L’Unione Europea riconosce: “La Sicilia è un’isola”. Un’ovvietà? No…

L’Unione Europea finalmente riconosce: “La Sicilia è un isola”. Ed è bagnata dal mare, potremmo aggiungere. Sembra un’ovvietà, in realtà, nella stramba burocrazia di Bruxelles, è una grande conquista. E tra l’altro siamo in buona compagnia. La condizione di insularità è stata riconosciuta anche per la Sardegna.  Questo signifca che govranno essere destinati finanziamenti specifici per le due Regioni che compensino gli svantaggi legati alla condizione di insularità.

La risoluzione, proposta dall’europarlamentare del Ppe Salvatore Cicu e sostenuta da Michela Giuffrida (Socialisti e democratici), da Verdi, Sinistra Unitaria e Cinquestelle, è stata votata con 495 voti a favore su 693 votanti.

Per Cicu, “è un voto storico per Sicilia e Sardegnache vedono finalmente per la prima volta rappresentata la vertenza insularità a livello europeo. Adesso le condizioni di svantaggio in cui le due regioni versano, sono un dato concreto che si tradurrà in nuove risorse, più opportunità, più diritti. Grazie alla decisione votata a larga maggioranza si potranno facilmente superare gli ostacoli normativi posti dal regime di libera concorrenza rispetto al principio della continuità territoriale: il sistema dei trasporti di Sicilia e Sardegna, per esempio, potrà finalmente godere dei benefici economici necessari per colmare un oggettivo gap geografico, senza incorrere nei divieti Ue”.

Salvatore Cicu ha scritto al commissario alle Politiche regionali, Corinna Cretu, chiedendo un incontro per accendere i riflettori su Sicilia e Sardegna e per varare politiche concrete in favore delle due isole. “Le compagnie low cost scappano dalle isole – ha dichiarato l’europarlamentare – e con esse anche le multinazionali. Questo significa la mancanza di una continuità territoriale, ma significa anche la mancanza di una possibilità di concorrenza rispetto al prezzo dell’energia. Le isole non possono, con le loro piccole e medie imprese, raggiungere il processo di internazionalizzazione che servirebbe per accrescere la loro competitività, perché vivono un contesto strategicamente abbandonato. Per questo credo che sia fondamentale capire che, quando si parla di trasporto merci e persone, si debba prendere atto dell’esistenza di un monopolio delle compagnie. E quando si parla di sistema turistico, oggi non esiste una politica di destagionalizzazione. Tutto ciò significa che le isole non hanno finanziamenti dedicati”.

Secondo Cicu, “i regolamenti di cui oggi l’Europa parla sono deboli e sono sicuramente da rivedere, da valutare e da rafforzare. Occorre allora rivedere gli obiettivi strategici che la Commissione dedica ai territori insulari, predisponendo un impegno più forte rispetto al quadro strategico della futura programmazione”. “Si parta dunque – dichiara Cicu – dall’articolo 174 che c’è, esiste, e riconoscerebbe dei diritti importanti, ancora oggi inapplicati. Ora mi aspetto che Crocetta, Pigliaru e Renzi possano raccogliere la mia sollecitazione inviata in questi giorni dando un segnale ad una battaglia che richiama la coesione di tutti”.

“Governo regionale e nazionale aprano una discussione per abbattere i costi della mobilità e creare zone franche con la fiscalità compensativa. Ora Palazzo Chigi e Palazzo d’Orleans non hanno alibi. Si faccia leva sulla decisione del Parlamento Ue per abbattere significativamente i costi delle tratte marittime, ferroviarie e aeree. E si attui la fiscalità compensativa con la creazione di zone franche”. Così il segretario della Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo, dopo l’approvazione a Strasburgo, stamani, della risoluzione che riconosce la ‘condizione di insularità’ di Sicilia e Sardegna. Con la decisione del Parlamento Ue, commenta la Cisl, “cambia potenzialmente tutto”. In pratica, si aprono “scenari di notevole interesse” dato che lo svantaggio in cui le regioni insulari versano non è più, ora, mera enunciazione di principio. “Da oggi – sottolinea la Cisl – c’è un atto formale di cui i governi regionale e nazionale dovranno tener conto”. Perché il principio della continuità territoriale, nonostante tanti buoni propositi, non è mai stato attuato con tutto quello che questo ha comportato in termini di freno allo sviluppo. E quanto alla leva fiscale, fin qui è stata, di fatto, “mera risposta al bisogno di cassa più che strumento di politica economica e sociale”. “Il caso dell’Irlanda – aggiunge Milazzo – testimonia che un regime fiscale avvantaggiato in forza del disagio che si compensa, innesca un circuito virtuoso di nuove imprese, nuova occupazione e crescita produttiva”. La Sicilia ha le stesse potenzialità dell’Irlanda, sottolinea la Cisl, con la differenza che, proprio per la sua posizione geografica, potrebbe essere piattaforma strategica europea nel Mediterraneo. Insomma, Palermo e Roma non hanno più alibi. “I governi regionale e nazionale aprano, con il contributo delle forze sociali, una discussione che dia seguito alla decisione del Parlamento Ue”.

 

L’Unione Europea riconosce: “La Sicilia è un’isola”. Un’ovvietà? No… 2016-02-05T11:16:59+00:00