“Mala gestio”, Giacchetto e gli altri: è una nuova Tangentopoli siciliana?

L’inchiesta “Mala Gestio” che ha consentito di ricostruire episodi di corruzione diffusa a Palermo potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova tangentopoli siciliana.
Sono cominciati i primi interrogatori delle 17 persone arrestate l’altro ieri dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta che ha svelato un comitato d’affari che pilotava appalti pubblici e intascava fondi europei destinati all’ente di formazione Ciapi. Davanti ai magistrati sono comparsi, tra gli altri, Faustino Giacchetto, ritenuto dagli inquirenti il dominus dell’organizzazione, Gaspare Rino Lo Nigro, già direttore dell’Agenzia regionale dell’Impiego, gli imprenditori Pietro Messina e Luciano Muratore e l’esponente del Pid Domenico Di Carlo.

Secondo l’accusa Giacchetto, avrebbe corrotto politici e burocrati regionali, e si sarebbe impadronito dei 15 milioni di fondi europei destinati al Ciapi. Inoltre si sarebbe aggiudicato l’organizzazione di alcuni dei grandi eventi siciliani. Nell’ambito dell’inchiesta, che vede indagati una ventina di politici per illecito finanziamento ai partiti e corruzione – alcuni sono già stati ascoltati mercoledì pomeriggio in Procura, a Palermo – sono stati sequestrati 28 milioni di euro.

Secondo indiscrezioni, Giacchetto – che ha risposto per 4 ore alle domande dei pm – si è difeso negando ogni colpa e sostenendo, tra l’altro, che 11 dei 15 milioni dati al Ciapi sarebbero stati destinati all’assunzione di oltre 200 persone incaricate di collocare nel mondo del lavoro 1.500 giovani.  Anche Lo Nigro avrebbe respinto le accuse manifestando inoltre l’intenzione di presentare la documentazione necessaria per dimostrare la sua estraneità ai fatti. Avrebbe invece fatto qualche ammissione l’imprenditore Pietro Messina, mentre un altro imprenditore, Luciano Muratore, avrebbe sostenuto di avere regolarmente fatturato i servizi resi al Ciapi. Si è avvalso della facoltà di non rispondere invece l’esponente del Pid Domenico Di Carlo.

Dell’inchiesta è tornato a parlare il capo della Procura, Francesco Messineo che, assieme all’aggiunto Leonardo Agueci, ha coordinato il lavoro dei sostituti che si sono occupati della delicata indagine.
«L’inchiesta – ha detto il procuratore di Palermo – è solo all’inizio. Al vaglio ci sono numerosissime vicende. E gli sviluppi non sono preventivabili». Il magistrato ha spiegato che la Procura ha «ricevuto segnalazioni dall’interno» dell’Amministrazione regionale, da parte di funzionari che erano fuori dal sistema che si era creato. Ed ha anche sottolineato la necessità che all’interno degli uffici amministrativi si prevedano degli organismi ispettivi: «Che abbiano – ha detto – necessaria distanza e distacco dai soggetti da controllare».
Per i pm palermitani Giacchetto «ha creato un vero e proprio “sistema criminale” attraverso continui favoritismi ed elargizioni erogate a funzionari pubblici, politici, soggetti a vario titolo operanti nel settore della comunicazione e della pubblicità». Giacchetto sarebbe riuscito «da un lato, a far ottenere al Ciapi, che gestiva in piena autonomia, cospicui finanziamenti nell’ambito di diversi progetti via via autorizzati (Co. Or. Ap., Infoa, Carovana per l’Orientamento, Labor, Formispe, Attività Formazione Personale Enti Locali, Forum per la Legalità), ciò in forza delle pratiche di corruttela; dall’altro, a incamerare personalmente una cospicua parte di tali provvidenze – attraverso l’utilizzo di società al medesimo riconducibili -, che utilizzava per bisogni personali, ovvero proprio per le pratiche di corruttela e per alimentare quel complesso sistema di favoritismi e scambi che nulla hanno a che fare con quella che è l’oggetto dell’amministrazione dei pubblici bisogni e del fare politica».
Dal 2006 al 2011 il Ciapi ha ottenuto per il finanziamento dei progetti i somme al momento stimate in circa 93 mln di euro.
Grazie alle dichiarazioni di Angelo Vitale e di Sergio Colli, collaboratori di Giacchetto, la Procura ha ricostruito «pienamente il sistema di ruberia, favori, regalie e saccheggio dei fondi pubblici di cui lo stesso Giacchetto è stato il protagonista principale: dalle sovrafatturazioni effettuate alla creazione di fatture del tutto false con indicazione di nomi di fantasia; dai prelievi giornalieri di denaro contante che i due consegnavano – scrive il Gip nel provvedimento – al Giacchetto o direttamente ai corrotti, ai servizi fatti, con denaro del Ciapi, a questi ultimi o al Giacchetto, che li utilizzava financo per provvedere al lavaggio della propria automobile”.
È anche così che riesce (secondo la Procura di Palermo grazie ai buoni uffizi dell’ex assessore Luigi Gentile) il buon esito della procedura che ha portato all’emanazione della «maxi gara» da 75 milioni di euro relativa al progetto «Futuro e Semplice» aggiudicata al Ciapi. E quei 75 milioni li gestisce lui perché è lui che decide in autonomia chi potesse avere rapporti economici con il Ciapi.

