Messina Denaro lontano dalla Sicilia, nascosto da una rete massonica

E’ stato in Brasile, e si faceva chiamare Polizzi. Si nasconde lontano dalla Sicilia, Matteo Messina Denaro l’ultima primula rossa di Cosa Nostra, numero uno nella lista dei latitanti più ricercati d’Italia. Il rapporto riservato sulle ricerche del capo di Cosa Nostra trapanese è stato parzialmente illustrato dal procuratore Maria Teresa Principato alla Commissione parlamentare Antimafia. In quel rapporto confluiscono anche molte intercettazioni rilevate durante altre inchieste di mafia oppure ancora segretate.

In Brasile lo conoscono come il signor Polizzi, imprenditore facoltoso originario di Castelvetrano che va in giro con una affascinante quarantenne. Ma da quando l’interpol ha dato conferma agli investigatori italiani che quello che gira per Rio con questo nome non è il vero Signor Polizzi in base ai dati dell’anagrafe italiana, lui è scomparso. Forse ha cambiato di nuovo nome e città rubando un’altra identità.

“Messina Denaro è protetto da una rete massonica. Riteniamo che il boss abbia ormai rinunciato ad esercitare il suo governo mafioso sulla provincia di Trapani” dice Principato.
È da ventiquattro anni che Matteo Messina Denaro ha fatto perdere le sue tracce. Hanno arrestato familiari, fedelissimi, sequestrato beni, ma “Diabolik” (così è soprannominato) l’ha sempre fatta franca probabilmente anche grazie a quelle protezioni altolocate di cui ha parlato la Principato (che dal 24 marzo tornerà alla Procura nazionale antimafia, con la scadenza del suo mandato a Palermo).

Una pista investigativa porterebbe ad una presenza del boss lontano dalla Sicilia, in Brasile, grazie ad una falsa identità. È in Sud America, dunque, che si sarebbe nascosto. Sarebbe stato visto in compagnia di una donna quarantenne e si farebbe chiamare signor Polizzi. Anche Gaetano Badalamenti  è stato latitante in Brasile, ma va detto che più che altro la famiglia mafiosa della provincia di Trapani e del Belice ha solidi rapporti con il Venezuela, per via dei traffici di droga, e in Venezuela, in passato, sono stati latitanti importanti boss del narcotraffico legati a Cosa nostra trapanese. Ma, in tema di rapporti con l’estero, va anche detto che i rapporti più profondi della famiglia Messina Denaro sono con l’Africa Settentrionale e con la Tunisia.

A parlare di Messina Denaro e delle sue protezioni è in particolare il collaboratore di giustizia agrigentino, Giuseppe Tuzzolino, personaggio però controverso e poco attendibile, denunciato adesso anche dal suo ex avvocato. Numerosi gli accertamenti compiuti su sua indicazione. Diversi mesi fa i poliziotti di New York, per conto della Procura di Palermo, si recarono in un appartamento alla ricerca di una cassaforte da lui indicata. All’interno vi sarebbero dovute essere delle fotografie recenti, contenute in un hard disk, del superlatitante di Castelvetrano. Grazie alle indicazioni del pentito venne trovato il locale, ed anche la cassaforte, ma di quel dispositovo non vi era più traccia.

Messina Denaro lontano dalla Sicilia, nascosto da una rete massonica 2017-01-20T10:38:51+00:00