Bankitalia: Sicilia fuori dalla recessione, ma la ripresa è inesistente

Bankitalia pubblica il suo periodico rapporto sull’economia in Sicilia. L’Isola è fuori dalla recessione, ma la ripresa è vicina allo zero. Uno sensibile stop alla recessione, con sostanziali segnali seppure lievi, di miglioramento: la Sicilia lascia alle spalle otto anni di lunga crisi economica che aveva fatto registrare, dal 2008, una contrazione del Pil del 12% e dei consumi del 14%. E’ il dato piu’ significativo che emerge dal rapporto sull’economia dell’Isola per il 2015 e il primo trimestre del 2016, presentato oggi nelal sede palermitana della Banca d’Italia. La crisi in Sicilia si arresta e il Pil a partire dal 2015 registra il lievissimo incremento di +0,2%. Non decollano invece gli investimenti. Recupera anche il mercato del lavoro con un +2,3% rispetto al 2014, con circa 31 mila unita’ di occupati in piu’, ma sul dato pesano i contratti di precariato finanziati con le misure di Garanzia Giovani, per circa il 7,1%. “Finalmente – commenta il direttore della sede palermitana di Bankitalia Antonio Cinque – dopo otto anni di continua recessione, l’economia siciliana si e’ stabilizzata, e’ questo il dato piu’ importante, ma restano le criticita’ di una economia ancora fortemente debole”. La recessione, ribadisce, “e’ alle spalle ma i segnali di ripresa sono ancora labili e interessano in maniera differenziata tutti i settori dell’ economia e le imprese. Assistiamo ad una ripresa dei consumi anche se lieve, mentre non ripartono ancora gli investimenti”. L’ occupazione rileva un dato in crescita, le restrizioni dell’accesso al credito si sono attenuate, e’ cresciuto il dato relativo al credito al settore privato non finanziario, mentre sul credito concesso dagli istituti in generale “siamo ancora di fronte ad una leggera flessione. Complessivamente assistiamo a segnali di miglioramento, ma i consumi crescono di poco e gli investimenti faticano a riprendersi, non c’e’ ancora fiducia da parte degli imprenditori a ritornare ad investire denaro nelle loro attivita’“. Nel corso del 2015, in particolare, si sono rafforzati i segnali di ripresa del mercato del lavoro regionale, emersi a partire dal secondo trimestre del 2016. Il numero medio di occupati e’ cresciuto del 2,3% rispetto al 2014, a fronte di aumenti nel mezzogiorno e a livello nazionale, pari rispettivamente all’1,6 e allo 0,8%. L’incremento e’ dovuto principalmente al settore agricolo, 12,6%, e al comparto del commercio, alberghi, ristoranti (6,5%). Nel settore delle costruzioni, dopo una perdita di quasi 64 mila unita’ registrata dal 2008 al 2014, l’occupazione torna a crescere del 4,2%, corrispondente a circa 4.000 addetti. Diminuisce invece il numero di impiegati nell’amministrazione pubblica e nella Difesa (-2,4%) e in misura piu’ contenuta anche nell’industria -0,4%) , dove si registra anche un momento di stasi negli investimenti. La crescita del numero degli occupati ha riguardato sia i lavoratori autonomi (4,4%) sia quelli dipendenti(1,7). L’aumento dell’occupazione ha riguardato anche le persone con almeno 55 anni di eta’ (6,7%), anche grazie all allungamento della vita lavorativa. Sono tornati a crescere quelli con eta’ compresa tra i 15 e i 34 anni (7,1%) che hanno beneficiato di strumenti per l’occupazione giovanile come Garanzia Giovani. In aumento sia le posizioni a tempo pieno che i contatti part- time. In particolare questi ultimi sono passati dal 13,2% del 2008 al 20,2%.

Guardando ai comparti, il valore aggiunto del settore agricolo è stato pari 3,1 miliardi di euro, in crescita del 2,9 per cento dopo i cali registrati nei due anni precedenti. L’attività del settore industriale si è stabilizzata, il grado di utilizzo degli impianti è cresciuto di circa tre punti percentuali e si è attenuata la contrazione del numero di imprese attive (-0,8 per cento). Il fatturato è tornato a crescere dopo due anni di stagnazione, ma non decollano gli investimenti.

I fondi Ue.Alla fine del 2015 la spesa certificata a valere sui fondi Por era arrivata al 66,4 per cento. Nel ciclo di programmazione dei Fondi europei 2007-2013, la Sicilia era destinataria di due Por – Programmi operativi regionali, cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e dal Fondo sociale europeo (Fse), la cui dotazione complessiva è pari a 5,8 miliardi. Per fronteggiare il rischio del disimpegno automatico, e cioè che i fondi non spesi tornassero automaticamente a Bruxelles, la dotazione complessiva è stata ridotta di 2,9 miliardi, con il trasferimento di risorse al Piano di azione e coesione. In particolare, al 31 dicembre, i pagamenti a valere sul Por Fse erano pari all’83,6% della dotazione, mentre nel caso del Fesr la quota era del 73,2%.

La spesa pubblica locale. Nel periodo 2012-2014, la spesa pubblica primaria delle Amministrazioni locali siciliane è stata in media pari a 3.433 euro pro capite, al di sotto del dato nazionale. Oltre due terzi della spesa sono di competenza della Regione e delle Asp, poco meno di un quarto è erogato dai Comuni. Ma il costo del personale delle amministrazioni locali siciliane è ancora da bollino nero: è stato pari a 1.070 euro pro capite nella media dell’ultimo triennio, con un livello superiore al dato nazionale e circa il 90% e’ riconducibile agli assunti a tempo indeterminato.

Bankitalia: Sicilia fuori dalla recessione, ma la ripresa è inesistente 2016-06-21T07:41:02+00:00