Leoluca Orlando accusa di mafia la concorrenza. E nessuno si scandalizza

In questi giorni, dopo le dichiarazioni di Leoluca Orlando su acqua, rifiuti e mafia, ho provato a fare un ragionamento e alcune considerazioni. Il ragionamento, in questo Paese bizzarro, è molto semplice: ho provato a immaginare cosa potesse accadere se il sindaco del Comune di Milano, che è azionista di A2A, secondo produttore nazionale di energia, cominciasse a dire nel corso di appuntamenti pubblici che i vertici di Enel o di un’altra azienda in diretta concorrenza con A2A sono mafiosi.

Un esercizio di stile se volete perché il sindaco di Milano Pisapia ha ben altro stile e rispetto per le istituzioni. Ma che serve a spiegare quanto accade o è accaduto in Sicilia negli ultimi anni: il sindaco del Comune di Palermo che è l’unico socio di un’azienda come la Rap, proprietario della discarica di Bellolampo, per la quale ha ricevuto dallo Stato e quindi dai cittadini svariati milioni di euro da gestire in condizioni di emergenza, accusa nel corso di una manifestazione pubblica e importante, come la celebrazione dell’anniversario della morte di Pio la Torre, i suoi diretti concorrenti di essere mafiosi e nessuno ha l’ardire o il coraggio di replicare. Lo fa per il settore rifiuti e lo fa, senza che a nessuno venga in mente di dire al signor sindaco che sta dicendo solo sciocchezze, anche nel caso dell’acqua visto che il Comune di Palermo è l’unico socio di Amap. A distanza di trent’anni Orlando continua con quella nota teoria secondo la quale “il sospetto è l’anticamera della verità” un concetto che vale solo per i suoi avversari, veri o presunti, e mai per i suoi amici e utilizza il sacrosanto diritto di esprimere giudizi politici per calare la clava in testa a chi osa sbarrargli la strada, criticarlo, obiettare.

Restiamo in attesa dei nomi e dei cognomi e ci auguriamo che la commissione parlamentare antimafia guidata da Rosy Bindi abbia l’ardire di fare a Orlando quelle domande che in pieno Teatro Biondo nessuno gli ha fatto: faccia i nomi e porti le prove signor sindaco, ci dica a quali cosche, famiglie mafiose, organizzazioni criminali appartengono questi imprenditori di cui lei parla. E bisogna attendersi dalla commissione Antimafia una bella operazione verità a garanzia di tutti: dei cittadini, delle imprese e della politica. Ma soprattutto della democrazia perché in queste condizioni è facile dare del mafioso a un avversario o, cosa ancora peggiore a un concorrente, per metterlo fuori uso. In questi tempi così confusi non abbiamo bisogno di sospetti ma di verità perché con la cultura del sospetto abbiamo massacrato questa regione, questa terra, il futuro dei siciliani onesti.

Leoluca Orlando accusa di mafia la concorrenza. E nessuno si scandalizza 2016-05-05T12:35:21+00:00