Messina e il fallimento della Metroferrovia

Nei numeri è un fallimento, con 28 corse giornaliere e un costo di percorrenza di circa 200 mila euro l’anno per servire in media appena 20 viaggiatori a corsa. La Metroferrovia, doveva risolvere i problema di mobilità urbana, specie nella zona sud di Messina, ma dopo dieci anni il servizio non riesce a decollare. Gestita da Trenitalia, sulla linea Messina Catania Siracusa, l’infrastruttura costata 20 milioni di euro, sfrutta il doppio binario di Rfi per 16 Km nel tratto compreso tra le stazioni di Messina e Giampilieri. Il servizio sub urbano che potenzialmente può servire un area di 60 mila abitanti, finanziato nel 2006 e inaugurato nel 2009, non si è mai integrato nei piani di mobilità sostenibile, funzionando sempre in modo discontinuo: fu interrotto ad ottobre del 2009, riattivato nel 2010 con 16 corse ma gradualmente depotenziato fino alle quattro corse giornaliere degli ultimi anni. A dicembre quando furono avviate le 28 corse si pensò che finalmente si prospettasse un servizio utile a decongestionare la statale 114, invece dopo quattro mesi, il bilancio è sconfortante perché a utilizzare la linea ferrata da e per i villaggi della zona sud sono veramente in pochi. L’impegno per la metroferrovia sottoscritto dalla Regione Sicilia di un milione e 200 mila euro, prevede 14 corse giornaliere da e per Giampilieri. Ma lo studio effettuato dall’Orsa trasporti rileva come l’80% di quei treni viaggi con meno di 10 persone. Solo poche corse, quelle delle 6.40 e delle 7.42 da Giampilieri e delle 13.45 e delle 14.45 da Messina presentano numeri più alti, che comunque non superano la media di 40 utenti. Un fallimento annunciato, secondo Michele Barresi segretario dell’Orsa, a causa della mancanza di qualsiasi forma di integrazione con l’Atm. “Nei buoni propositi di questa Amministrazione la Metroferrovia è stata sempre indicata come asse portante e nevralgico a sud del futuro piano di mobilità urbano cittadino e persino nel contesto dell’intera mobilità dell’area dello Stretto –dice Barresi. Ma è evidente l’inerzia dimostrata nel porre in essere persino il necessario confronto con le Ferrovie per la stipula di un biglietto integrato e l’assenza nel piano d’esercizio dell’Atm dei collegamenti a pettine nelle stazioni con i bus provenienti dai villaggi. E indispensabile che il biglietto integrato includa anche i parcheggi di interscambio che in questo momento sono chiusi e nel completo degrado”. In realtà l’Amministrazione, tra le cose realizzate mette la partecipazione ad Efisio, Finanziare città intelligenti, un progetto di rete che vede coinvolta Messina (quale capofila) con Reggio Calabria e Catania. L’obiettivo è la realizzazione di un sistema di infomobilità integrato, multivettore che consenta al cittadino di conoscere in tempo reale la migliore soluzione per raggiungere due punti all’interno del corridoio Reggio – Messina – Catania. Il sistema dovrebbe garantire anche la possibilità di una bigliettazione unica, l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per la mobilità d’area vasta con l’incremento del numero dei passeggeri sui mezzi di trasporto pubblico locale ed interprovinciale. Nel frattempo però bisogna rendere funzionale ciò che già è stato attivato con dispendio di risorse. “Ci stiamo ragionando con tutti i soggetti coinvolti, dice Giovanni Foti direttore dell’Atm, è un servizio che va pensato bene in modo da accrescere la domanda. In questo momento è un progetto che non funziona vanno fatti dei cambiamenti e dall’ultimo incontro qualcosa è emerso, intanto continuerà così”. Ci si chiede perché questo lavoro di programmazione non sia stato fatto prima che il servizio fosse attivato. Già a fine gennaio i rappresentanti del Comitato dei pendolari siciliani aveva denunciato la mancanza di uno studio preliminare sulla potenziale frequenza giornaliera dei cittadini dei treni messi a disposizione e lo spreco di “treno Km”. Il presidente Giosuè Malaponti alcune settimane fa aveva suggerito al Dipartimento regionale dei Trasporti di tornare alle quattro corse giornaliere così come previste prima di dicembre, “sino a quando il comune di Messina e l’Atm non avranno pronto il piano di integrazione vettoriale e tariffaria con Trenitalia, in considerazione del fatto che la Regione Siciliana sta pagando da mesi per un servizio che al momento non risulta essere efficiente ed efficace da tutti i punti di quella mobilità che doveva essere garantita”. Il direttore dell’azienda trasporti messinese Foti sembra fiducioso dopo l’incontro della scorsa settimana con tutti i soggetti coinvolti, di poter trovare una soluzione, meno ottimista forse sull’integrazione che dovrebbe erogare la Regione o il Ministero dei trasporti per riorganizzare il servizio. Un incontro questo fatto dopo più di un anno da una riunione “che non produsse nulla di concreto, come ricorda Malaponti, dove si discusse di pianificazione e implementazione del servizio della “Metroferrovia Giampilieri-Messina” da connettere all’interno dell’Area Metropolitana di Messina con l’Area Metropolitana di Reggio Calabria. In quell’occasione erano state esaminate e definite, dal sindaco Renato Accorinti, gli assessori comunali alla viabilità e trasporti, alle risorse del mare, il direttore dell’Atm, il capo di gabinetto dell’assessorato regionale ai trasporti e il direttore di Trenitalia, le esigenze di mobilità per creare un sistema di collegamenti dalle zone periferiche con il centro, n fasce orarie di maggiore densità di traffico”. Idea questa, in linea con il progetto Efisio, che resta però ancora tutta da definire.

Messina e il fallimento della Metroferrovia 2016-04-11T06:08:34+00:00