Abusivismo e demolizioni in Sicilia. Il caso Marsala

E’ una delle città simbolo per il mattone illegale. Ma anche una delle prime città in Sicilia ad aver cominciato le demolizioni delle case abusive costruite sulla costa. E a breve, entro l’estate, si ricomincerà. Riprenderanno le demolizioni a Marsala, le ruspe cominceranno nuovamente ad abbattere villette abusive sulla costa. Da San Teodoro a Spagnola, dal Mediterraneo a Sibiliana. Trenta chilometri di costa, con 500 immobili insanabili, tutti da demolire. 500 case dichiarate fuori legge da sentenze passate in giudicato. La legge è quella che da quarant’anni in Sicilia vieta di fabbricare all’interno della fascia di 150 metri dalla battigia. Una legge che negli anni non è stata rispettata da quanti hanno costruito villette al mare, a due passi dalla spiaggia, tranquillizzati da una classe politica che negli abusivi ha trovato un consistente bacino elettorale.
Con le sue 500 case da abbattere, con gli oltre 700 abusi scoperti negli ultimi sei anni, Marsala è una delle città più abusive della Sicilia. Per irregolarità edilizie è seconda solo a Messina, che conta quasi mille abusi scoperti negli ultimi sei anni, come certificano i dati del Siab.
Da 5 anni a Marsala sono cominciate le demolizioni degli immobili abusivi costruiti a meno di 150 metri dal mare. Un percorso lungo fatto di inchieste della magistratura, proteste degli abusivi, interventi dei politici, momenti di tensione.
Nel 2009 si comincia a muovere qualcosa con l’indagine avviata dal capo della Polizia Municipale, Vincenzo Menfi, e dalla Procura di Marsala per capire come mai nonostante le sentenze definitive non si procedesse ancora alle demolizione. Un’indagine che ha coinvolto oltre 200 persone, tra questi anche funzionari del Comune di Marsala. L’inchiesta finisce archiviata, ma comincia definitivamente l’iter per andare agli abbattimenti. Sono mesi travagliati e pieni di tensioni quelli che precedono le demolizioni, quelli dell’estate 2011. Menfi e l’allora sindaco lilibetano Renzo Carini finiscono sotto scorta. In un paese in cui l’abusivismo è imperante dare il via alle demolizioni è rischioso. Ne sa qualcosa il sindaco di Licata Angelo Cambiano che nei giorni scorsi ha visto la sua casa di campagna andare in fiamme dopo l’avvio delle demolizioni nella sua città.
Sono tempi in cui le procure di mezza Sicilia non vogliono più sentire storie dai sindaci e sollecitano il rispetto delle sentenze, sollecitano gli abbattimenti. Per questo vengono sottoscritti protocolli d’intesa tra procure e amministrazioni. A Marsala il protocollo mira a “garantire e a rendere effettive e sollecite le procedure di demolizione dei manufatti abusivi per i quali sia intervenuta pronuncia irrevocabile del giudice penale”. Anche perchè l’attività di demolizione, non solo ha scopo sanzionatorio, ma è “al contempo, strumento di sensibilizzazione ad un uso ordinato e rispettoso del territorio quale bene comune”.
E gli immobili segnalati dalla Procura lilibetana saranno i primi a cadere giù nella prossima tornata di demolizioni. Nelle scorse settimane il Comune di Marsala ha aggiudicato l’appalto per le demolizioni delle case abusive. Si tratta di due round. Uno riguarda gli abbattimenti segnalati al Comune dalla Procura, quelli più urgenti. Si parla di due, tre demolizioni imminenti di questo tipo. Gli altri abbattimenti sono quelli inseriti nel listone di 500 case insanabili. In questi 5 anni sono state 28 le villette demolite a Marsala e per demolirle tutte ci vorranno 100 anni.
500 case insanabili, da demolire, acquisite al patromonio del Comune. Ossia a tutti gli effetti del Comune di Marsala, proprio perchè costruiti contro legge. Ma in questo momento sarebbero molti gli immobili ancora nella disponibilità degli ex proprietari. Anche su questo tipo di circostanza si starebbe cercando di capire come muoversi, tra Procura e uffici comunali.
Ed è proprio da questo tipo di situazioni, quello di case acquisite al patrimonio comunale ma abitate ancora dagli ex proprietari, che sono nate molte tensioni a Licata e nell’Agrigentino.
Dovrebbe funzionare così: io, abusivo, costruisco dove non è consentito, vengo scoperto e denunciato, e una volta accertato che non c’è sanatoria o altro che tenga in piedi il mio immobile, e un tribunale ha stabilito la demolizione, io, abusivo, devo demolirlo, e se non lo faccio da me, ci pensa il Comune che poi mi chiederà i soldi spesi.
Ma siamo in Sicilia, e le cose vanno diversamente. Infatti la Corte dei Conti sta setacciando la situazione degli abusivi in Sicilia. Con una indagine della Guardia di Finanza e diretta dalla Procura della Corte dei Conti, si è scoperto che a Caltagirone, nonostante una sentenza di demolizione avvenuta nel 1996, i proprietari continuavano lo stesso a vivere nella loro casa. Da lì, dal catanese, l’indagine ha subito scoperto altri 100 casi simili e a macchia d’olio i controlli si sono estesi su tutte le province. Il dato che più di tutti fa capire qual è la reale situazione sull’abusivismo in Sicilia è, però, quello del palermitano, dove, su 82 comuni, in 75 sono stati riscontrati abusivi che continuavano ad abitare nell’immobile destinatario di demolizione.
In Sicilia le case abusive non vengono demolite perchè i Comuni ad un certo punto perdono tempo
, anzi, visto che c’è la sentenza di demolizione immediata, molti acquisiscono l’immobile a patrimonio pubblico da destinare a servizi di pubblica utilità. Quello che accade, secondo il Procuratore della Corte dei Conti, Giuseppe Aloisio, è che i proprietari, invece, rimangono al loro posto senza mai lasciare la casa e, anzi, si ritrovano pure con dei benefici da questa situazione, perchè non pagano nè canone di locazione, visto che non dovrebbero starci, nè le varie tasse, tra Imu, Tarsu e le altre imposte che le amministrazioni locali fanno pagare sulle abitazioni, e che nessuno va a chiedere.
Non si esclude insomma che casi del genere ci siano anche a Marsala, una delle città più abusive della Sicilia.

Abusivismo e demolizioni in Sicilia. Il caso Marsala 2016-05-20T11:22:44+00:00