Formazione, così funzionava la maxi truffa dell’Anfe

Era passato praticamente indenne dai terremoti che hanno sconquassato la formazione in Sicilia negli ultimi anni. Le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il Ciapi e Francantonio Genovese, quelle della Corte dei conti che hanno inguaiato funzionari regionali e uomini del sistema della formazione. Ieri il suo impero è crollato. Paolo Genco, da Salemi, conosceva tutti all’assessorato per la Formazione, a Palermo. Era uno dei leader della formazione in Sicilia, a capo dell’Anfe, un ente di formazione che conta 700 dipendenti in tutta l’Isola, e gestisce corsi di formazione per 20 milioni di euro l’anno sin dai tempi di Cuffaro, passando per l’Avviso 20 di Lombardo, fino ai giorni nostri. Ieri però il nucleo polizia tributaria della Guardia di Finanza di Trapani ha arrestato Genco, e un piccolo imprenditore Baldassere Di Giovanni, per una truffa milionaria sui corsi di formazione.

La formazione in Sicilia è uno dei settori più sovvenzionati. Ogni anno arrivano sull’isola circa 250 milioni di euro e su questi fondi ci si butta a capofitto. Sono due i modi più usati per rubare soldi nella formazione. Uno è quello di organizzare corsi fantasma, con alunni inesistenti. L’altro è quello di emettere fatture false o gonfiate per spese poi rimborsate dalla Regione Siciliana. E questo secondo metodo è stato quello utilizzato da Genco – secondo la Guardia di Finanza . Paolo Genco e di Baldassare Di Giovanni entrambi di Palermo, sono ritenuti responsabili dell’indebita percezione dal 2010 al 2013 di contributi pubblici a carico della Regione Siciliana e dell’Unione Europea per oltre 53 milioni di euro. Il provvedimento, che ha disposto anche il sequestro di ben 41 beni immobili per un valore di circa 2 milioni di euro, rappresenta l’epilogo di una lunga e delicata attività d’indagine svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani nel settore dei finanziamenti pubblici destinati alla “formazione professionale”.
L’Anfe è uno degli enti più blasonati in Sicilia, presso cui convergono risorse cospicue, circa 17 milioni di euro l’anno solo per la formazione professionale- spiega il Tenente Colonnello Michele Ciarla che ha coordinato l’inchiesta. L’indagine ha consentito di scoprire non che i corsi di formazione non si tenevano ma che i costi per i rimborsi venivano gonfiati. Abbiamo stimato fatture inesistenti per 2 milioni di euro, che hanno inficiato tutto il contributo nel corso di 3 anni per 53 milioni di euro”.
I soldi venivano reinvestiti nell’acquisto di immobili, poi. “La formazione è un settore in cui siamo molto attenti – continua Ciarla – perchè i contributi che arrivano su questo settore in Sicilia sono tantissimi, circa 250 milioni di euro l’anno, quindi si presta sia come bacino, che come sistemi clientelari e voto di scambio, che come strumento per arraffare risorse”.

Così la Guardia di Finanza ha spiegato come avveniva il raggiro:

In sintesi, dalle investigazioni svolte dai finanzieri mediante numerosi e variegati mezzi di ricerca della prova è emerso che il responsabile dell’ente di formazione siciliano, in accordo con DI GIOVANNI Baldassare, titolare della “General Informatic Center” e della “ Coreplast”, apparenti fornitori dell’A.N.F.E., aveva rendicontato all’ente erogatore (mediante la produzione di false fatture di acquisto) costi per beni e servizi mai effettivamente forniti. La notevole massa di danaro utilizzata per giustificare il pagamento delle fittizie fatture di acquisto, ritornava poi nella disponibilità di Genco Paolo che reinvestiva tali proventi nell’acquisto di numerosi immobili (molti dei quali oggi sottoposti a sequestro), formalmente intestati in parte ad una società immobiliare, denominata “La Fortezza” (amministrata dal Di Giovanni), e in parte ad una dipendente dell’A.N.F.E., anch’essa coinvolta nella frode. Alcuni dei suddetti immobili venivano, inoltre, locati per finalità formative allo stesso A.N.F.E. con duplice illecito guadagno per i due sodali.
Inoltre, al fine di consentire alla “General Informatic Center” di aggiudicarsi tutti i contratti di fornitura di beni e servizi, facendo apparire che la selezione era avvenuta sulla base del criterio dell’offerta più conveniente, l’A.N.F.E. aveva simulato indagini di mercato dirette alla selezione dei fornitori di materiale informatico (quando sin dall’inizio l’intendimento esclusivo era quello di avvalersi della sola società del Di Giovanni) e quindi formato falsi preventivi di spesa, del tutto antieconomici, riconducibili ad altre società risultate però ignare o addirittura inesistenti.

