Clan Messina Denaro, confisca da 1,2 milioni di euro per Vito Signorello

A Castelvetrano è stato  eseguito un decreto di confisca emesso dal tribunale di Trapani di un  immobile per un valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro  (49 vani adibiti ad uffici in via Mazzini, nei pressi del centro storico) riconducibile a Vito Signorello, arrestato dai carabinieri del R.o.s. e del comando provinciale di Trapani nel dicembre del 2011 e condannato successivamente per associazione mafiosa.

Calciatore e insegnante di educazione fisica,  nel 1998 venne arrestato nel corso dell’operazione “Progetto Belice”, le intercettazioni rilevano la sua devozione per il superboss Matteo Messina Denaro, divisa tra il sogno di diventare “tutta una cosa” con lui e la partecipazione agli attentati incendiari.

Ah, se potessi incontrarlo, anche solo per pochi minuti”, confidava agli “amici”. Magari avrebbe potuto “portarlo in giro con la moto per fargli prendere un poco d’aria”. Le microspie registravano tutto, compresa la sua promessa di impegnarsi di più per Cosa nostra: “Appena chiudono le scuole  lavorerò a tempo pieno per aiutare i latitanti…”.

Una volta fuori dal carcere Signorello ha continuato ad offrire la propria piena disponibilità per tutte le esigenze della famiglia mafiosa, eseguendo gli ordini dell’anziano boss Leonardo Bonafede.

A lui si rivolge infatti per ottenere l’autorizzazione ad interrompere il proprio rapporto con la moglie ed intraprendere una convivenza con un’altra donna. Una richiesta già avanzata molti anni fa, che però aveva avuto esito negativo e che viene riformulata nel 2006. In quel periodo però Leonardo Bonafede è in carcere e visto che, dato il suo spessore in Cosa nostra, la sua corrispondenza è controllata, Vito Signorello si rivolge al genero di questi, Salvatore Gentile, anch’egli in carcere, ma con il quale sarebbe stato più semplice intrattenere una corrispondenza riservata. Anche quella però è controllata e gli inquirenti la leggono: “… Vorrei andare ad abitare da solo, ma posso? Rispondimi”.

Io giovedì saprò tutto” diceva Vito Signorello alla donna con cui avrebbe voluto convivere, in una telefonata intercettata nell’ottobre seguente, dalla quale emergeva chiaramente, secondo gli investigatori, che la relazione sarebbe potuta proseguire soltanto se autorizzata dal Bonafede.

Alla fine il patriarca dice sì. Lui si separa dalla moglie e si trasferisce in un’abitazione rurale. Pochi mesi dopo però, nel 2007, la relazione si conclude per decisione della ragazza.

 

Scrivono i Carabinieri in una nota:

La confisca operata dai carabinieri del ROS e del comando provinciale di Trapani  completa un percorso investigativo che aveva individuato un mega-patrimonio accumulato da Cosa Nostra (in particolare dall’entourage di Matteo Messina Denaro) comprendente aziende olearie, imprese, abitazioni, terreni e numerosi rapporti bancari.

Le indagini si conclusero nell’ottobre del 2013 con il sequestro di beni per un valore di 38 milioni di euro nell’ambito dell’operazione “Campus Belli”.

I carabinieri avevano anche documentato gli assetti e le attività criminali della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, storicamente tra le più attive del mandamento di Castelvetrano, nonché la conflittualità interna tra Leonardo Bonafede e Francesco Luppino.

Era emerso come Luppino, forte  del  sostegno  ricevuto   da   Matteo  Messina Denaro,  avesse cercato di ampliare il proprio potere all’interno della organizzazione criminale, con l’obiettivo di contendere al Bonafede la leadership della famiglia campobellese.

La confisca di oggi rappresenta un altro duro colpo al mandamento di Castelvetrano e rientra, a pieno titolo, nelle complesse indagini finalizzate alla ricerca del super-latitante Matteo Messina Denaro.

Clan Messina Denaro, confisca da 1,2 milioni di euro per Vito Signorello 2016-02-20T12:31:18+00:00