La meglio gioventù dell’imprenditoria catanese…. che non c’è più

C’era una volta la meglio gioventù dell’imprenditoria catanese. Giovani leoni rampanti, in grado di mostrare alla Sicilia e a tutta l’Italia la vitalità di una città troppo spesso data sull’orlo del baratro. Per loro, per questa generazione di trenta – quarantenni, la sfida era anche culturale, non solo imprenditoriale, e aveva un valore di grande riscatto non solo rispetto ai tanti luoghi comuni sulla capacità dei siciliani di fare impresa, ma anche sulle vicende criminali di Catania, quando alla parola “lavoro” si associava la parola “cavalieri”, e il pensiero correva a quella mafia imprenditoriale all’ombra dell’Etna che così bene aveva raccontato Pippo Fava con la sua squadra de “I Siciliani”.

C’era una volta questa meglio gioventù, dunque. E adesso? E adesso questa classe imprenditoriale sta scomparendo, sotto il peso dei suoi errori e delle inchieste giudiziarie che l’hanno travolta. L’ultimo, in ordine di tempo, è Antonio Pulvirenti. L’uomo del Catania Calcio, di Fortè, ma soprattutto di WindJet, la compagnia low cost che per un momento aveva fatto sognare ai catanesi di poter sfidare i grandi colossi del cielo d’Europa. Pulvirenti è stato arrestato questa mattina per bancarotta fraudolenta. Dieci anni fa era per Capital l’imprenditore dell’anno. Nel 2013 gli venivano consegnati in pompa magna le chiavi della città di Catania, per i traguardi raggiunti. Sembra passato un secolo.

E sembra passato un secolo da quando la premiata coppia Mimmo Costanzo – Salvatore Bosco avanzava con la Tecnis nei grandi cantieri di mezza Italia: anelli ferroviari, metropolitane, autostrade. Anche lì, un modello di fare impresa che voleva essere innovativo, voleva parlare il linguaggio del merito e della legalità, con la ribellione al racket benedetta dal pezzo da novanta della politica catanese, Anna Finocchiaro. Oggi non solo Costanzo e Bosco sono agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti per gli appalti all’Anas, ma la Tecnis vive giorni difficilissimi.

C’era una volta la meglio gioventù dell’imprenditoria catanese, oggi sembra finita in gran parte in disgrazia. Tutti fermati all’apice del successo, quando le storie cominciavano a diventare importanti, ad avere ricadute su un territorio bisognoso di speranza, a rovesciare tavoli ed equilibri. Come avvenuto purtroppo troppo spesso nella storia della Sicilia. Forse è la rivincita di Mastro Don Gesualdo, il protagonista di una più delle più popolari novelle di Giovanni Verga, l’uomo che muore attaccato alla sua “roba” fino all’ultimo. Gretto materialismo? No, invece, ci aveva visto lungo: nel suo essere così dentro al suo microcosmo siciliano, come  tutti i personaggi verghiani, nel suo desiderio di accumulo e accumulo e accumulo fine a se stesso Mastro Don Gesualdo è un vincitore. E’ morto con gli occhi pieni, senza ambizioni di strafare, solo possedere, e comunque, non l’hanno messo dentro…

 

La meglio gioventù dell’imprenditoria catanese…. che non c’è più 2016-01-29T11:55:40+00:00