Pino Maniaci, nuove intercettazioni. Ingroia lo difende, ma aumenta lo sconcerto

C’è anche il cesto per i bisognosi consegnato all’amante nelle pieghe dell’indagine che ha portato al divieto di dimora a Palermo e Trapani a carico di Pino Maniaci, il direttore di Telejato indagato dalla Procura di Palermo per estorsione. Secondo l’accusa avrebbe ottenuto favori e denaro dai sindaci di Partinico e Borgetto in cambio di una linea più morbida del suo tg nei confronti delle due amministrazioni. Alla vigilia del natale 2014 le cimici degli investigatori registrano una conversazione. Maniaci parlava al telefono con il titolare di un centro commerciale di Borgetto. Al suo interlocutore chiedeva di preparargli un cesto da consegnare ai bisognosi. “Però una cosa la puoi fare – diceva il giornalista – fai una telefonata al centro (commerciale, ndr), gli dice che mi prepara un pacco per i bisognosi che questo mi serve nella mattinata e che io fra 10 minuti un quarto d’ora passo”. Il cesto avrebbe dovuto contenere solo detersivi, visto che i generi alimentari era riuscito a procurarseli. “Detersivi, cose di lavare, per la biancheria per le robe, queste minchiate così”. “In concomitanza con l’attività tecnica intercettiva – scrive il gip di Palermo nell’ordinanza – i carabinieri eseguivano nel parcheggio del centro commerciale un pedinamento e accertavano che il pacco per i bisognosi era in realtà destinato all’amante”.

Mentre si allontanava di nuovo a bordo della sua auto il direttore di Telejato telefonava alla donna, ribadendo che il pacco era destinato a lei. “Pietà per nessuno… ti sali tutte le cose e ti sistemi tu”. Dopo una breve interruzione della conversazione per rispondere al sindaco di Partinico, Maniaci riprendeva la conversazione con la donna: “Mi ha chiamato il sindaco vediamo se gli posso fottere qualche 50 euro così ti vai a fare anche il natale tu… amore… “. Forse Maniaci temeva di essere intercettato oppure che la relazione venisse scoperta, così chiedeva all’amante di cancellare dal cellulare ogni traccia che fosse riconducibile a lui. “Vatti a chiudere là sopra e comincia a cancellare tutte cose dal telefono… muoviti”.

I BENI CONFISCATI. “L’indagine a carico di Silvana Saguto e di altri magistrati e amministratori giudiziari di Palermo non è in alcun modo fondata sulle inchieste giornalistiche di Maniaci e di Telejato, ma su complessi ed estesi accertamenti autonomamente condotti dalla Procura di Caltanissetta e dal Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo“. Lo rende noto la Procura di Caltanissetta, avendo appreso che il direttore di Telejato, Giuseppe Maniaci, è destinatario di un’ordinanza applicativa di misura cautelare, “al fine di evitare ogni possibile strumentalizzazione”.

La Procura nissena “rappresenta, inoltre, che la Procura di Palermo ha sempre dimostrato fattiva collaborazione nel corso del citato procedimento e vi è stato un proficuo coordinamento fra gli uffici anche con riguardo all’indagine a carico di Maniaci”.

TERESI“Non ci serve l’antimafia del signor Maniaci, non è quella che noi intendiamo come reale contrasto della mafia. Teniamo all’antimafia che noi facciamo, è il nostro mestiere. E’ anche quella pulita e sociale, che si occupa di contrasto e assistenza senza interesse personale”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, nel corso di una conferenza stampa in Procura. Parlando delle accuse del direttore di Telejato, secondo cui l’indagine che lo riguarda è “un agguato” per la sua inchiesta sulla gestione dei beni confiscati alla mafia dove a capo di tutto c’era l’ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto, il procuratore Francesco Lo Voi replica che “l’indagine sulle cosche mafiose era partita nel 2012, mentre il primo coinvolgimento di Maniaci, nato da un’intercettazione al sindaco di Borgetto, risale all’11 giugno 2014. Noi – aggiunge – non abbiamo risposto prima e non abbiamo bisogno di rispondere adesso. La risposta è nei tempi dell’indagine”.

INGROIA. “Pensare che Maniaci abbia potuto vendere la propria attività per poche migliaia di euro è ridicolo”. Lo dice Antonio Ingroia, legale del direttore di Telejato Pino Maniaci, indagato per estorsione. “L’ho sentito – racconta l’ex pm – e esprime amarezza per il trattamento da parte dei sui colleghi giornalisti che l’hanno già crocifisso senza conoscere la sua versione dei fatti, senza aver sentito l’altra campana”. Poi riferendosi alle immagini contenute in un video in cui si vede il direttore di Telejato, Ingroia dice: “Nel caos, ho letto qualcosa, non ho letto il provvedimento, ma rilevo la sussistenza del reato di violazione del segreto d’ufficio perché qualche pubblico ufficiale ha fornito filmati e intercettazioni, prima ancora che l’indagato ne fosse a conoscenza. Lo denunceremo alle procure di Palermo e Caltanissetta”.

BINDI. “Se saranno confermate le ipotesi di reato a carico del direttore di Telejato, saremmo di fronte ad nuovo, gravissimo esempio di tradimento delle buone ragioni di quanti si battono contro i poteri mafiosi. Dalle intercettazioni di Maniaci emerge uno spaccato desolante”. Così la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, sulla vicenda del direttore di Telejato Pino Maniaci indagato per estorsione. “Nella nostra inchiesta andremo fino in fondo per smascherare chi piega l’antimafia a finalità del tutto estranee e incompatibili. Vogliamo restituire credibilità e onore ad un mondo ricco e plurale, che svolge un ruolo essenziale per promuovere la cultura della legalità”, conclude Bindi.

Pino Maniaci, nuove intercettazioni. Ingroia lo difende, ma aumenta lo sconcerto 2016-05-05T10:07:42+00:00