Mafia, le nuove strategie di Cosa nostra nella relazione della Dia

“Le indagini su Cosa nostra dimostrano il continuo e costante tentativo di ristrutturare e fare risorgere le strutture centrali di governo dell’organizzazione criminale, in particolare la commissione provinciale di Cosa nostra di Palermo, quale indispensabile organo di direzione dell’intera organizzazione mafiosa”. Lo scrive la Direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale. La Dna conferma che “la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l’organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria”. A tenere in vita Cosa nostra è soprattutto il “rispetto delle regole” sia sotto il profilo delle affiliazioni dei nuovi componenti, che di quelle che regolano la gestione dei territori. “Le indagini – prosegue la Dna – confermano anche la costante fibrillazione dell’organizzazione che oggettivamente versa in una situazione di crisi. Va segnalato che l’assenza, in Cosa Nostra palermitana, di personaggi di particolare carisma criminale in libertà, non ha riproposto la violenta contrapposizione interna tra famiglie e mandamenti del passato. Allo stato deve piuttosto registrarsi una cooperazione di tipo orizzontale tra le famiglie mafiose della città di Palermo, volta a garantire la continuità della vita dell’organizzazione ed i suoi affari. Tra questi in particolare devono segnalarsi un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei ‘giochi’, sia di natura legale che illegale”.
Il contrasto alle mafie deve diventare una priorità dello Stato, se dobbiamo convivere con le mafie rassegniamoci a questo, ma noi non ci rassegniamo”. Lo ha detto il procuratore antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, presentando la relazione annuale della DIA, soffermandosi sui costi della lotta alle mafie. “Abbiamo i margini per poterla contrastare”,ha concluso.  “Io dico la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo devono rappresentare la priorità dell’azione di ogni governo. Solo se c’è priorità non ci sono limiti di spesa. Mi rendo conto che in momenti difficile è difficile parlare di investimenti ma se non si investe adeguatamente il problema non si risolve”.

«Dalla cattura di Provenzano in poi, Cosa Nostra, superata la fase caratterizzata dalla cosiddetta strategia della «sommersione» vive, e continua ancora oggi a vivere, una fase di transizione, non soltanto sotto il profilo della scelta di una nuova leadership ma anche sotto il profilo della ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative». E’ quanto si legge nella Relazione della Direzione nazionale antimafia, presentata oggi. «La citta’ di Palermo e’ e rimane il luogo in cui» Cosa Nostra «esprime al massimo la propria vitalita’ sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attivita’ di repressione continuamente svolta dall’autorita’ giudiziaria e dalla polizia giudiziaria. Le indagini dimostrano peraltro il continuo e costante tentativo di ristrutturare e fare risorgere le strutture centrali di governo dell’organizzazione criminale, in particolare la commissione provinciale di Cosa nostra di Palermo, quale indispensabile organo di direzione dell’intera organizzazione mafiosa».

L’organizzazione mafiosa Cosa nostra è forte e non si arrende, anche grazie al ritorno al potere degli scarcerati che vanno a sostituire i boss di grosso calibro, mantenendo comunque gli equilibri all’interno delle famiglie mafiose. Lo dice la Direzione nazionale antimafia chiedendosi se “il legislatore non debba approntare, per le ipotesi accertate di reiterazione, un meccanismo sanzionatorio particolarmente rigoroso per escludere per un non breve periodo di tempo dal circuito criminale quegli appartenenti all’organizzazione mafiosa che dopo una prima condanna, tornino a delinquere reiterando in tal modo la capacità criminale propria e dell’organizzazione”. La Dna osserva, infatti, che Cosa nostra“ha attraversato e superato, sia pure non senza conseguenze sulla sua operatività, il difficile momento storico dovuto alla fruttuosa opera di contrasto dello Stato ed aver recuperato un suo equilibrio. Una tale pervicace ostinazione di Cosa Nostra impone che non vi sia alcun calo di tensione nella lotta al fenomeno mafioso e che l’azione di contrasto sia massimamente tempestiva e serrata. Il fattore tempo, in questa materia, ha una importanza determinante”.

“L’arresto di Matteo Messina Denaro non puo’ che costituire una priorita’ assoluta ritenendosi che, nella descritta situazione di difficolta’ di Cosa Nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, cosi’ importanti in questi luoghi, un danno enorme per l’organizzazione”. E’ quanto si legge nella Relazione della Direzione nazionale antimafia. Per la Dna Matteo Messina Denaro e’ “il rappresentante provinciale di Trapani” il quale “preferisce indirizzare i propri interessi verso forme di guadagno e di reinvestimento apparentemente lecite, manifestando grande capacita’ di diversificazione dei suoi interessi verso forme nuove di investimento”.

Mafia, le nuove strategie di Cosa nostra nella relazione della Dia 2016-03-03T06:53:03+00:00