Il Gruppo 6GDO, la più grande srl siciliana. Confiscata alla mafia, fatta fallire dallo Stato

Alessandro D’Angelo, ex lavoratore del Gruppo 6GDO di Castelvetrano, il colosso della grande distribuzione in provincia di Trapani con sede a Castelvetrano che apparteneva a Giuseppe Grigoli, poi condannato per mafia in quanto ritenuto socio, più che prestanome, di Matteo Messina Denaro. Scattano i meccanismi del sequestro e poi della confisca, viene sequestrato questo colosso immenso che comprende non solo la centrale di distribuzione ma anche tanti supermercati e delle società collegate che facevano parte del gruppo. Il sequestro è del dicembre 2007, da allora su questa vicenda sono intervenuti, politici nazionali, sottosegretari, ministri, sindaci, ci sono state marce, picchetti e sit-in, ma fatto sta che la sintesi di questa vicenda è amara perché, passando dalle mani del mafioso a quelle dello Stato il Gruppo 6 GDO è andato incontro ad uno smembramento e parzialmente alla chiusura di molte attività e, infatti, oggi, molti degli ex dipendenti come lei sono senza lavoro. E’ cosi D’Angelo?

Come no, io sono senza lavoro dal luglio del 2014, quando l’azienda è stata dichiarata fallita. In realtà ero già senza lavoro da un anno prima, in quanto ero già in cassa integrazione perché l’azienda non produceva più utili ed eravamo già pronti a questa fine. Ci sono ancora 78 dipendenti che  sono in attesa di una collocazione perché l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati si è data questo obiettivo di ricollocare tutte le persone, ma ricollocarle in virtù della qualifica che si svolgeva all’interno del Gruppo 6 è molto difficile.

Alessandro D’Angelo, ci racconta cos’era il Gruppo 6 GDO prima che avvenisse il sequestro?

Io ho lavorato in questa azienda per otto anni, di cui sei anni e mezzo in amministrazione giudiziaria e un anno e mezzo con il signor Grigoli. Era una realtà unica in Sicilia…

Come viene assunto, fa forse parte di una famiglia mafiosa…? Quante volte gli avranno chiesto questa cosa?

Mi è stata detta tante volte questa cosa. Una delle cose che ha dato tanto fastidio a me e a tanti miei colleghi è che si faceva proprio questo esempio: chi era stato assunto da Grigoli era mafioso, chi dall’amministrazione giudiziaria era persona per bene. Io posso dire che Grigoli assumeva non perchè arrivavano pizzini ma perchè arrivavano curriculum con competenze specifiche. Io per esempio mi occupavo di contratti. Se andate a vedere qual è l’organico del Gruppo 6, sono persone onestissime, nessuno è stato coinvolto in nessuna inchiesta e ognuno veniva assunto per le proprie competenze.

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Stiamo parlando della parte apicale, della parte manageriale. A grandi linee lei quanto movimentava con il suo lavoro?

Io a grandi linee tra contratti, affitti attivi e passivi movimentavo circa trenta milioni di euro.

Le tremava mai la mano?

No assolutamente, era bellissimo, perchè facevo un lavoro fantastico; quando andavo ai meeting mi dicevano, ma tu sei uno dei più fortunati d’Italia, perchè gestire i contratti della grande distribuzione organizzata e gestire i contratti di affitti dei punti vendita è uno dei lavori più importanti del comparto della grande distribuzione.

Lei cosa faceva esattamente?

Io ero il tramite della centrale Despar a Bologna, dove andavo spesso, e Castelvetrano. I contratti con i grandi marchi non li facevamo noi. Io applicavo il contratto che veniva stipulato a Bologna e da questi si dovevano studiare la scontistica, budget, premi di fine anno, margini, ricavi promozionali e alla fine il programma di acquisto e di vendita dei prodotti si facevano in virtù di questi contratti.

Nel 2007 la 6GDO per cui lavorava era la Srl più grande in Sicilia.

