Privatizzare o no? Le sfide degli aeroporti siciliani

Catania, Palermo, Trapani. Ma anche Pantelleria, Lampedusa. Adesso anche Noto. E domani, chissà. La Sicilia è la regione italiana che vanta il maggior numero di aeroporti. aeroporto_comisoIl nodo del rilancio delle infrastrutture della regione, passa anche da un’attenta analisi delle risorse, per evitare che fiumi di denaro vengano spesi per costruire e mantenere strutture inefficienti.  Finora alla Sicilia gli aeroporti sono costati tanto, tantissimo. Una spesa che nessun ente pubblico può più permettersi, ed ecco perchè si spinge da più parti per accelerare i processi di privatizzazione degli scali. A Trapani l’aeroporto “Vincenzo Florio”, nonostante quest’anno punti a raggiungere la quota di due milioni di passeggeri l’anno trasportati con il vettore Ryanair, rischia la chiusura. L’aeroporto è gestito dall’Airgest, le cui quote sono a maggioranza della Provincia Regionale di Trapani, che negli anni si è accollata tutti i debiti necessari per fare decollare – in tutti i sensi – la struttura. Ora, però, la Provincia non c’è più (è stata abolita, con le altre nove, da una legge approvata di recente all’Ars) e non si capisce chi prenderà il posto dell’ente nella proprietà dell’Airgest. “Teoricamente, le quote verrebbero spartire tra i diversi consorzi di Comuni che si verranno a creare al posto delle Province – spiega il presidente del consiglio provinciale di Trapani, Peppe Poma – ma non c’è nessun ente locale in grado di sostenere finanziariamente l’aeroporto,  o di indicare un management adeguato”. Il rischio concreto è che Ryanair faccia le valigie e se ne vada. Il contratto con Trapani (dove Ryanair basa quattro aeromobili, con più di 30 rotte nazionali ed europee) scadeva nel Febbraio scorso. E’ stato rinnovato fino al 2014, ma in mancanza di un interlocutore la compagnia regina del low – cost potrebbe decidere di abbandonare Birgi. “E’ per questo – conclude Poma – che dobbiamo pensare ad un maggiore coinvolgimento dei privati nella gestione dell’aeroporto”.

Il tempo della gestione pubblica degli aeroporti è terminato. Lo sa bene Vito Riggio, presidente dell’Enac, che spinge affinchè le privatizzazioni dei piccoli e grandi aeroporti di Sicilia vengano fatte il prima possibile. Anche se i dati di traffico non sono buoni (ma è tutto il trasporto aereo ad avere subito un tracollo tra il 2012 e il 213),  i due principali aeroporti siciliani, Fontanarossa a Catania e Falcone Borsellino a Cinisi – Palermo fanno gola a molti. Catania è il più importante aeroporto del Mezzogiorno per numero di passeggeri l’anno: nel 2012  ci sono stati  6.246.888 ed  è al quinto posto tra gli aeroporti italiani.  Nei primi tre mesi del 2013 pur con una flessione del 7,2% i passeggeri sono già 1.119.777

A Catania, però, gli enti pubblici non vogliono fare un passo indietro. “Non vendiamo le nostre quote” dice Enzo Taverniti, presidente della Sac, la società che gestisce lo scalo. Taverniti rappresenta nel Cda della società la Camera di Commercio di Ragusa. Secondo Taverniti “non è l momento migliore per vendere,  e comunque i soci hanno le risorse per poter investire ancora”.  Ci sono sul piatto, infatti, investimenti per 130 milioni di euro, per migliorare soprattutto i servizi di collegamento con Catania.

Vento opposto a Palermo. dove l’aeroporto Falcone Borsellino ha preso la strada della privatizzazione. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il presidente della Camera di commercio Roberto Helg e il presidente della Provincia di Palermo Giovanni Avanti sono stati sentiti a Roma dal consiglio di amministrazione dell’Enac: tutti e tre insieme gli enti territoriali detengono il 95% delle quote della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone Borsellino. Hanno spiegato come intendono liberarsi delle quote possedute.  La Camera di Commercio ha già deliberato, per la Provincia e il Comune è necessario un passaggio nei rispettivi consiglio. La Gesap ha nel frattempo avviato a dicembre l’aumento di capitale da 66 milioni e a febbraio è stata versata la prima tranche da 36 milioni. “Siamo convinti che l’aeroporto debba essere privatizzato perché un socio privato potrà garantire uno sviluppo maggiore dello scalo” dice Avanti.   Comune e Provincia non usciranno del tutto: «Terremo tra il 20 e il 25% – dice Avanti -: la nostra presenza è garanzia di tutela del territorio». In quel cantiere eterno che è l’aeroporto di Palermo  sono previsti  investimenti per 160 milioni di cui 70 milioni di parte pubblica mentre il resto dovrà venire da chi entrerà nella Gesap.

Come abbiamo raccontato in un altro articolo è finito il sogno dell’aeroporto “Valle dei Templi” che doveva sorgere ad Agigento, bloccato, tra le tante cose, dalla mancata approvazione di una variante urbanistica del Comune di Licata.  Il  progetto finora è costato, tra consulenze e spese di progettazione, ben cinque milioni di euro.

Per uno scalo che muore, uno ne nasce, Comiso. Qui, la strada della privatizzazione è obbligatoria, perchè  il contributo per i servizi erogato dalla Regione Siciliana coprirà i costi dei primi due anni  di attività. E’ la Sac che detiene attraverso la Soaco  la maggioranza del pacchetto azionario dell’aeroporto di Comiso.

Privatizzare o no? Le sfide degli aeroporti siciliani 2013-05-09T09:33:27+00:00