La Sicilia e la nuova programmazione comunitaria tra ritardi e incompetenza

La nuova programmazione comunitaria in Sicilia parte con grande ritardo, e ancora una volta la Regione Siciliana deve fare i conti con la propria incompetenza a spendere i fondi che l’Europa mette a disposizione.  Si tratta di un plafond di quattro miliardi e mezzo di euro previsti dal 2014 (e lo stiamo presentando adesso, nel 2016….) fino al 2020. Secondo il dirigente generale del dipartimento Programmazione, Vincenzo Falgares, già a Giugno ci saranno i primi bandi.

Principali beneficiari del programma saranno enti locali, pubblici e la Regione, le imprese, in forma singola o associata, anche di nuova costituzione, le aziende sanitarie, gli enti gestori delle riserve naturali e dei parchi naturali, enti e fondazioni di ricerca, distretti tecnologici, soggetti competenti per ciascuna tipologia di investimento, società concessionarie del servizio di distribuzione di energia elettrica e gli ex consorzi Asi, oggi gestiti da Irsap.

La programmazione si muoverà attraverso alcune linee guida. Tra gli obiettivi principali il potenziamento dell’attività ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione, attraverso, soprattutto il potenziamento della banda larga e l’allargamento della platea dei beneficiari.  Nel programma di investimenti comunitari, è previsto il miglioramento della inclusione sociale (attraverso interventi per l’aumento, il consolidamento e la qualificazione dei servizi sociali, socio-sanitari e del tessuto urbano), ma anche dell’istruzione e della formazione (previsti interventi in favore dell’edilizia scolastica e infrastrutturali rivolti all’alta formazione.
 Accanto alle grandi aree di intervento, la programmazione comunitaria prevede anche alcuni interventi specifici. Tra questi, la realizzazione di alcuni grandi progetti. Come l’anello ferroviario Giachery-Politeama a Palermo, il completamento del raddoppio ferroviario Palermo-Carini, la tratta ferroviaria Ogliastrillo-Castelbuono, l’interporto di Termini Imerese, il potenziamento della banda ultralarga e la realizzazione della tratta ferroviaria “circumetnea” Stesicoro-Aeroporto Fontana Rossa.

Ma chi ci garantisce che non si ripeta la solita storia, e cioè che il denaro si spreca in mille rivoli, per non creare nulla? Nel dettaglio ci sono dieci assi di intervento per un totale  4 miliardi 557 milioni 908 mila euro. Il 75% di questi fondi arrivano da risorse comunitarie provenienti dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale e il 25% da risorse aggiunte con il cofinanziamento nazionale.  37 gli obiettivi specifici, 24 le priorità di investimento e 64 le azioni coordinate. In particolare gli obiettivi principali nei quali saranno investiti le dotazioni saranno: Ricerca e innovazione con uno stanziamento di 457 milioni 185 mila euro; Agenda digitale, 342 milioni 590 mila euro; promozione delle piccole e medie imprese agricoltura, pesca e acquacoltura 667 milioni 870 mila euro; Energia sostenibile e qualità della vita 1 miliardo 128milioni 734 mila euro; Cambiamento climatico, prevenzione e gestione di rischi 295 milioni 306 mila euro; Tutela dell’ambiente 496 milioni 811 mila euro; Sistemi di trasporto sostenibili 683 milioni 686 mila euro; inclusione sociale 216 milioni; Istruzione e formazione 165 milioni 574 mila euro; Assistenza tecnica, 104 milioni 158 mila euro. Prevista l’attivazione di cluster territoriali specifici per le 18 città siciliane che hanno una popolazione superiore ai 50 mila abitanti e per quelle che vanno dai 30 ai 50 mila.

Ma si tratta sempre delle medesime infrastrutture previste già dal 2000 nelle precedenti programmazioni e mai ultimate. Il fatto è che, secondo una nota del gruppo di Partenariato economico e sociale (l’insieme di quelle sigle che dovrebbero confrontarsi con la Regione per rendere più efficente la spesa), “i precedenti cicli di programmazione, che dovevano portare la Sicilia se non ad una crescita, almeno ad una forma di riequilibrio, non hanno prodotto alcun beneficio”. 

Sono tre, essenzialmente, i limiti della Sicilia nell’utilizzo dei fondi europei: carenze nelle procedure, nella capacità progettuale, nell’inefficienza amministrativa.  Il tutto genera “gravi ritardi e preoccupanti distanze, per non dire incoerenze, tra forma e sostanza”.

Più volte il partenariato economico e sociale ha chiesto che la Regione Siciliana si dotasse di un’unica programmazione coerente con le diverse fonti di finanziamento. In realtà, nonostante gli svariati richiami in diversi documenti ufficiali, nella realtà non è esistita, e non esiste, alcuna integrazione tra i diversi programmi. Non è esistito, e non esiste, alcun approccio comune alla gestione dei diversi fondi (FESR, FSE, PSR, PON, etc.). Non si riesce nemmeno a definire una effettiva idea di insieme ed una strategia sulla spesa pubblica regionale rispetto ad una prospettiva di crescita.

Il fatto è che non è possibile alcuna programmazione se non si affronta concretamente il tema del rafforzamento delle competenze all’interno del sistema amministrativo regionale.  I risultati delle programmazioni precedenti hanno evidenziato l’incapacità delle istituzioni locali di utilizzare i meccanismi dei fondi comunitari.

Ma c’è di più. Perchè la Sicilia è forse l’unico caso al mondo in cui gli aiuti pubblici fanno fallire le aziende. La denuncia viene sempre dal gruppo di partenariato: a cosa serve un’agevolazione non ancora erogata nel 2016, rispetto ad un bando del 2011? A causa dei ritardi nell’erogazione dei fondi europei molte imprese sono pesantemente indebitate o sono fallite….

La Sicilia e la nuova programmazione comunitaria tra ritardi e incompetenza 2016-04-13T09:19:30+00:00