Mafia, Messina: 24 arresti. I clan dietro la gestione di ristoranti e discoteche

Discoteche, ristoranti, ma anche sale scommesse, tutte gestite, grazie a prestanome, alle cosche mafiose di Messina. Un giro d’affari milionario che adesso è stato scoperto. E’ in corso dall’alba di oggi una maxi operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, guidati dal colonnello Jacopo Mannucci Benincasa, e i poliziotti della Questura di Messina, guidati da Giuseppe Cucchiara, che stanno eseguendo 24 ordinanze di custodia cautelari. Le misure cautelari, emesse dal gip Monica Marina su richiesta dei pm Liliana Todaro e Fabrizio Monaco, sono state eseguite tra le province di Messina, Catania, Enna, Mantova e Cagliari. Venti persone sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari e una ha l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Sono tutti ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, detenzione illegale di armi, esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali e altro, aggravati dalle modalità mafiose. Coinvolto anche un noto avvocato di Messina e un imprenditore.

Il provvedimento in esecuzione è frutto di autonome e convergenti attività investigative condotte sin dal 2012 dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina e dal 2013 dai poliziotti della Squadra Mobile che, coordinati dalla Dda peloritana, che hanno consentito di comprovare l’esistenza di una “ramificata struttura criminale, documentandone gli assetti organizzativi di vertice e i ruoli svolti dai singoli associati sia nella effettiva gestione di attività imprenditoriali intestate a prestanome, sia nel settore delle scommesse illecite”. In particolare, l’inchiesta ha accertato come il sodalizio mafioso “si avvalesse della complicità di un amministratore giudiziario, l’avvocato Giovanni Bonanno per continuare a gestire di fatto – attraverso propri uomini di fiducia – due imprese già confiscate nel 2012 (lo stabilimento balneare Al Pilone e la società di distribuzione di videopoker e raccolta dei proventi del gioco Eurogiochi), nonché delle capacità manageriali di un professionista, Antonio D’Arrigo, a cui era affidata l’effettiva conduzione della discoteca Il Glam e di alcuni stabilimenti balneari (tra cui lo stesso Al Pilone), tutti riconducibili alla famiglia anche se intestati a soggetti insospettabili”.

Dalle indagini, inoltre, è emerso come alcuni appartenenti al sodalizio “servendosi di un network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti prescritti per operare nel mercato dei giochi on line, procedessero alla raccolta delle puntate e al pagamento in contanti delle vincite ai clienti, utilizzando server dislocati al di fuori dei confini nazionali – dicono gli inquirenti – Nel medesimo ambito, l’organizzazione criminale provvedeva a investire nuovamente parte degli introiti nell’acquisto di videopoker, totem e slot-machine, che venivano a loro volta modificati mediante l’installazione di software illegali”.

Le investigazioni hanno anche fatto luce sulle modalità con cui Maddalena Cuscinà, moglie del boss Luigi Tibia, e altri due affiliati (Giuseppe Schepis e Leo De Luciano) “si adoperavano per garantire il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dal gioco d’azzardo e dalle scommesse clandestine, che venivano reinvestiti in alcune attività di ristorazione e di intrattenimento di cui i medesimi erano intestatari”.

Mafia, Messina: 24 arresti. I clan dietro la gestione di ristoranti e discoteche 2016-06-29T06:53:42+00:00