Belice, 48 anni dopo il terremoto si parla ancora di ricostruzione…

Belice, Sicilia Sud Occidentale. Sono passati 48 anni dal terremoto, eppure ancora si parla di ricostruzione.  E addirittura spunta una indagine conoscitiva al Senato, una specie di commissione di inchiesta informale. «La Commissione Ambiente ha formalmente chiesto al presidente del Senato di assegnarle un’indagine conoscitiva che, oltre a fare chiarezza, riesca ad individuare le ragioni che a 48 anni dal sisma impediscono alle popolazioni della Valle del Belice di vivere in condizioni di normalità». Ad annunciarlo il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello, a margine dei lavori della Commissione. Marinella ha ricevuto  il sindaco di Partanna, Nicola Catania, coordinatore dei Sindaci della Valle del Belice, “per avere una disanima chiara di quelle che sono le problematiche ambientali ed abitative che affliggono il territorio e che risultano ancora senza alcuna soluzione”..

«Da qui si è ritenuto opportuno – ha proseguito Marinello – chiedere al presidente Grasso l’assegnazione di un’indagine alla Commissione, che attraverso verifiche sul posto ed audizioni dei soggetti interessati possa fare chiarezza, individuando anche eventuali responsabilità, sulle ragioni che impediscono ancora a quasi cinquant’anni di distanza dal sisma che colpì l’intera della Valle del Belice, di ritornare alla normalità».

“Ci vuole coraggio, ci vuole impegno da parte nostra, perché le istituzioni ci hanno completamente abbandonato. Per quell’area della Sicilia, sconvolta dal terremoto, non vi è stata, negli anni, alcuna attenzione. Le conseguenze di quei tragici giorni sono tutte vive e c’è da chiudere questa vergognosa vicenda tutta italiana”. Questo il commento di Nicolò Catania, sindaco di Partanna e Coordinatore dei Sindaci della Valle del Belice, a 48 anni dal sisma che fece oltre 300 morti. “C’è da pianificare un progetto di rilancio del Belice, un piano di sviluppo mai attuato – ha spiegato -. Noi sindaci siamo i primi a voler chiudere questa vicenda e ripartire, dando impulso alla nostra comunità con le risorse che quei territori offrono. D’altronde, nel Belice sono ancora presenti i segni di quella tragedia. Ci sono intere aree e cittadine prive di ogni infrastruttura urbanistica, e parliamo di cose essenziali quali fognature, luce, gas. E poi manca la totale eliminazione delle fibre di amianto, conseguenza della baracche allestite all’epoca e smantellate del tutto solo nel 2004. Se a ciò si aggiunge la crisi della Regione Sicilia, che vive un momento drammatico, di totale assenza delle istituzioni, il quadro è sconfortante”.

“La nostra comunità, che era ripartita economicamente grazie all’agricoltura, – ha continuato – è in difficoltà, perché i fondi comunitari vengono utilizzati in modo aberrante. Basti dire che ultimamente il Tar ha condannato la regione siciliana a restituire 320 milioni di euro all’Unione Europea. Nel cosiddetto patto per la Sicilia 2014-2020, la Regione Siciliana ha del tutto dimenticato l’area del Belice. Non si può lasciare alla deriva un popolo e un territorio che hanno dimostrato negli anni produttività, e che hanno bisogno di una opportunità per rinascere, per camminare sulle proprie gambe, per non desertificare i centri abitati e alimentare il fenomeno dell’emigrazione”.

 

Belice, 48 anni dopo il terremoto si parla ancora di ricostruzione… 2016-01-28T15:04:00+00:00