Alitalia all’attacco di Ryanair. Cosa potrebbe cambiare in Sicilia

E’ guerra nei cieli italiani. Alitalia va all’attacco di Ryanair, e la vicenda potrebbe avere conseguenze importanti, soprattutto in Sicilia, dove Ryanair fa base a Trapani, Catania, Palermo e Comiso, in base ad accordi commerciali di co-marketing sui quali più di una volta sono state fatte segnalazioni per una sospetta violazione della concorrenza e del libero mercato, con gli enti locali che danno soldi a Ryanair per avere le rotte che garantiscano un traffico aereo notevole nei propri territori.

La pratica di Ryanair è considerata dalle altre compagnie, Alitalia in testa, irregolare. Ed è per questo che la compagnia di bandiera, oggi in mano agli arabi, sta chiedendo lumi alla Corte dei Conti. La strategia di Alitalia è fine: in passato le diverse segnalazioni, fatte soprattutto da Meridiana, non hanno prodotto alcunché. Alitalia allora si gioca la carta della responsabilità degli amministratori: ammesso che il contributo che un Comune, o una serie di Comuni, come avviene in provincia di Trapani, danno a Ryanair sotto forma di pubblicità (co – marketing, appunto) sia irregolare, perché sono soldi dati senza gara, senza indagini di mercato, l’amministratore potrebbe essere chiamato a risarcire il danno per l’ente.  Quello che Alitalia chiede  è un posto nelle trattative, cioè una parità di trattamento. Gli enti locali, le società aeroportuali vogliono investire su alcune rotte? Devono chiedere anche un’offerta ad Alitalia, non firmare contratti onerosi per milioni di euro con Ryanair. In questo caso i legali di Alitalia si sono rivolti al Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale. I Tar di Puglia e Sardegna hanno già concesso ad Alitalia l’accesso ai contratti fra le due Regioni e Ryanair ed il Tar pugliese si è spinto ancora più in là, negando la possibilità di concedere fiondi pubblici a sostegno del turismo senza gara d’appalto.

 Il finanziamento degli enti locali a Ryanair avviene tramite Ams, una società che gestisce la pubblicità sulla rivista di bordo e sul sito Ryanair. In pratica le Regioni o i Comuni comprano, a carissimo prezzo, spazi pubblicitari ed in cambio arrivano i voli. Il sito di Ryanair, infatti, ha il prezzo dei banner più alto al mondo. Tecnicamente non c’è nulla di illecito, ed esiste anche una base logica considerando il grande potere di Ryanair pronta a sostenere le rotte (sono ben 171) con un parco di 312 aeromobili, più 270 già ordinati.

Il nodo non è tanto nella finalità, che è lecita e corretta,  quanto sulla necessità di una gara pubblica per assegnare questi fondi. Ed è qui che Alitalia fa ricorso. La vicenda è di estrema attualità in Puglia. Il governatore della Regione, Michele Emiliano, già pubblico ministero di chiara fama, ha bloccato l’accordo firmato a suo tempo dalla Giunta Vendola. Emiliano sa – fatto notorio a tutti – che la Procura di Bari indaga da tempo sulla vicenda con l’impegno della Guardia di Finanza. Pertanto ha deciso di vederci chiaro. I fondi per il marketing ammontano a una sessantina di milioni e vengono gestiti dalla società aeroportuale. Emiliano vuole che si faccia una gara e sia Alitalia che Easyjet si sono dette interessate. Aeroporti di Puglia  fa sapere che finora è stato tutto regolare, che si potrebbe anche andare avanti così e che sono anche pronti alla gara se Emiliano lo vuole.

E adesso in Italia che potrebbe succedere? Se Alitalia va fino in fondo potrebbe bloccare Ryanair, con danno per Puglia, Sardegna, Calabria e soprattutto Sicilia. D’altro canto, in queste regioni, si dovrebbero fare finalmente gare ad evidenza pubblica per assegnare le rotte.  Altra ipotesi: senza i contributi pubblici, Ryanair sarebbe costretta ad aumentare i suoi prezzi solitamente medio bassi, creando comunque un aggravio di spese dei passeggeri ed una contrazione dei voli e del traffico.

In questa vicenda, Trapani è l’aeroporto più a rischio. Perchè mentre a Palermo, Catania e Comiso i rapporti con Ryanair dal punto di vista commerciale sono più chiari, e non entrano direttamente enti pubblici, a Trapani i Comuni si sono proprio autotassati per finanziare Ryanair. Solo il Comune di Trapani e Marsala, per fare un esempio, mettono 300.000 euro l’anno, in un fondo gestito dalla Camera di Commercio, che versa poi le rate ad Ams – Ryanair. Ma il tutto avviene senza alcuna formalità, se non le delibere di impegno di qualche Comune e il “gentleman’s agreement” dei sindaci che hanno deciso di aderire a questa specie di “colletta”.

Alitalia all’attacco di Ryanair. Cosa potrebbe cambiare in Sicilia 2016-01-26T11:32:52+00:00