Genco, originario di Salemi, è stato recentemente protagonista anche di grandi operazioni di acquisizioni di enti. Recentemente era entrato in forte contrasto con la Regione perché dalla nuova graduatoria dei corsi di formazione erano stati esclusi diversi progetti dell’Anfe. Una circostanza che ha portato l’Ncd all’Ars a minacciare di uscire dalla maggioranza. Genco aveva minacciato ricorsi se non si fossero rivisti i criteri di selezione.
Con l’Anfe era pronto a inserirsi nell’affare degli sportelli funzionali per i quali sono stati stanziati al Governo circa 100 milioni di euro.
Il suo potere va oltre la formazione, e si inserisce anche nel mondo dei sindacati. Era diventato presidente di Forma Sicilia, un cartello di grandi enti che coinvolge ex Ial, ex Cisl, ex Cefop, Enfap, ex Uil, e altre sigle cattoliche.

CORRAO. “Dal presidente Crocetta due pesi e due misure. Ringrazia gli inquirenti per l’inchiesta sulla formazione che vede coinvolto uno degli enti che la stessa Regione Siciliana finanzia con una barca di soldi, dall’altro però fa orecchie da mercante sull’operato delle sue alte e fedeli dirigenti Monterosso e Corsello, ambedue a processo e il per il quale sarebbe opportuno costituirsi parte civile. Non capiamo cosa aspetti la Regione Siciliana ad intraprendere una massiccia operazione di accertamento delle responsabilità all’interno del dipartimento Formazione, che per anni ha contribuito a rendere il settore della formazione siciliana il più truffato d’Europa”. L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao interviene in questi termini relativamente alla presunta truffa dei fondi per la formazione professionale all’Anfe. “Ora Crocetta esprime soddisfazione – dice Corrao – ma soddisfazione su cosa, dove sono stati i controlli? Come è possibile che la Regione non sapesse nulla del modo in cui venivano gestiti i fondi da quello che era considerato da tutti il re della formazione in Sicilia? Possibile che non abbia mai pensato di porre sotto la lente d’ingrandimento un ente che percepiva dai 15 ai 20 milioni di fondi ogni anno? Cosa ha fatto la Regione per prevenire le truffe nel mondo della formazione? Eppure bastava, per esempio, anche solo ascoltare i tanti dipendenti dell’Anfe che denunciavano di non essere stati pagati da mesi o analizzare i prezzi fuori mercato con cui l’ente di formazione acquistava beni e servizi usando il denaro pubblico. Quello della formazione è un settore martoriato dalle truffe e dalla mala politica, dove le vere vittime sono i dipendenti non pagati. Ora in 700 rischiano il posto di lavoro e restano al palo i giovani ai quali sarebbero dovuti andare i fondi per la formazione, per esempio i ragazzi in età molto giovane. Ricordiamo anche le altre indagini, per esempio sul sistema dei finti corsi di formazione che coinvolse Mister preferenze del PD in Sicilia Francantonio Genovese e l’altro deputato PD Riggio nel cosiddetto sistema Giacchetto che ci ha costretto – conclude Corrao – a restituire milioni di euro all’Europa”.

Formazione, così funzionava la maxi truffa dell’Anfe 2017-01-14T07:29:48+00:00