Mafia, perquisizioni per Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia

Perquisizioni per Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa da parte della Procura di Caltanissetta. Notificato a Montante un avviso di garanzia. L’imprenditore è indagato per i suoi presunti rapporti con il boss Vincenzo Arnone, che fu suo testimone di nozze. Ad accendere per primi una luce su questo rapporto sono stati nell’aprile del 2014 I Siciliani giovanipubblicando una foto che li ritrae uno accanto all’altro nella sede di Confindustria Caltanissetta, risalente a metà anni ’80. Epoca in cui Montante era già a capo dei giovani industriali locali. In più la testata pubblicava l’atto di matrimonio in cui compare la firma di Vincenzo Arnone. «Le indagini – scrivevano I Siciliani – partono dal 27 aprile 2010, quando in casa di Vincenzo Arnone, imprenditore di Serradifalco contiguo a Cosa Nostra, vengono ritrovate foto che lo ritraggono insieme ad Antonello Montante. Arnone è figlio del patriarca mafioso di Boccadifalco e già arrestato per associazione mafiosa il 27 marzo 2001»

Nell’atto d’accusa dei pm, quattro pentiti. E anche la testimonianza di un imprenditore, Massimo Romano a cui Montante avrebbe chiesto di cambiare in banconote di piccolo taglio una grossa somma di denaro: “Tra i 100 mila e i 300 mila euro”, ha detto Romano, “tra molte reticenze” scrivono i pm. La richiesta sarebbe avvenuta “tra il novembre e il dicembre 2014”. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Lia Sava e del sostituto Stefano Luciani, Montante potrebbe aver creato “risorse economiche occulte” utilizzate anche da esponenti mafiosi.

A parlare delle “relazioni pericolose” del presidente di Confindustria è stato il pentito Salvatore Di Francesco, mafioso di Serradifalco, paese d’origine di Montante. Di Francesco, ex dipendente dell’Asi, l’area di sviluppo industriale, si sarebbe occupato della gestione degli appalti per conto di Cosa Nostra. Nell’atto d’accusa della procura contro Montante ci sono le dichiarazioni di altri tre collaboratori di giustizia: Pietro Riggio, Aldo Riggi e Carmelo Barbieri.

Nel capo di incolpazione, la procura contesta a Montante: “Per avere concorso nelle attività dell’associazione mafiosa mettendo in modo continuativo a disposizione in particolare di Vincenzo e Paolino Arnone (consigliere e reggente della famiglia mafiosa di Serradifalco, ndr) la propria attività imprenditoriale consentendo al clan di ottenere l’affidamento di lavori e commesse anche a scapito di altri imprenditori, nonché assunzioni di persone segnalate dagli stessi, ricevendone in cambio il sostegno per il conseguimento di incarichi all’interno di enti e associazioni di categoria, la garanzia in ordine allo svolgimento della sua attività imprenditoriale in condizioni di tranquillità, senza ricevere richieste di estorsioni e senza il timore di possibili ripercussioni negative per l’incolumità propria e dei beni aziendali, nonché analoghe garanzie per attività riconducibili a suoi familiari e a terzi a lui legati da stretti rapporti”. Delitto che l’indagato avrebbe commesso a partire dal 1990.

Le perquisizioni sono scattate all’alba, nelle abitazioni e negli uffici di Montante. “Daremo ogni contributo all’indagine”, hanno commentato i legali di Montate, gli avvocati Nino Caleca e Marcello Montalbano. Dicono ancora i legali di Montante: “Questo è un avviso di garanzia che fa chiarezza. Avendo finalmente letto il capo di incolpazione che sta alla base dell’indagine della Procura di Caltanissetta, il nostro assistito, con ancora più forza, ribadisce la più assoluta estraneità ad ogni ipotesi delittuosa”. Sui personaggi chiamati in causa dai pm, gli avvocati Caleca e Montalbano replicano: “Sono personaggi mafiosi che lo stesso Montante ha contribuito a colpire duramente sia sotto il profilo della libertà personale che dell’illecito arricchimento”. E ancora:

“Indicativa è anche l’epoca dei fatti: a decorrere dal lontano 1990. È noto, invero, che da quasi vent’anni Montante ha dedicato, in costante rapporto con la Magistratura e le Istituzioni, la sua attività allo scopo di radicare, per la prima volta nella storia, nel mondo dell’imprenditoria i valori e la cultura della legalità e della fiducia nelle istituzioni. Il rating di legalità, fortemente voluto da Antonello Montante per premiare quegli imprenditori che sceglievano, superando ogni dubbio, di stare con decisione dalla parte dello Stato, è, da ultimo, la prova della linearità ed efficacia della sua azione”.

Perquisizioni anche alla sede di Confindustria Sicilia e nelle sedi delle seguenti società: Mediterr Shoch Absorbers (Caltanissetta, Serradifalco e Asti), Gimon (Serradifalco e Castell’Alfero), Hasta Magi Tecnologie (Serradifalco e Asti), Alechia (Caltanissetta), Ap Consulting (Milano). I poliziotti sono anche alla Camera di Commercio di Caltanissetta, negli uffici  di Unioncamere. Tredici le abitazioni di Montante perquisite, fra la provincia di Caltanissetta e Milano.

Ricorda La Repubblica:

All’indomani della notizia delle indagini in corso, Antonello Montante aveva pensato alle dimissioni da Confindustria ma incassò la solidarietà del governatore Crocetta e di molti politici e fece un passo indietro. Rassegnò però le dimissioni dall’agenzia dei Beni confiscati di cui era a capo nonostante la vicinanza dimostrata dagli industriali siciliani.

Mafia, perquisizioni per Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia 2016-01-22T15:09:46+00:00