Matteo Messina Denaro, vanno alla sbarra i suoi “postini”

 Matteo Messina Denaro, vanno alla sbarra i suoi “postini”. Sono stati rinviati a giudizio dal gup di Palermo Walter Turturici quattro delle undici persone coinvolte nell’operazione antimafia “Ermes” del 3 agosto 2015. Il processo si terrà davanti il Tribunale di Marsala. Prima udienza: il prossimo 22 aprile. Ad essere processati saranno Sergio Giglio, 46 anni, allevatore di Salemi, pregiudicato, Ugo Di Leonardo, di 74, ex geometra del Comune di Santa Ninfa, incensurato, Giovanni Mattarella, di 50, commerciante e “uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Mazara, e Leonardo Agueci, di 28, ragioniere, incensurato, di Gibellina. Dei quattro, solo Giglio è ancora in carcere, mentre Di Leonardo è ai domiciliari. L’accusa è quella di aver fatto parte della rete di favoreggiatori di Matteo Messina Denaro con il compito di smistare i “pizzini” con i quali il boss latitante comunica con gli altri mafiosi. Coinvolti nella stessa indagine, hanno, invece, chiesto di essere processati con rito abbreviato Vito Gondola, 78 anni, allevatore, “reggente” del mandamento di Mazara del Vallo, suocero di Mattarella, Michele Gucciardi, di 62, imprenditore agricolo, ritenuto capo della “famiglia” di Salemi, Giovanni Domenico Scimonelli, di 48, “uomo d’onore” di Partanna, Pietro e Vincenzo Giambalvo, della “famiglia” di Santa Ninfa, di 77 e 38 anni, Giovanni Loretta, di 43, di Mazara del Vallo, e Michele Terranova, di 46, di Salemi, allevatore, incensurato. Le prime udienze dell’abbreviato sono state fissate per il 4 e il 18 marzo.

A coordinare indagini di polizia e carabinieri del Ros sono stati i pm della Dda Carlo Marzella e Paolo Guido, che sosterranno l’accusa sia nel processo ordinario davanti il tribunale di Marsala, che nell’abbreviato davanti al gup Turturici. Dalle indagini è emerso che lo smistamento dei bigliettini avveniva in due masserie nelle campagne di Mazara e Campobello di Mazara, rispettivamente di proprietà di Vito Gondola e Michele Terranova. Gli inquirenti, che tenevano sotto controllo la zona, hanno accertato che i bigliettini, che erano smistati durante i summit, venivano nascosti sotto terra. Solo al termine delle riunioni i “collettori” li andavano a prendere e li consegnavano ai destinatari. I “pizzini” erano ripiegati e chiusi con del nastro adesivo. Rigide le regole imposte sulla comunicazione: i messaggi dovevano essere letti e distrutti e le risposte dovevano giungere entro termini prefissati, al massimo 15 giorni. L’indagine “Ermes” è stata la naturale prosecuzione di “Golem I e II” e “Eden I e II”, che avevano già colpito la rete di fiancheggiatori e parenti del latitante più noto di Cosa Nostra. La masseria-ovile centro di smistamento dei pizzini è stata tenuta sotto controllo giorno e notte con sofisticatissime telecamere piazzate sugli alberi e con registratori nascosti sotto terra. Le intercettazioni hanno svelato che era Gondola ad occuparsi della distribuzione dei biglietti arrivati dal latitante. Destinatari, una rete di dieci persone. E in attesa della consegna, il vecchio mafioso nascondeva i pizzini sotto un masso.

Già nella precedente udienza il gup aveva ammesso come parti civili i Comuni di Castelvetrano e Salemi, l’associazione antiracket “Paolo Borsellino onlus” di Marsala, l’Antiracket e Confindustria Trapani, l’Antiracket alcamese e il Centro studi “Pio La Torre”. Non ammesso, per un problema formale, il Comune di Santa Ninfa.

Matteo Messina Denaro, vanno alla sbarra i suoi “postini” 2016-02-19T09:40:15+00:00