Esatto, era la Srl più grande in Sicilia con 14 milioni e 500 mila euro di capitale sociale interamente versato. Una cosa che mi preme sottolineare è che la Gruppo 6, a prescindere da chi fosse al comando, perchè alla fine eravamo noi che lavoravamo là dentro, era la piattaforma distributiva che per redditività al metro quadrato esprimeva più fatturato.

Quanti supermercati avevate?

Nel 2007, tra Trapani, Agrigento e Palermo avevamo 54 supermercati, più una trentina di affiliati. Mi permetto di dire che la competenza e la professionalità di questa azienda era riconosciuta in tutta Italia. Da noi venivano persone da Bologna, da Milano, da Arezzo, per vedere il nostro metodo di lavoro.

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Ma veniva anche la Finanza?

Ma certo, eccome se veniva. Devo dire che l’ho vista solo nel periodo in cui non era in amministrazione giudiziaria, dal famoso 20 dicembre 2007 non ho visto più nessuno e la cosa che mi dispiace è questa.

Tra l’altro, aveva una stanza nei vostri locali?

Sì, c’era una stanza destinata a questi controlli come anche dell’Ispettorato del lavoro. Anche perché i controlli duravano giorni. 

Com’è che il Gruppo 6 GDO che funzionava benissimo, una volta arrivato l’amministratore giudiziario inizia a franare? Se era così solido non doveva andare bene comunque…

Innanzitutto, fare gli imprenditori non si fa dall’oggi al domani. Così come gestire i contratti non si fa impovvisando. Io mi reputo bravo nella gestione perchè ho avuto un maestro che è stato vent’anni nel Gruppo 6 che mi ha insegnato a farlo, mi ha passato i contratti e il modo come si facevano, così come tutti i colleghi buyer. Quando uno vuole fare l’imprenditore si alza la mattina alle 6 e finisce alla 10 di sera. Qui gli amministratori non si vedevano quasi mai. C’era il dottor Nicola Ribolla che era il capo degli amministratori che veniva il martedì, gli altri si alternavano. C’era un coadiutore giudiziario, una figura intermedia che si interfacciava tra noi dipendenti e l’amministrazione, e questo sta a dimostrare quando non c’è un vero controllo. I primi due anni l’azienda ha continuato a lavorare, poi sono cambiati i direttori commerciali, sono cambiati i buyer, sono cambiate tante cose, ed è iniziato il declino inesorabile, e noi dipendenti abbiamo cercato di fare delle riunioni ma non c’è stato nulla da fare.

Voi avete lanciato dei segnali, la risposta qual era?

Abbiamo avuto detto: “non preoccupatevi, voi fate i dipendenti”. L’arroganza di queste persone non ha eguali.

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Il Gruppo 6 GDO era guidato da Nicola Ribolla, commercialista che era nelle grazie dei tribunali, perchè aveva in cura anche le società di Nicastri, i cantieri navali a Termini Imerese e tante altre aziende, così non aveva nemmeno il tempo di seguire l’impresa.

Non potrò mai dimenticare una conferenza cui partecipò Sonia Alfano, allora eurodeputato, che disse: “Ho controllato gli incarichi di Ribolla, ha più incarichi lui che Mastrapasqua dell’Inps….”

In contemporanea alla fine dell’azienda si assiste al Tribunale di Marsala al processo a Giuseppe Grigoli che verrà condannato nel 2012. Lì, chiamato come testimone, l’amministratore giudiziario Nicola Ribolla dice: “Guardate che l’azienda non è affatto sana e tutto funzionava grazie allo sponsor Matteo Messina Denaro, tant’è che io vado dalle banche e mi dicono, lei non è il signor Grigoli e non possiamo aprire linee di credito”. Come commenta questa frase di Ribolla,  che ai tempi fece scalpore.

Secondo me, quel direttore di banca che ha detto no avrà avuto un premio dal suo superiore, perchè le altre banche hanno subito dei danni dal fallimento del Gruppo 6. Ci sono, infatti, dei debiti nei confronti delle banche.

Lei dice, la banca che disse di no, non era per la presenza o meno di Grigoli, ma per una questione di fiducia, perchè s’immaginava lo scenario.

E’ logico. Nel momento in cui è passata in amministrazione giudiziaria sono venuti a mancare gli apport da parte dei fornitori.

