Mafia e appalti, sequestro da 1,5 miliardi per Bosco e Costanzo

Mafia e appalti, sequestrate le azioni Tecnis e Cogip. I carabinieri del Ros stanno eseguendo, in provincia di Catania, un provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale che ha disposto l’amministrazione giudiziaria delle società Tecnis Spa, Artemis Spa e Cogip Holding Srl e il sequestro delle relative quote e azioni per un valore di oltre un miliardo e mezzo di euro. L’intervento è stato richiesto dalla procura distrettuale antimafia di Catania.

L’operazione – riferisce un comunicato – colpisce tre importanti società del gruppo imprenditoriale Costanzo-Bosco Lo Giudice, attive nel settore della realizzazione di grandi opere infrastrutturali sia in Italia sia all’estero.

Il provvedimento scaturisce da diverse attività investigative del Ros che hanno documentato, nel tempo, l’asservimento del gruppo imprenditoriale alla famiglia catanese di Cosa nostra, alla quale sono state garantite ingenti risorse economiche ed è stata consentita l’infiltrazione del redditizio settore degli appalti pubblici.

Loro si sono detti sempre estranei, addirittura “vittime”, non solo di Cosa nostra, basti pensare che Mimmo Costanzo ha denunciato e fatto arrestare una pattuglia di affiliati alla ‘ndrangheta che chiedevano il pizzo sulla Salerno ­Reggio Calabria. Ma è nei meandri del clan Santapaola che i carabinieri cercano le radici di quei contatti, rapporti documentati da intercettazioni e appostamenti, che collegherebbero Catania con Palermo. I carabinieri del Ros inoltre ipotizzano l’esistenza di un messa a posto che doveva essere corrisposta da Concetto Bosco ad esponenti della famiglia mafiosa di Corleone per dei lavori svolti in quel territorio.

Mimmo Costanzo e Concetto Bosco, soci dal 1997, anno in cui nasce Tecnis, sono considerati tra gli imprenditori catanesi di maggior rilievo.

In Sicilia le loro aziende stanno o hanno eseguito vari lavori: tra cui gli Interporti di Catania e Palermo e le costruzioni delle banchine del porto di Tremestieri a Messina e le metropolitane di Palermo e Catania e con un progetto di finanza la Catania-Ragusa che è stata già appaltata.

Negli anni novanta Mimmo Costanzo è stato chiamato da Enzo Bianco nella giunta municipale di Catania in cui ha rivestito il ruolo di assessore comunale. Sino al suo arresto faceva parte del consiglio direttivo di Confindustria Catania.

Concetto Bosco, ingegnere, faceva parte dell’Ance costruttori. Nel 1997 hanno fondato la Tecnis una spa specializzata nella costruzione di grandi infrastrutture in tutta Italia. Tutti e due sono volti noti anche per le loro battaglie contro il racket delle estorsioni. 

Il loro arresto, lo scorso autunno, ha messo a serio rischio la prosecuzione di importanti lavori pubblici a Palermo. La Tecnis, infatti, è impegnata in due cantieri in città, la cui storia è molto controversa.

Il primo cantiere riguarda la realizzazione dell’anello ferroviario da Giachery al Politeama per un importo di 154 milioni di euro. I lavori sono partiti appena un anno fa nonostante fossero stati appaltati nel 2007. Un lungo contenzioso tra Tecnis e Salini, secondo classificata nella gara, un ricorso, la denuncia di costi sottostimati da parte di Bosco Lo Giudice, misero in stop per anni l’opera, partita faticosamente e solo dopo una sentenza del Consiglio di Stato.

L’altro appalto che vede coinvolta Tecnis è quello dei lavori di disinquinamento della fascia costiera di Palermo dall’Acquasanta al Fiume Oreto. Un’opera da 15 milioni di euro, per la quale i problemi sono stati non pochi: partita a stento a seguito dell’ultimatum del vicesindaco Arcuri, i lavori sono stati poi ceduti alla consociata Sikelia ma sono stati stoppati più volte dopo il ritrovamento di reperti archeologici al Foro Italico.

La Tecnis è stata in prima fila nella realizzazione di fondamentali infrastrutture, anche quelle, finite nell’occhio del ciclone: un lotto del viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, lo stesso balzato agli onori della cronaca per essere franato appena una settimana dopo l’inaugurazione.

Il giro d’affari per la Tecnis è stato stimato attorno agli 800 milioni di euro l’anno. Un’impresa che andava a gonfie vele, la prima del settore nel sud Italia.

Lo scorso autunno i due imprenditori catanesi  finiscono nell’inchiesta ‘Dama Nera’ con cui la Procura di Roma il 22 ottobre 2015 indaga sugli appalti truccati all’Anas, l’ente nazionale strade. Fulcro degli episodi di corruzione, secondo l’accusa, sarebbero stati proprio i due imprenditori catanesi Costanzo e Bosco

Al centro dell’indagine ci sono la Tecnis SpA e la Cogip Infrastrutture SpA entrambe società riferibili ai due imprenditori e con sede a Tremestieri Etneo.

Secondo i finanzieri sarebbero stati documentati sei diversi pagamenti di probabili tangenti per almeno 150 mila euro da dicembre 2014 ad agosto 2015 legate all’autorizzazione che Costanzo e Bosco avevano chiesto all’Anas per cedere l’appalto da 145 milioni di euro per la costruzione  della variante di Morbegno dallo svincolo di Fuentes a quello del Tartano in Lombardia. Costanzo e Bosco avevano intenzione di cedere il ramo d’azienda (in realtà, come detto, l’appalto), relativo alla realizzazionedella Variante di Morbegno, in favore di un’altra società con sede a Sondrio, cessione condizionata all’autorizzazione dell’appaltante, l’Anas, attraverso la cosiddetta presa d’atto.

Mafia e appalti, sequestro da 1,5 miliardi per Bosco e Costanzo 2016-02-23T10:50:24+00:00