I soldi dell’antimafia, il caso di Avviso Pubblico

Su 300.000 euro di bilancio, ben 260.000 euro servono per la gestione. E per le iniziative antimafia, invece, resta solo il 12% delle risorse. E’ un caso Avviso Pubblico, il braccio di Libera dentro la pubblica amministrazione, l’ “Associazione di enti locali e regionali per la formazione civile contro le mafie”. Il bilancio è stato pubblicato da Prima Pagina Modena, quotidiano diretto da Giuseppe Leonelli. Ecco uno stralcio:

Antimafia, basta la parola, anzi no. Per fare antimafia ci vogliono anche soldi, sempre. Pubblici, soprattutto. E soprattutto quando ad intercettarli sono soggetti costituiti in associazione che in nome dell’antimafia hanno costruito realtà ‘senza scopo di lucro’ ma con bilanci e con strutture da grandi aziende. Con organismi di gestione ed organici di personale grandi al punto da dovere destinare la maggior parte delle entrate di quote associative e di contributi volontari al loro mantenimento e solo ciò che rimane, ovvero una minima parte, alle iniziative antimafia per le quali sono nate e che dovrebbero rappresentare il fine ultimo della loro attività.
Il caso.  Guardando il bilancio sembrerebbe il caso dell’Associazione Avviso Pubblico con sede in Piazza Matteotti a Grugliasco, in provincia di Torino, ma con sede legale indicata nell’atto costitutivo datato 1996, presso la sede del Municipio di Savignano sul Panaro, in provincia di Modena. Stando al sito web ufficiale, l’associazione creata anche dall’ex sindaco di Savignano Massimo Calzolari oggi presieduta dal sindaco Pd di Grugliasco Roberto Montà (il vicepresidente nazionale è il contitolare dello studio legale di Enza Rando, Pietro Gurrieri ex assessore del Comune siciliano di Vittoria) è nata con «l’intento di collegare ed organizzare gli amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica nella Pubblica Amministrazione e sui territori». Oggi conta 360 soci pubblici, tra Comuni, Unioni di comuni, Province e Regioni.
Gli  enti locali italiani aderenti, hanno garantito all’associazione, per il 2016, entrate da quote societarie pari a 240.000 euro. A questi si aggiungono 50.000 euro da contributi volontari e 10.000 euro da entrate varie. In tutto 300.000 euro di entrate che nel bilancio di previsione per il 2016 dell’associazione, andranno per 160.000 euro a finanziare la retribuzione del personale, e per 100.000 euro spese di gestione interna. Rimangono 40.000 euro che tolto un fondo di riserva da 4.000 euro porta la cifra disponibile prevista per iniziative antimafia a 36.000 euro. Circa il 12% del totale dei finanziamenti.

Ma Avviso Pubblico riceve soldi anche dai Comuni per “corsi di formazione sulla legalità” Si tratta di affidamenti diretti. Soldi pubblici dati ad un’associazione formata da enti pubblici e concessi tramite affidamento diretto, senza gara. Associazione che a sua volta fa partecipare i Comuni a progetti più larghi, sempre legati alla lotta alla mafia, alla legalità, alla trasparenza, spesso in coppia con Libera “che in provincia di Modena – scrive sempre Prima Pagina –  ha il volto di Enza Rando, della quale si è già scritto per le molteplici consulenze da decine di migliaia di euro che attraverso il proprio studio sono arrivate negli anni dalle amministrazioni PD della provincia e della regione. In una sorta di corto-circuito politico-amministrativo ed associativo fatto di progetti che si inglobano l’un l’altro proposti e finanziati dagli stessi, agli stessi amministratori e per gli stessi amministratori che li propongono da organismi autoreferenziali e di fatto autofinanziati con soldi pubblici dove il rischio (come dimostra il caso Avviso Pubblico dove quasi tutto viene speso per gestione e personale), è quello di perdere di vista l’obiettivo fondamentale: l’antimafia e le sue iniziative. Ridotta alle briciole dei workshop o di giornate di formazione dedicate e riservate ad una platea di soliti noti”.

Circa la vicenda di Enza Rando, avvocato che rappresenta Libera nei diversi processi in cui l’associazione di Don Ciotti si costituisce parte civile, questa estate il quotidiano di Modena, racconta il direttore Lionelli “ha pubblicato una inchiesta sul ruolo di Libera e sugli incarichi della numero due di don Luigi Ciotti. Ha fatto questo. E’ finita che siamo stati accusati di essere «oggettivamente al fianco delle mafie». Abbiamo già depositato querela in Tribunale a Modena verso chi scrisse quelle frasi e che mai ha avuto il buongusto di scusarsi (il referente di Libera Maurizio Piccinini e tutti coloro che condivisero il suo messaggio). Il tutto nel silenzio dell’ordine dei giornalisti, del sindacato dei giornalisti, del Pd che governa la città e con il beneplacito del senatore Pd della commissione antimafia Stefano Vaccari”.

I soldi dell’antimafia, il caso di Avviso Pubblico 2016-10-03T07:04:14+00:00