I REGALI. Mazzette, regalie, viaggi, escort. Per oltre due anni gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza hanno monitorato il cosiddetto “sistema” attuato da Faustino Giacchetto.
L’ex assessore regionale Luigi Gentile, secondo quanto accertato dagli inquirenti, «ha ricevuto, quali “utilità”, il pagamento di alcune spese (pari a 9.120 euro Iva inclusa), per la campagna elettorale effettuata in occasione delle consultazioni regionali dell’aprile del 2008, di un viaggio in Tunisia dal 22 al 26 agosto 2008 e di una fattura (la n. 6 del 13 gennaio 2009, di 8.000 euro Iva inclusa) emessa da una società che si occupa di serigrafie nei confronti della Sicily comunication Srl relativa all’acquisto di “materiale promozionale per manifestazione politica”, nonché l’utilizzo, a titolo gratuito, dal 2008 al maggio del 2012, di un appartamento sito in Palermo (prima in via Principe di Belmonte e poi in via Nunzio Morello) di proprietà del Giacchetto».
Santi Formica, nel corso della XIV legislatura è stato assessore regionale al Lavoro, Previdenza Sociale, Formazione Professionale ed Emigrazione (dal 5 dicembre 2006 ai primi mesi del 2008) mentre nella XV legislatura ha ricoperto la carica di “vice presidente vicario” dell’Assemblea regionale siciliana. Secondo gli inquirenti «ha ricevuto, quale “utilità”, il pagamento, tra marzo e aprile del 2008, di tre fatture, per complessivi euro 9.660 euro (Iva inclusa), emesse da una società nei confronti della Sicily comunication Srl per “pubblicità elettorale”».
Carmelo Incardona è stato deputato della Regione siciliana nella XIII, XIV e XV legislatura e, dal 30 maggio 2008 al 30 giugno 2009, ha ricoperto la carica di assessore regionale al Lavoro, Previdenza Sociale, Formazione Professionale ed Emigrazione. Secondo quanto accertato dalla Procura di Palermo «ha ricevuto, quale “utilità”, il pagamento, tra novembre e dicembre del 2008, di 3 fatture per complessivi euro 11.400 euro (Iva inclusa) emesse da una associazione culturale nei confronti della Sicily comunication Srl per servizi resi in occasione di due convegni che non sono stati organizzati da quest’ultima e, soprattutto, che non hanno alcuna inerenza con le attività della stessa Sicily comunication Srl».
Gianmaria Sparma, nel periodo compreso tra il 20 febbario 2009 e l’1 ottobre 2010, ha ricoperto il ruolo di dirigente generale del Dipartimento regionale degli Interventi per la Pesca della Regione Siciliana. Quindi, dal 29 settembre 2010, è stato assessore al Territorio ed all’Ambiente della Regione Siciliana. Rassegnate le dimissioni da detta carica il 7 novembre 2011, è stato nominato, qualche giorno dopo (il 20 novembre, vice Capo di Gabinetto dell’allora ministro per l’Ambiente Corrado Clini. Dalle dichiarazioni rese da Angelo Vitale e Sergio Colli «è emerso che Sparma ha ricevuto denaro contante ed usufruito di benefit da parte del Giacchetto Faustino: un viaggio effettuato in Tunisia dal 22 al 26 agosto 2008, unitamente alla famiglia dello stesso Giacchetto e almeno euro 6.000 attraverso l’utilizzo di una carta prepagata».
A proposito del dirigente della Regione siciliana Lo Nigro scrive il Gip Petrucci: «Nella platea dei pubblici ufficiali “spesati” da Giacchetto rientra Lo Nigro Carlo Gaspare, dirigente generale della Agenzia Regionale per l’Impiego e la Formazione Professionale della Regione Siciliana, per conto del quale Giacchetto, tra il 2007 ed il 2009, ha pagato – attraverso la Sicily comunication Srl e/o la Media Center & Management Srl e/o il Vitale Angelo – 2.480 euro inerente il “servizio fotografico palazzo Vernaci Altofonte (Palermo) per pubblicazione”, euro 10.400 per la “stampa e confezione” di 500 volumi da 72 pagine relativi al ” Palazzo Vernaci”, euro 8.000 per altre stampe su “Palazzo Vernaci”, euro 20.000 (di cui euro 17.000 in contanti e euro 3.000 a mezzo bonifico bancario) complessivamente corrisposti – per il tramite di Vitale Angelo – a una non meglio precisata tipografia di Roma, che hanno curato la realizzazione/stampa di una litografia recante come oggetto sempre il Palazzo Vernaci, euro 3.000 circa corrisposti ad un’azienda tipografica che ha curato il confezionamento delle suddette litografie e la stampa dei biglietti di presentazione/auguri, oltre numerosi abbonamenti/biglietti omaggio per l’ingresso allo stadio Renzo Barbera in occasione delle partite di calcio del Palermo (per la stagione sportiva 2009/2010, ad esempio, risultano assegnati n. 2 abbonamenti omaggio “tribuna Autorità/VIP” a Lo Nigro Carlo Gaspare (per lui e per un suo conoscente) del valore di euro 7.000,00)».

“Mala gestio”, Giacchetto e gli altri: è una nuova Tangentopoli siciliana? 2013-06-21T06:37:23+00:00