbiamo conosciuto, ma occorre affrontarle efficacemente sul piano economico”.

Mafia in Italia, un bilancio del 2015: sempre meno violenza, sempre più corruzione 2015-12-16T12:00:06+00:00