La corruzione in Italia e in Sicilia nella fotografia della Fondazione Res

L’Italia è un paese corrotto. E lo è non solo e non tanto ai vertici. Ma nel territorio. Oggi, esiste un nuovo tipo di corruzione, molto più frammentata, con tangenti meno grandi ma più diffuse. La possiamo chiamare una corruzione a chilometro zero. Difficile da stanare o da percepire, anche perché spesso avviene non per soldi ma con strane triangolazioni. E infatti le condanne sono pochissime.

È la Campania la regione col maggior numero di reati legati alla corruzione politica, seguita dalla Lombardia e poi dalla Sicilia. Nell’Isola le sentenze di Corte di Cassazione tra il 2005 e il 2005 sono state 167, delle quali 48 per il reato netto di corruzione il resto per “altri reati” legati al settore politico.

Le regioni più virtuose sono Valle d’Aosta e Umbria. E se i reati contestati ai politici tra il 1980 e il 1994 erano 400, scesi a 317 tra il 1995 e il 2004, cioè dopo l’inchiesta su Tangentopoli, ora i reati commessi dai politici sono saliti a 517. Sono alcuni dei dati emersi dall’ottavo rapporto della fondazione Res sulla corruzione presentato a Palermo. Fonti della ricerca sono la banca dati delle sentenze della corte di Cassazione dal 1985 a oggi e i casi considerati nelle autorizzazioni a procedere del Parlamento. Nelle sentenze della Cassazione i reati più contestati risultano la corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio (17%) e la concussione (11%).Il finanziamento illecito ai partiti è presente in misura minore (6%). Più rilevanti sono invece i reati associativi (l’associazione per delinquere e quella di stampo mafioso, che insieme raggiungono il 12%). I reati di corruzione in senso stretto restano tendenzialmente stabili nel tempo, mentre cala sensibilmente, dopo il 1994, il finanziamento illecito ai partiti (passato dal 29% al 7%) e salgono gli “altri reati” (tra cui, in particolare, i reati associativi): dal 35% al 46,5%. Questi ultimi sono in forte crescita nell’ultimo decennio, soprattutto al Sud, dove incidono per il 18%. I reati di corruzione sono maggiormente presenti a livello comunale (55%), mentre quelli associativi a livello regionale (46%).

L’indagine si è concentrata sulla “corruzione politica”, intesa come quella quota dei reati legati alla corruzione che coinvolge direttamente detentori di cariche politico-amministrative a livello locale, regionale e nazionale (sindaci, presidenti di regione, assessori, consiglieri, parlamentari, ecc.). Sono stati selezionati dati relativi non solo ai reati di corruzione in senso stretto, ma anche riferiti a vicende giudiziarie che riguardano evidenti episodi di corruzione anche se essi sono stati penalmente perseguiti attraverso altre fattispecie di reato (come i reati associativi o i reati di criminalità economica e altri). Cambia la natura del fenomeno, però. Se prima i vantaggi della corruzione erano diretti prevalentemente verso i partiti (in particolare con il finanziamento illecito), adesso appaiono più frequenti i casi di vantaggi personali che si manifestano anche con la costruzione di reti associative più “private”.

Il Rapporto Res su ‘La corruzione politica al Nord e al Sud – I cambiamenti da Tangentopoli a oggi”, è stato realizzato dalla Fondazione RES, a cura di Rocco Sciarrone. “Un’indagine innovativa sulla corruzione politica, che è considerata uno dei principali ostacoli alla crescita economica e civile del Paese”. Il fenomeno “è ancor più preoccupante nel Mezzogiorno dove si combina con l’influenza della criminalità organizzata. Mancano tuttavia dati solidi per inquadrare la diffusione del fenomeno, il suo andamento nel tempo, il radicamento nelle diverse aree del Paese, le modalità prevalenti che assume”.

In tutto ciò, le leggi di contrasto nel nostro Paese sono inesistenti o sbagliate. Lo sa bene il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Pier Camillo Davigo: “Il legislatore sembra non avere idea di cosa sia nella realtà la corruzione, dal momento che continua a scrivere leggi che hanno poco o nulla a che fare con i fenomeni da fronteggiare – dice -. La corruzione  è un reato sommerso, il numero di condanne che ci sono ogni anno in Italia riferito al numero dei suoi abitanti è inferiore alla Finlandia che è uno dei paesi meno corrotti al mondo, è evidente che qualcosa non va”.

“Abbiamo un numero molto elevato di fattispecie penali – prosegue il presidente dell’Anm -, la maggior parte dei processi non si fanno per accertare se il privato ha dato soldi o promesso altre utilita’ al funzionario pubblico, ma per vedere in quali delle varie caselle deve essere collocata questa condotta. Probabilmente se venissero semplificate le fattispecie, gia’ si farebbe un passo avanti”. Davigo aggiunge che “la corruzione in larga misura e’ un reato sommerso, con cifra nera elevatissima che e’ la differenza tra i delitti commessi e quelli denunciati. Le statistiche giudiziarie non registrano quasi nulla della corruzione. Il numero di condanne che ci sono ogni anno in Italia, su 100mila abitanti, e’ inferiore a quello della Finlandia che e’ uno dei Paesi meno corrotti al mondo. Allora  qualcosa non va tra gli strumenti approntati”.

La corruzione in Italia e in Sicilia nella fotografia della Fondazione Res 2016-12-19T16:01:47+00:00