La mafia.

Ma quale mafia. L’azienda aveva sempre pagato tutti i fornitori, dal più grande al più piccolo, nel momento dell’amministrazione giudiziaria questi pagamenti sono andati via via scemando e questi fornitori hanno cominciato a tirarsi indietro. E’ chiaro che le banche ad un certo punto hanno difficoltà a dare credito…

Anche perchè, nel mondo della distribuzione, ci si conosce tutti e si sa chi è affidabile e chi no. Si capisce che ad un certo punto comnciò a girare la voce che il Gruppo 6 GDO non era più affidabile e questo comprometteva il vostro lavoro e soprattutto la stessa 6 GDO cominciò ad avere a che fare con persone che secondo voi non erano commercialmente affidabili.

E’ questo uno dei punti più delicati della vicenda. Gli amministratori giudiziari hanno portato dei clienti che poi si sono rilevati inaffidabili. Io e i miei colleghi, essendo persone oneste bbiamo denunciato queste cose. Dopo tante ricerche abbiamo trovato un avvocato di Biella, perchè non c’è stato un avvocato siciliano che si voleva occupare della cosa. Abbiamo presentato una denuncia/querela alla Procura di Caltanissetta, la stessa che indaga sul caso Saguto, ma la cosa che mi preme sottolineare è che noi nel 2014 abbiamo presentato una denuncia al Comando della Guardia di Finanza di Trapani, al Procuratore della Repubblica di Marsala, al Tribunale di Sorveglianza di Palermo, all’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, alla Commissione Regionale Antimafia e alla Commissione Nazionale Antimafia e non abbiamo mai avuto una risposta, siamo stati abbandonati dallo Stato.

 

Ad un certo punto, voi siete abbandonati, il Gruppo 6 inizia a franare e lo Stato interviene con Alfano e con il sottosegretario Mantovano per garantire fornitori e credito.

Ricordo che uno degli ultimi giorni mi chiamò un rappresentante di una delle più grosse aziende dell’agroalimentare e mi disse, Sandro devo parlare con te. Mi fece vedere questo protocollo d’intesa con il sottosegretario Mantovano, e mi chiese: “Dov’è lo Stato che mi garantiva che mi avrebbe dato i soldi?  Io in virtù di questa garanzia ho continuato a dare merce. Ora mi ritrovo con un buco di trecentomila euro”. Io risposi che non doveva parlare con me, ma con il dottor Ribolla.

Avete fatto denuncia sull’amministrazione giudiziaria in tempi non sospetti e nessuno vi ha mai risposto.

Nessuno non solo ha mai risposto, ma nessuno ha mai controllato. Il Tribunale delle Misure di Prevenzione  avrebbe dovuto avere ogni sei mesi una relazione da Ribolla perchè è  previsto dalla legge, ma che io sappia non ci sono mai state.

Quindi, in sei anni mancano 12 relazioni..

Se in questi anni ci fosse stato più controllo anche su queste persone, noi oggi saremmo al lavoro.

Perchè non ci sono stati controlli secondo lei?

Non glielo so dire, forse perchè lo Stato non controlla lo Stato. Noi siamo nel paradosso. Io sono un lavoratore posto in mobilità da un’azienda confiscata dallo Stato e fatta fallire dallo Stato. Nel momento in cui è stata dichiarata fallita era di proprietà dello Stato. Oggi mi sarebbe piaciuto venire qua e dire, oggi lo Stato ha saputo amministrare una cosa. E’ inutile dire, prima c’era la mafia e si lavorava e ora con lo Stato, rappresentate della legalità, non si lavora. Non è così. Il problema è che ci sono delle persone messe a gestire patrimoni dello Stato, e parlo degli amministratori giudiziari, messi lì non perchè sappiano fare qualcosa ma perchè conoscono qualcuno; sono persone che hanno incarichi perchè hanno amici  nelle Procure. Non sono degli imprenditori, sono persone che  hanno delle lauree con 110 e lode, ma poi messi fattivamente alla gestione di un’azienda non sono in grado di farlo. Ma sarà un caso se il 98% delle aziende in amministrazione giudiziaria fallisce? Ci sarà un motivo. Ci dobbiamo porre questo quesito, anzi, la magistratura deve porsi questa domanda.

