Olio tunisino, l’accordo che nessuno vuole ma va avanti come un treno

Bruxelles – L’appuntamento ormai è per il 25 febbraio, giorno in cui a Bruxelles si riunirà in sessione plenaria il Parlamento europeo con all’ordine del giorno, tra le altre cose, un punto che sta creando non pochi problemi nella delegazione italiana di destra e di sinistra: l’accordo che consente alla Tunisia di importante una quantità aggiuntiva di olio nel nostro Paese pari a 35mila tonnellate l’anno per due anni.

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Michela Giuffrida

Un accordo che, ha denunciato in più occasioni l’eurodeputata del Pd Michela Giuffrida, rischia di mettere in ginocchio la nostra agricoltura e in particolare i produttori di olio di Sicilia, Puglia e Calabria. Sulla questione il gruppo del Pd non è affatto compatto, anzi. C’è chi sostiene che si può trovare una mediazione tra chi si oppone all’accordo e chi invece lo sostiene allineandosi con le posizioni del commissario europeo Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza: in questo caso le ipotesi su cui lavorando gli eurodeputati sono quelle di ridurre la quantità di importazione e di verificare dopo un anno quale è stata l’incidenza delle nuove importazioni sul mercato italiano.
Il dibattito all’interno del gruppo del Pd è serrato e a qualcuno non è affatto piaciuta la dichiarazione fatta dal nostro ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina che lunedì al consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura Bruxelles ha rappresentato la posizione (critica) del governo italiano facendo propria l’interrogazione sul tema presentata da Michela Giuffrida. Due i temi trattati dal ministro in quella sede: il primo riguarda l’accordo sull’olio che deve ancora avere il via libera da Parlamento e Consiglio dei ministri europei. Il secondo è quello che riguarda la crisi del comparto del pomodorino di Pachino che sta soccombendo a causa dell’aumento di import di pomodorino dal Marocco così come previsto dall’Accordo Euromediterraneo che risale al 2012: in questo caso Martina chiede che scatti la clausola di salvaguardia per tutelare gli imprenditori siciliani che hanno visto crollare il prezzo del prodotto da 0,70 a 0,30 centesimi e molti di loro hanno persino rinunciato a fare la raccolta.
Sull’olio Martina è stato chiaro: «Chiedo alla Commissione di rivedere la decisione sull’aumento di 35mila tonnellate dell’importazione in Europa di olio dalla Tunisia. Le modalità con cui si sta affrontando la questione non ci convincono e il rischio che questa scelta diventi persino strutturale non può essere da noi avvallata. Peraltro risultano evidenti anche le forti perplessità sull’effettivo impatto di questa misura nel paese nordafricano».
Per il governo italiano «occorrerebbe invece lavorare di più per accordi di cooperazione focalizzati sulla promozione di soluzioni innovative per sostenere le produzioni agricole e alimentari nei paesi del mediterraneo. Ci sono buoni esempi come il partenariato per la ricerca (progetto Prima) che ci indicano concretamente strade alternative a scelte come quelle intraprese con l’aumento dell’importazione di olio».
Pronta la risposta da parte della Commissione. A parlare il portavoce del commissario all’Agricoltura Daniel Rosario: «La commissione ha risposto al bisogno di un partner molto importante che affronta dei problemi economici molto acuti soprattutto dopo gli attacchi terroristi contro la sua industria del turismo. Quello che ha fatto l’esecutivo è di aumentare temporaneamente e in maniera limitata la quota di importazioni di olio, per due anni. Secondo tutte le valutazione della Commissione che dello stesso mercato dell’olio di oliva europeo, questo aumento non avrà un impatto negativo per il settore». Dichiarazioni che ovviamente non rassicurano nessuno. Dice Michela Giuffrida: «Rivedere la decisione della Commissione europea sull’import senza dazi di ulteriori quantitativi di olio della Tunisia è ciò che sostengo da sempre opponendomi anche a chi preferiva invece dimezzare il quantitativo previsto limitandolo ad un anno soltanto. Condividendo appieno lo spirito di solidarietà per il quale è stato pensato, sono però convinta che si debbano trovare altre soluzioni per accordi di cooperazione che siano effettivamente utili a risollevare l’economia tunisina». Tesi peraltro portata avanti anche dalle Organizzazioni non governative italiane che operano in Tunisia. E l’ex ministro italiano e oggi eurodeputato Paolo De Castro mette in guardia da altri pericoli: «Dichiarare che questa misura non avrà alcun impatto negativo sui produttori europei non é condivisibile visto che, fino ad ora, non siamo a conoscenza di studi approfonditi su questo aspetto». Secondo De Castro «il rischio reale di questa operazione è quello di fornire la possibilità a qualche produttore europeo poco trasparente di modificare nazionalità al prodotto e riesportarlo come olio italiano, spagnolo, greco, ecc.», quindi «se un’azione che nasce come volontà di supportare un Paese in difficoltà si trasforma in danno per la nostra agricoltura, non possiamo sostenerla».
Se ne riparlerà, ovviamente. E la prima occasione utile si presenta proprio a Palermo: sabato il ministro Martina sarà presente alla manifestazione “Orizzonti di sviluppo – Mare Terra” promossa da Regione Sicilia – Assessorato Regionale Agricoltura e Pesca e Ministero per le Politiche Agricole, per presentare il nuovo PSR (Programma di Sviluppo Rurale) e il nuovo Feamp (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca) 2014/2020, finanziati rispettivamente con 2 miliardi e 200 milioni di euro e 150 milioni di euro di fondi europei. Oltre al ministro interverranno Rosario Crocetta, presidente della Regione siciliana e Antonello Cracolici, assessore regionale all’Agricoltura.

Olio tunisino, l’accordo che nessuno vuole ma va avanti come un treno 2016-02-18T12:22:40+00:00