La vergognosa storia della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea

Criticità ambientali ripetutamente segnalate ma sostanzialmente ignorate. Eppure quella discarica, dove conferivano rifiuti decine di Comuni della Sicilia e oltre, anche illegalmente, è una bomba ecologica che minaccia centri abitati e falde acquifere Il sito di Mazzarrà Sant’Andrea messo sotto sequestro nel 2014 dopo l’intervento della Procura di Barcellona, deve essere bonificato, magari attingendo a quei 49 milioni di euro finalizzati alla messa in sicurezza degli impianti inutilizzati. Il biogas che fuoriesce dalla discarica, distante appena 300 metri dal centro abitato, sta uccidendo piante ed alberi e i pozzi da cui si alimenta l’acquedotto del vicino Comune di Furnari potrebbero essere contaminati dal percolato. Il sindaco di Furnari Mario Foti continua a denunciare una situazione diventata insostenibile.

Il 22 giugno il primo cittadino ha fatto a tutti gli organi preposti, sia regionali che ministeriali, una richiesta di accesso agli atti con contestuale informazione ambientale sulla mancata captazione del biogas. A partire dal 11 aprile infatti Foti aveva ricevuto dalla Osmon srl, società che gestisce la captazione del biogas a Mazzarrà Sant’Andrea, una serie di note con le quali si evidenziava una situazione di pericolosità derivante “dall’incuria nella gestione della discarica da parte di TirrenoAmbiente spa con conseguente “forte impatto ambientale e in termini di sicurezza (rischio esplosione) poiché il biogas prodotto dai rifiuti che non viene estratto si disperde in atmosfera..”.

In pratica la Osmon accusa TirenoAmbiente di non effettuare un’idonea manutenzione della discarica che consentirebbe di migliorare l’estrazione del biogas, di non smaltire in modo rapido e completo il percolato e di non garantire l’integrità della copertura. La società piemontese si dice anche nell’impossibilità economica di proseguire con la valorizzazione energetica del biogas estratto dalla discarica e che procederà allo spegnimento dell’impianto per la produzione di energia elettrica.

Della termodistruzione del biogas a quel punto si sarebbe dovuta occupare la TirrenoAmbiente che dopo avere ignorato tutte le note con cui la Osmon chiedeva un piano di miglioramento dell’impianto di captazione da condividere, il 21 aprile risponde diffidando la società piemontese dal “tenere comportamenti temerari che avrebbero potuto determinare oggettivi rischi ambientali”. Alla richiesta di accesso agli atti del sindaco Foti risponde il 5 settembre la Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente con una nota inviata all’Arpa Sicilia dove in sostanza viene sollecitato il monitoraggio della qualità dell’aria nel territorio di Furnari e l’integrazione delle analisi per la ricerca di eventuali ulteriori componenti oltre il metano contenuto nel biogas, così come aveva chiesto il sindaco.

Di questo continuo carteggio viene messa a conoscenza anche la Procura della Repubblica di Barcellona. Antonio Marchese, direttore dell’Arpa stazione di Messina, in una nota inviata ad aprile a TirrenoAmbiente aveva anticipato che appena sarebbe stato disponibile un proprio mezzo mobile avrebbe attivato una campagna di monitoraggio della qualità dell’aria nella zona interessata dalla discarica. Ma i mesi sono trascorsi senza un nulla di fatto. “La strumentazione che avevamo inviato con il nostro mezzo ha avuto un guasto e il ricambio per l’analizzatore di metano lo abbiamo dovuto richiedere in Austria – dice Marchese– ma a breve potremo avviare un controllo continuo”. Il direttore dell’Arpa sottolinea l’importanza della captazione del biogas che se concentrato in discarica senza vie di fuga può innescare delle esplosioni. Ecco perché se non viene estratto per produrre energia deve essere bruciato in torcia con inevitabili emissioni nocive di CO2.

“In un recente sopralluogo abbiamo constatato la morte di circa 500 alberi di agrumi che si trovavano nel territorio circostante e le cause sono da ricercare nella cattiva gestione della discarica- dice Mario Foti- e nelle criticità riscontrate nello smaltimento delle sostanze nocive, dal biogas al percolato”. E’ del novembre 2015 il provvedimento emanato dalla Prefettura di Messina che imponeva l’attivazione di tutti i soggetti interessati, dall’Arpa all’Asp al Comune di Mazzarrà a TirrenoAmbiente, per scongiurare ulteriori rischi provocati da un sito fortemente compromesso.

Il Comune di Furnari ha sempre segnalato la situazione di pericolo agli assessorati competenti ma la Regione sembra avere perso quell’attenzione che con l’ex assessore all’Energia e rifiuti, il magistrato Nicolò Marino, aveva mostrato quando nel 2014 istituì la “Commissione ispettiva per la verifica degli atti relativi alle discariche private in esercizio ” iniziando un processo di ripristino della legalità rimasto per molti versi incompiuto. Molti i filoni di inchiesta, alcuni ancora aperti, scaturiti dalle segnalazioni della Commissione alla Magistratura, sulla gestione della discarica.

A ottobre del 2015 il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ed è stato nominato un commissario e TirrenoAmbiente, la società mista che gestisce dal 2002 il sito, dopo i diversi cambi al vertice e i guai giudiziari, sopravvive quasi in un limbo. Ci si chiede se qualcuno pagherà per la violenza che è stata fatta ad un intero territorio, consentendo la realizzazione di una discarica a ridosso di un torrente e dove tutta una serie di attività agricole hanno dovuto lasciare il posto gli interessi politico mafiosi che si sono intrecciati intorno allo smaltimento dei rifiuti, fonte di guadagno per alcuni imprenditori venuti dal nord ma anche per i referenti di cosche locali.

Il consulente della Procura, l’ingegnere Francesco Melidoro aveva anche rilevato che:

 “le acque sotterranee della discarica presentano notevoli indici di inquinamento, sulle pareti della discarica esistono situazioni di criticità correlate con fuoriuscita di percolato tali da generare locali profonde incisioni e le condizioni precarie di equilibrio del corpo della discarica potrebbero portare fenomeni franosi di rilevante pericolo, che potrebbero manifestarsi in un breve, medio periodo, in occasione soprattutto di intense precipitazioni atmosferiche”.

Nel dicembre del 2015, dopo l’incidente probatorio del perito Nicola dell’Acqua si riparla di interventi urgenti sula stabilità della discarica e di gravi mancanze di Arpa, Provincia e Regione, che negli anni non avrebbero vigilato come dovevano sulle attività di TirrenoAmbiente, mentre ha escluso che “allo stato le acque superficiali del torrente Mazzarrà e dei pozzi idrici di Furnari siano inquinati”. Ma nessun controllo specifico è stato più effettuato.

La vergognosa storia della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea 2016-09-19T14:50:20+00:00