Messina e la sanità che non va

Una mobilitazione generale ha scongiurato a Messina la chiusura notturna del Pronto soccorso del Piemonte e questo è normale ma lo è l’emanazione, da parte della direzione di un Azienda ospedaliera, di una disposizione che limita a 12 ore l’attività di un presidio d’emergenza perché i medici sono in ferie? Secondo qualcuno si, perché comunque in città ci sono altri due ospedali che hanno un Pronto soccorso e non importa se dislocati uno a sud e l’altro a nord della città e non importa neppure che c’è una legge, la 24 del 2015 votata dalla deputazione regionale, che parla di “obbligo di assicurare la piena funzionalità del pronto soccorso e dei reparti correlati al presidio ospedaliero Piemonte”. Saranno alla fine i sanitari del 118, attraverso una convenzione tra Azienda Papardo e Asp 5, ad essere impiegati per coprire i vuoti d’organico per il periodo necessario e consentire che il Pronto soccorso del centralissimo nosocomio continui a funzionare per 24 ore al giorno e tutto ciò con il sostegno manifestato negli ultimi giorni dallo stesso assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi. Il manager dell’Azienda Papardo, Michele Vullo ha dichiarato al Quotidiano Gazzetta del Sud che “il provvedimento di chiusura emanato non era un “capriccio” ma un atto di responsabilità da parte di chi deve guidare un azienda contemperando le esigenze della tutela della salute e della sicurezza di chi opera nel delicato settore. “In questo periodo- ha affermato il Dg- il nostro organico è sottodimensionato, avevamo 18 medici per il Pronto soccorso dei due ospedali, Papardo e Piemonte, ne possiamo utilizzare al momento solo 14. I nostri operatori sono già sottoposti a turni massacranti dovevamo intervenire. Ma noi la responsabilità ce la assumiamo per intero come dimostra la volontà di raggiungere un accordo con l’Asp..” Un alternativa quindi era possibile e la soluzione c’era prima che il Comitato Salvare il Piemonte in conferenza stampa denunciasse l’assurdità di quella disposizione in cui si stabiliva, già da stasera (11 luglio), dalle 20.00 alle 8.00, la chiusura del presidio. La legge Regionale 24 dello scorso ottobre, che sancisce l’accorpamento tra Piemonte a Irccs Centro Neurolesi, era stata chiara su alcune funzioni che dovevano essere garantite nel periodo di transizione, in cui si deve lavorare per il passaggio di competenze dall’azienda Papardo all’Istituto di ricerca e cura. Con la pubblicazione di qualche giorno fa sulla Gazzetta ufficiale del Decreto attuativo della legge 24/2015 si entra nel vivo di questa fase ed i vertici dell’Irccs hanno già detto di volere accelerare i tempi per la realizzazione del Polo d’eccellenza per la riabilitazione con la piena funzionalità del Pronto soccorso. Nel corso della conferenza stampa i rappresentanti del Comitato salvare l’Ospedale Piemonte hanno evidenziato altri provvedimenti emanati in contrasto con quanto dispone la legge 24 a garanzia dell’emergenza-urgenza, riguardanti la riduzione di posti letto e guardie attive, alcuni a firma diretta del Dg, altri sottoscritti da vari dirigenti, presentati come disposizioni di servizio e giustificati dalla necessità di garantire le ferie al personale. “Nessuno vuol mettere in discussione il diritto alle ferie dei dipendenti, scrive Renato Coletta in una nota in cui sollecita l’intervento del sindaco Renato Accorinti, firmatario di un’ordinanza nei mesi scorsi per la tutela dell’emergenza – urgenza al Piemonte -ma riteniamo che nei momenti di carenze di organico, reali o prodotte da cattiva gestione, vadano privilegiate le attività connesse all’ emergenza-urgenza e non le attività di elezione(ricoveri). Mentre oggi gli sforzi della direzione sanitaria sono tutti volti a preservare le attività del Papardo, sacrificando il settore dell’ emergenza al Piemonte e mettendo così a grave rischio i pazienti provenienti dal centro cittadino. Dal primo luglio, con nota del Direttore dell’ UO di Anestesia e Rianimazione del Papardo, è stata soppressa, la guardia di Anestesia presso il Presidio Piemonte. Altro provvedimento, sottoscritto dal Direttore del Dipartimento di Chirurgia, dal Direttore dell’ U.O. di Medicina, dagli infermieri Rid dell’ area chirurgica e medica e dall’ infermiera responsabile delle Professioni Sanitarie, prevede la riduzione dei posti letto presso i reparti di chirurgia, ortopedia e medicina e infine vi è la soppressione dei posti di Osservazione breve. Altra anomalia rilevata dai rappresentanti del Comitato è che sembrerebbe che numerosi infermieri siano stati sottratti all’assistenza per assumere incarichi di tipo amministrativo e gestionale, (Rid e Po) creando delle carenze nei reparti che si sono acuite nel periodo di ferie. Non sarebbe stato logico, si chiedono i rappresentanti del Comitato, assegnare le nuove funzioni ad organici completi? Renato Coletta ricorda i tre esposti presentati alla Procura della Repubblica dal Comitato e di cui non si conoscono gli siti. Nell’ultima denuncia dello scorso ottobre si evidenziava la situazione paradossale del reparto di Medicina chiuso ed il personale medico ed infermieristico trasferito al Papardo, di Ortopedia e Chirurgia presidiati da un solo medico e dove non si possono fare ricoveri ordinari di urgenza, a meno che non si tratti di pazienti che richiedano un trattamento chirurgico immediato. Tutto ciò non in conseguenza di carenze di personale, ma, secondo Marcello Minasi, presidente del Comitato, di scelte della direzione sanitaria del Papardo. I pazienti che giungono al Pronto soccorso del Piemonte, vengono trasferiti al Papardo, Policlinico o più frequentemente  presso le Case di cura private con uno spreco di risorse pubbliche e rischi per la salute degli utenti. Nella narrazione di questa vicenda, dove ognuno ha seguito il suo copione, anche quando è arrivata una legge della Regione Sicilia che ha frenato lo smantellamento avviato in nome del decreto Balduzzi, ci sono altre schizofrenie, come spendere tanti milioni di euro, oltre quattro solo negli ultimi cinque anni, per un ospedale definito “carrozzone obsoleto”. Circa due milioni di euro, dei quasi quattro stanziati con un Dpcm del 2011, sono stati spesi per l’adeguamento sismico del padiglione 6 e dei locali seminterrati. Il Piemonte infatti era stato indicato come sito strategico di Protezione civile (si suppone che lo sia ancora) e come tale alcuni reparti dovevano avere un indice di resistenza strutturale più elevata rispetto ai livelli standard. In quei quattro milioni inoltre sono compresi i 620mila euro per il reparto di medicina generale, 560mila euro per trasformare i locali ex Endoscopia in Utic e cardiologia, 320mila euro utilizzati per la riqualificazione del pronto soccorso, 289mila euro per l’impiantistica. Negli ultimi anni pare siano stati anche alienati beni per oltre tre milioni di euro che dovevano essere investiti nell’ammodernamento del nosocomio. C’è al Piemonte un reparto di medicina, ultimato da anni ma mai consegnato. Ma il Piano di riqualificazione della rete ospedaliera non raccomandava, nei programmi di rimodulazione, la salvaguardia degli investimenti già effettuati?

Messina e la sanità che non va 2016-07-11T14:17:01+00:00