E’ morto Carmelo Patti. Dalla Cablelettra a Valtur, con l’ombra della mafia

E’ morto Carmelo Patti. L’imprenditore, 81 anni, originario di Castelvetrano, è deceduto a Robbio, dopo una lunga malattia. Fondò un impero dal nulla, cominciando come venditore ambulante di tessuti. “Né io né mio papà potevamo comprare il necessario per campare … quei quattro pezzi di mobilio che avevamo sono stati pignorati” scriveva nel 1962 in una lettera ai giudici del Tribunale Fallimentare di Trapani. Lui e suo padre all’epoca furono dichiarati falliti.

Da allora, un’ascesa inarrestabile. Fondò la Cablelettra, società che lavorava con l’indotto della Fiat, e poi fece la scalata alla Valtur, una delle più grosse società di ricettività turistica a livello internazionale. Coinvolto in diverse inchieste giudiziarie, era ritenuto dagli inquirenti un prestanome della famiglia mafiosa del Belice, tanto che al Tribunale di Trapani – Sezione misure patrimoniali è in corso il processo per la definizione di un sequestro di beni a suo carico per 5 miliardi di euro, il più alto mai fatto in Italia. Il maxi sequestro riguarda partecipazioni societarie in campo industriale e turistico intestati a Patti, a suoi familiari e ad altri soci, ma anche un incredibile numero di abitazioni in Italia e all’estero (Marocco, Costa d’Avorio, Tunisia) e una imbarcazione, la Valtur Bahia, appartenente al dipartimento marittimo brasiliano, registrata a Londra e tenuta ormeggiata a Mazara

Tra i primi a parlare dei rapporti di Patti con Cosa nostra è stato il pentito Angelo Siino: “Aiutava ed era aiutato da Cosa nostra e dalla sua ha anche il fatto di essere un massone”. Il racconto dei pentiti colloca Carmelo Patti molto vicino al defunto cassiere della mafia mazarese Francesco Messina detto mastro Ciccio u muraturi. “Mastro Ciccio – dice Siino – aveva tra le mani Patti, tanto che Bernardo Provenzano ci scherzava su, dicendogli che lui non aveva problemi a passare le vacanze alla Valtur”. Tra i casi recenti che vengono citati nel rapporto della Dia c’è quello dell’acquisto dell’ex villaggio Gasmann di Favignana, il Punta Fanfalo. La vendita all’asta, che risale al 1998, se la contesero due donne: Emma Marcecaglia  e una sconosciuta di 21 anni di Castelvetrano, Desi Ingrasciotta, che alla fine la ebbe vinta. Ben presto, dietro quest’ultima spuntarono Patti e la Valtur: era stato il cavaliere Patti a tirare fuori il denaro per l’acquisto del villaggio turistico. 

Nel tempo il nome di Carmelo Patti è comparso più volte accanto a quello di Michele Alagna, ufficialmente insegnante, ma che per Patti svolgeva anche il lavoro di commercialista. Michele Alagna è fratello di Franca Alagna,  “compagna” di Matteo Messina Denaro, nonché colei che al superlatitante ha dato una figlia, Lorenza. Michele Alagna ricopriva cariche sociali nelle aziende di Patti. Avrebbe anche custodito gioielli di Carmelo Patti in una cassetta di sicurezza, aveva la delega ad operare su conti correnti, curava i rapporti tributari di una serie di aziende che operavano di concerto con altre imprese del Gruppo Imprenditoriale Patti. Alagna e Patti finirono sotto processo per una serie di violazioni fiscali proprio per la gestione delle aziende dell’indotto automobilistico, le cui sedi furono state tutte trasferite in nord Africa, nella penisola iberica, in Lussemburgo.

Ne 2014, infine, era stato condannato a 10 mesi, in sede civile nel tribunale di Vigevano. Era  accusato di non aver versato oltre 4 milioni e 418mila euro di Iva della Cablelettra nel 2008. Il giudice Stefano Scati inoltre ha interdetto Carmelo Patti dagli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese per un anno e dalla funzione di rappresentanza fiscale e tributaria per un anno e sei mesi. Inoltre, sempre per un anno e sei mesi, Patti  non avrebbe  nemmeno potuto partecipare ad appalti per contratti con la pubblica amministrazione.

A questo link un articolo de L’Espresso: valtur-in-vacanza-con-il-boss_settembre20111

E’ morto Carmelo Patti. Dalla Cablelettra a Valtur, con l’ombra della mafia 2016-01-25T15:24:34+00:00