La Commissione Antimafia di Rosy Bindi ha cominciato una serie di audizioni sull’antimafia. Magari potrebbe sentire anche voi.

Ho una richiesta di audizione, così come sono stato ascoltato dalla Commissione Cultura Formazione e Lavoro della Regione ma non è successo nulla. Il problema è che non si vuole aprire un altro caso, perchè il problema del Gruppo 6 è enorme; ha lasciato in mezzo alla strada 600 persone tra il CEDI e i punti vendita. Molti colleghi buyer hanno trovato lavoro ma moltissimi altri no. E noi continuiamo ad aspettare risposta dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e Sequestrati. Nell’ultima seduta pubblica sul tema del consiglio comunale a Castelvetrano, il Prefetto Leopoldo Falco ha detto che stanno provvedendo, anche se io sento dire questa frase da oltre un anno e mezzo. Dico che a giugno molti colleghi termineranno la mobilità e non avranno più questo sostentamento sociale.

Tra le tante lettere inascoltate ne avete inviata una in cui vi dicevate pronti a rilevarlo voi il CEDI.

Subito dopo il fallimento io ed altri quattro colleghi abbiamo firmato e inviato un business plan all’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, ed eravamo in rappresentanza di tutti i lavoratori del Gruppo 6, per rilevare il CEDI mettendo a disposizione la nostra mobilità. In quel momento l’azienda era con tutti i suoi camion, i magazzini e gli uffici. Ora, invece, dell’azienda non esiste più nulla. L’altro giorno sono andato scortato dalla guardia di Finanza, in virtù dell’esposto fatto, e ho visto che non c’è più nulla. Nel mio ex ufficio c’erano tutti i contratti per terra. Abbiamo chiesto di rilevare l’azienda e tra l’altro è la legge che lo prevede.

Quanti eravate?

Eravamo cento allora. Ognuno di noi riscattava la propria mobilità con circa un milione di euro, considerato che io e i miei colleghi avevamo pure parlato con le aziende, a cui avevamo detto che c’era questa opportunità, e ci era stato detto: “Se siete voi vi facciamo i fidi come una volta…”, ci avrebbero garantito i fidi per farci ripartire.

E su questa proposta?

Nulla, silenzio assoluto, anche perchè l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati aveva già iniziato a trattare con la SM, una società del Gruppo Sisa che ha rilevato molti punti vendita e dovrà rilevarne altri.

Questa vicenda è molto amara.

Amarissima, parlo dal punto di vista personale perchè io a 45 anni, assieme ad altri colleghi, abbiamo rinunciato al altre opportunità per lavorare con questa che era un’eccellenza nella grande distribuzione. Oggi sono amareggiato, perchè  io ci credo nella legalità, ma  paradossalmente ho visto più illegalità in sei anni e mezzo di amministrazione giudiziaria che non in un anno e mezzo, con la proprietà “mafiosa”.

Quale potrebbe essere un gesto concreto da parte dell’Agenzia dei Beni confiscati, della Procura di Caltanissetta o di qualche politico che potrebbe addolcire questa pillola che comunque è amara, perchè non è che si vedono granchè soluzioni. Vi prenderanno per stanchezza…

Dubito molto che ci sia qualche risvolto positivo. L’Italia è il Paese dove non si sa ancora chi ha piazzato la bomba a Piazza Fontana, Ustica lo stesso, non sappiamo nulla, non penso che qualcuno si interesserà a questa vicenda. Siamo stati dimenticati e lo siamo tuttora. Quando l’Assemblea Regionale ci fa un convocazione il 25 marzo del 2014 e dopo un anno aspettiamo, e dopo due anni ancora non siamo stati riconvocati, è triste ….. Io e miei colleghi continueremo comunque a lottare fin quando non avremo giustizia, fin quando non avremo un lavoro.

Il Gruppo 6GDO, la più grande srl siciliana. Confiscata alla mafia, fatta fallire dallo Stato 2016-02-28T15:57:45+00:00