Bulgarella ricorre in Cassazione contro il sequestro e denuncia per calunnia Birrittella

Bulgarella va al contrattacco. Il costruttore trapanese, finito nell’orbita dell’inchiesta della Procura di Firenze sui suoi presunti rapporti con la mafia, ha denunciato per calunnia il suo grande accusatore, un altro costruttore, Nino Birrittella, socio in affari di diversi mafiosi, in passato, e gola profonda della Procura di Trapani. Le dichiarazioni di Birrittella hanno permesso di svelare molto su come lavorano mafia e imprenditoria, ma per Bulgarella, per quel che gli riguarda, si tratta solo di “un elenco di menzogne, smentite dai fatti e dai documenti”.

E così Andrea Bulgarella sabato scorso, assistito dall’avvocato Nino Caleca del foro di Palermo, ha presentato, presso la Procura della Repubblica di Trapani, una corposa e documentata denuncia contro Nino Birrittella (che tra l’altro oggi ha smesso i ruoli del “collaboratore di giustizia” ed è tornato a fare l’imprenditore. Birrittella ha chiamato in causa Bulgarella accusandolo, genericamente, di «offrire la sua disponibilità» alla famiglia mafiosa di Trapani, “ma – riporta una nota stampa del gruppo Bulgarella – senza mai citare un episodio che dimostri questa grave calunnia”.

Continua la nota stampa:

Accuse, quelle del Birrittella, non solo datate nel tempo (racconta “storie” che sarebbero accadute 20 anni fa) ma generiche, senza alcun riscontro, tuttavia con un intento che è, anche agli occhi di uno sprovveduto, chiarissimo: «mascariarlo», e cioè ingenerare su Bulgarella il sospetto di collusioni con ambienti mafiosi. Tra l’altro, le accuse di Birrittella – circostanza eloquente, se non inquietante – sono contenute in un verbale d’interrogatorio prodotto dalla Procura di Firenze solo dopo che il Tribunale del Riesame della stessa città ha annullato un provvedimento di sequestro di documenti a carico di Bulgarella, nell’ambito di una indagine che ipotizza a suo carico reati finanziari con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa. Quasi che il Birrittella fosse sopraggiunto in soccorso, con il suo carico di suggestive ricostruzioni, di una indagine che il Riesame aveva demolito.
Nella denuncia Bulgarella torna su uno dei temi classici della sua linea di difesa, e sottolinea come nel 1996, proprio per sottrarsi al sistema affaristico degli appalti, e a seguito dell’ennesima intimidazione a suo carico, decise di trasferirsi in Toscana. 
Sono state altresì allegate alla denuncia le trascrizioni di intercettazioni telefoniche tra faccendieri e mafiosi, in cui Andrea Bulgarella, in maniera inequivocabile (almeno per chi conosce il vocabolario di Cosa Nostra) viene definito «sbirro» (vale a dire l’opposto del mafioso), e addirittura in una di queste Pietro Virga, (figlio del capo mafia di Trapani Vincenzo Virga) minaccia Bulgarella in questo modo: «si c’avvis’a fare sulu dannu! Mah!” “i tempi su tinti”».
«Più di un collaboratore – osserva l’avvocato Nino Caleca nella denuncia depositata in Procura – ha messo in evidenza come più volte, all’interno della struttura mafiosa, si sia addirittura ipotizzata la eliminazione fisica di Andrea Bulgarella».
«Le accuse di “mafiosità” rivolte dal Birrittella nei miei confronti – commenta adesso Andrea Bulgarella – oltre a ledere la mia dignità e onorabilità, producono un grave danno di immagine al mio gruppo imprenditoriale, suscitando un clima di pregiudizio e di ingiustificato sospetto nei confronti di un’azienda che è sul mercato da oltre centoventi anni. Ormai da quattro generazioni l’impresa si caratterizza per le sue scelte di legalità e, a partire proprio dai suoi fondatori, non è mai stata sfiorata da indagini che ne mettessero in dubbio la correttezza. Chi mi accusa oggi, cioè Birrittella, rappresenta chi ha voluto prima e vuole ancora oggi eliminare dal mercato una delle poche imprese che non si è piegata alla logica mafiosa».
Nella denuncia Bulgarella fa un lungo elenco di esponenti delle istituzioni che hanno sempre manifestato solidarietà al suo impegno concreto nel contrasto al potere mafioso: «A difesa delle mie aziende, dei miei dipendenti, e dunque dell’immagine di tutto il gruppo che non ha mai ceduto a ricatti di alcun tipo, chiederò a questi esponenti delle istituzioni che hanno operato nel territorio dove io ho lavorato (e che quindi mi hanno conosciuto) di testimoniare sulla limpidezza della mia storia personale e imprenditoriale. Su di me non risulta alcuna condanna per reati in qualche modo legati alla mafia: non ho subito mai alcun processo per il 416/bis; non sono mai stato accusato di aver commesso reati legati a Cosa Nostra».
Bulgarella, infine, ha annunciato che i suoi legali hanno depositato il ricorso in Cassazione contro la recente ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che, chiamato a pronunciarsi dopo l’annullamento di una sua precedente ordinanza annullata dalla Suprema Corte, pur ribadendo tutte le perplessità sugli atti d’indagine, ha, obtorto collo, confermato il decreto di perquisizione e il sequestro di documenti del 30 settembre 2015. Il Riesame ha, tuttavia, ribadito la inconsistenza delle “fonti” di accusa della Procura.
Conclude Bulgarella: «Io chiedo che l’inchiesta abbia tempi celeri, perché non può essere consentito a nessuno, men che meno alle indagini giudiziarie finalizzate alla ricerca della verità, di distruggere le persone (e con loro le aziende che operano da 120 anni) con gli strumenti delle allusioni, delle ambiguità, delle supposizioni spacciate per riscontri. Questa non è giustizia, ma una continua gogna mediatica, spesso senza possibilità di replica o contraddittorio, perché si trasformano le ipotesi in fatti».
Il pm Angela Pietroiusti e il Ros Carabinieri indagano su Bulgarella, che ha costruito alberghi in tutta Italia e ha conservato importanti interessi in Sicilia, in particolare in una società di navigazione, perché sospettano che parte del suo patrimonio (l’accumulazione primaria, si potrebbe dire) derivi dalla cessione delle sue quote nella società Calcestruzzi Ericina, che fu acquistata dal capomandamento di Trapani Vincenzo Virga. Nell’inchiesta sono state raccolte testimonianze di pentiti di mafia che hanno parlato di rapporti fra l’imprenditore e altri esponenti di famiglie mafiose, fra cui Luca Bellomo, rappresentante di attrezzature alberghiere ma anche marito di una nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro, e arrestato per mafia nel 2014. Alcuni rapporti societari e commerciali sono confermati dalla documentazione raccolta nel corso delle indagini. Quanto ai rapporti con il sistema bancario e in particolare con Unicredit, secondo gli inquirenti Bulgarella stava riuscendo, con una difficile trattativa e robusti aiuti dai vertici di Unicredit, ad ottenere una ristrutturazione del suo debito (che oggi è calcolato in circa 70 milioni) e un nuovo finanziamento. Per questo la procura ipotizza a vario titolo, nei confronti di nove persone fra cui Palenzona, i reati di reimpiego di capitali illeciti, associazione a delinquere, appropriazione indebita, truffa, il tutto con l’aggravante di mafia.
Bulgarella ricorre in Cassazione contro il sequestro e denuncia per calunnia Birrittella 2016-09-14T11:16:10+00:00