La vicenda Sac, la triste sceneggiata che non fa decollare Catania

Mettiamola così: è giusto, in nome delle ambizioni di qualcuno, mandare al massacro un ottimo manager e un’altrettanto ottima docente universitaria? Domanda legittima se guardiamo al caso della Sac, la società che gestisce l’aeroporto di Fontanarossa di Catania. In siciliano si dice “o iocu o sfascio u iocu” (o gioco io oppure non faccio giocare nessuno) e questa sembra la strategia di chi voleva immediatamente mettere le mani sull’aeroporto e non vi è riuscito. Perché ormai da tempo appare chiaro che l’interesse è quello di entrare in quella stanza dei bottoni, guidare una macchina che gestisce affari voluminosi, a partire dagli appalti, condizionarne lo sviluppo cogliendo questa o quella linea per la privatizzazione.

E non è un bel vedere la partita che si sta giocando, con entrate a gamba tesa da parte di chi è parte in causa ed è interessato a questa o quella linea.

La questione che riguarda i titoli dell’amministratore delegato Ornella Laneri appare una questione di lana caprina. Lo stesso Tony Zermo, oggi sul quotidiano La Sicilia, ammette che le regole sono state di volta in volta cambiate secondo l’interesse di chi doveva ricoprire quella carica. È dunque? L’azionista (o gli azionisti) sceglie, cambia le regole e lo fa nel rispetto delle norme societarie. Non si è mai visto uno scontro così per la nomina dei vertici di un aeroporto. Anche questa è la specialità siciliana: riuscire a rendere impossibili e contorte le cose più normali.
La verità è che bisogna togliere l’aeroporto dalle mani della politica e che bisogna prima possibile arrivare alla privatizzazione di uno scalo che negli anni è diventato il più importante del Mezzogiorno. La Sac non è un’opera pia e non è nemmeno terra di conquista di chi aspira sommariamente a gestire potere, denaro tanto denaro. Valgano le logiche aziendali e si chiuda questo dibattito specioso che rischia di raggiungere un obiettivo solo: il depauperamento del valore aziendale con il rischio che le quote della Sac vengano acquistate da chiunque per una mangiata di pasta, anche di scarsa qualità.  Oppure il vero obiettivo è questo? Perché in tal caso forse la magistratura catanese, così solerte in questa vicenda, potrebbe già cominciare a immaginare alcune verifiche, magari facendosi aiutare dagli ottimi uomini della Guardia di finanza che sanno dove mettere le mani.

La vicenda Sac, la triste sceneggiata che non fa decollare Catania 2016-09-15T07:46:42+00:00