Ci risiamo, rispunta l’idea del Ponte sullo Stretto…

E ci risiamo. Come una fenice spunta dal deserto della politica italiana l’idea di collegare Sicilia e continente con il famoso Ponte sullo Stretto. Che era lo stesso che sognavano i Romani, che volevano fare a fine ‘800 i Savoia, che fece progettare Mussolini, che la Dc promise all’Italia repubblicana, che Silvio Berlusconi si impegnò a realizzar da premier, e che adesso sta nella bocca di Renzi. Non si farà, ovviamente, ma intanto se ne parla. L’importante è per i politici non ricordare il dato più imbarazzante: NON realizzare il Ponte sullo Stretto è costato fino ad ora agli italiani, tra costi di progettazione, creazione di società ad hoc, gare d’appalto, penali, ben 300 milioni di euro…

“Il Ponte può creare “centomila posti di lavoro”, dice il presidente del consiglio Matteo Renzi nel corso dell’assemblea che celebra i 110 anni del gruppo Salini-Impregilo”. Renzi indica l’infrastruttura come parte del completamento della “Napoli-Palermo”. “Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni – dice rivolgendosi a Pietro Salini, numero uno del Gruppo – noi ci siamo”.

Il ponte sullo stretto di Messina è un progetto di cui si parla da oltre un secolo, ma che non si è mai concretizzato nonostante se ne fosse parlato moltissimo durante i primi governi di Silvio Berlusconi. Renzi ne ha parlato per la prima volta da quando è al governo nel corso di un’intervista pubblicata nell’ultimo libro di Bruno Vespa: era stato molto prudente all’epoca e avevo detto che la costruzione del ponte era subordinata al completamento di molte altre opere che per il momento avevano la priorità.
Lo scorso marzo del ponte aveva parlato nuovamente il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che aveva chiesto al governo di accelerare sul progetto. Renzi aveva risposto sottolineando ancora una volta che c’erano altre opere prioritarie: «È un’opera fattibile, i nostri ingegneri sono tra i migliori al mondo, ma la affronteremo solo dopo aver completato le altre opere», come la Salerno-Reggio Calabria e altre infrastrutture in costruzione in Sicilia. Oggi Renzi è sembrato più molto più deciso a cominciare rapidamente i lavori, anche se ha comunque citato l’importanza di altre opere pubbliche. Secondo il presidente del Consiglio, la costruzione del ponte porterà alla creazione di 100 mila posti di lavoro.

“Sono davvero felice per questa apertura del premier Matteo Renzi sul Ponte sullo Stretto”. Lo afferma il sindaco metropolitano di Catania, Enzo Bianco, ricordando che era ministro del governo Amato che approvo’ la fattibilita’ dell’opera. “C’erano tre punti importanti per la realizzazione del Ponte – osserva Bianco – la fattibilita’ tecnica, soprattutto in tema di sicurezza antisismica, e c’era; l’impatto ambientale, che era negativo durante la costruzione, ma positivo dopo; e che si giustificava soprattutto come opera per il trasporto ferroviario. E quest’ultimo e’ un punto dolente per i siciliani che oggi per andare a Roma o a Torino in treno impiegano lo stesso tempo degli anni Sessanta”. Per il sindaco di Catania il Ponte sullo Stretto “ha un senso se viene completata la rete ferroviaria in Sicilia e dalla Calabria a Salerno per permettere ai treni di viaggiare a 180 chilometri l’ora e arrivare a Roma in 5-6 ore”. “Ben venga allora l’opera – conclude Bianco – e siamo sin da ora pronti a fornire la nostra collaborazione”.

Protestano invece tutti gli altri: gli ambientalisti, le opposizioni di sinistra, il Movimento Cinque Stelle, perfino Forza Italia che è la culla del progetto del grande ponte. “Si rivelerà un altro boomerang per Renzi – twitta Brunetta – Nessuno lo prende sul serio, anche nel suo Pd nessun commento a favore”.

Ci risiamo, rispunta l’idea del Ponte sullo Stretto… 2016-09-27T20:44:18+00:00