A chi interessa che lo sport reggino muoia?

di PAOLO CICCIÙ*- Lo sport non può, e non deve, essere un lusso per pochi. In punta di penna, se ci è consentito, il Centro Sportivo Italiano sente di voler esprimere la propria opinione nel merito di un problema, quello dell’impiantistica sportiva che dopo l’ansia “da prestazione” di settembre sembra essere messo in soffitta, con buona pace di chi cerca e chiede chiarezza. Da lettori della realtà che ci circonda sentiamo il dovere etico di ampliare e supportare tale analisi, dando altresì alcuni spunti per la riflessione, ma ancor più per l’azione; dinamismo che proviene dalla nostra natura di atleti che troppe volte, a livello dirigenziale, si incunea in un dribbling intrinseco di politichese e di soluzioni “palliative”. Partiamo proprio da qui: la situazione che quest’anno si è venuta a creare (esorbitanti canoni di usufrutto per le società sportive e inagibilità di strutture sino allo scorso giugno pienamente “in regola”) evidenzia due aspetti fondamentali.

Il primo è la totale gestione clientelare dello Sport e delle politiche affini, arrecando tra l’altro anche un danno economico all’ente che spesso non veniva corrisposto in modo congruo. Il secondo è la consueta cura a tempo determinato degli atavici problemi delle strutture: interventi straordinari a tamponare carenze fondamentali, firme in deroga per far disputare questa o quella partita. Questo lo stato dei fatti sino all’arrivo dei Commissari: come CSI abbiamo richiesto formalmente due incontri ed inoltrato e protocollato una proposta alla terna commissariale, cercando di evidenziare come i settori giovanili non potessero essere parificati alle società che si finanziano con sponsor e nel caso di specie degli oratori che non chiedono alcuna retta ai giovani atleti.

Tutto caduto nel vuoto: mentre ancora una volta veniva intrapresa l’estrema cura palliativa, quella di affidare alle federazioni (escludendo gli enti di promozione sportiva) le strutture. Si badi bene non è campanilismo, ma è incomprensione: ci chiediamo perché (senza vis polemica, ma poiché siamo sinora rimasti senza risposta) il regolamento provinciale, ad esempio, vieti la possibilità dell’affidamento a federazioni ed enti, ad appannaggio delle società sportive e i dirimpettai inquilini pro – tempore di Palazzo San Giorgio nell’emergenza agiscano anche essi in deroga alla Legge? Delle due, l’una: qualcuno sta aggirando l’ostacolo, ancora una volta un dribbling. Nell’incontro avuto con mons. Morosini, come CSI, abbiamo avuto il caldo invito ad operare con professionalità e cercando di andare oltre: gli ostacoli, gli ostracismi, gli organismi. Noi vogliamo essere operativi, sin da subito; per questo, grazie al finanziamento concessoci dalla Provincia di Reggio Calabria, e unitamente alla decisione di revisionare alcuni nostri impegni di spesa, abbiamo deciso di investire sullo sport giovanile, regalando, sì senza far pagare un centesimo, tutti i nostri campionati oratoriali (50 squadre, 1000 atleti) per i ragazzi sino a 14 anni, mettendo noi a disposizione strutture affiliate al CSI. Tutto gratis: e non è una promessa, no, non ci stiamo provando anche noi a dribblare il problema, è già un atto pratico di cui si può trovare riscontro tra i nostri soci. Non vogliamo dire che siamo più bravi di altri, vogliamo chiedere a tutti di dare di più, partendo dal dare del proprio, senza chiedere soltanto. Questa possibilità nasce dalla forte scelta politica del Centro Sportivo Italiano di creare un fondo sociale da destinare a progetti educativi; perché i finanziamenti pubblici sono di tutti e gli enti che ne dispongono devono metterli a disposizione della collettività, non pensare ai propri “orticelli” da coltivare.

E c’è di più: abbiamo sensibilizzato il nostro attento presidente nazionale Massimo Achini, membro di giunta CONI, al problema degli impianti reggini, il quale grazie ad un bando della Presidenza nazionale del CSI, darà la possibilità a qualunque società sportiva a noi affiliata di accedere ad un prestito a fondo perduto (fino a 10.000 a progetto) per la riqualificazione di impianti sportivi fatiscenti. Un’opportunità nata da una lungimiranza di politica sportiva: nessuna improvvisazione, no soluzioni tampone. Personalmente, in qualità di consigliere nazionale dopo aver lottato per portare in consiglio questa iniziativa e farlo approvare, conscio dei problemi della realtà a cui appartengo, mi sto impegnando a promuoverlo al Sud ed in particolare in Calabria. Rispolverando uno slogan del CSI, per noi gli impianti sportivi sono luoghi per l’educazione e vanno custoditi, così come i nostri ragazzi e il loro diritto allo Sport. Ciascuno degli attori coinvolti nel mondo dello Sport, CSI compreso, può ancora fare di più. Però bisogna sporcarci le mani: far sì che i viaggi romani non terminino con buoni propositi e tante promesse, ma sblocchino aiuti per la nostra Reggio e la Calabria; che le nostre azioni sul territorio diventino “buone pratiche” da seguire e non meri interventi spot da pre – campagna elettorale. C’è sete di Sport, e questa volta per aprire i rubinetti ci vogliono grandi sogni e forza di volontà per perseguirli.

*Presidente CSI di Reggio Calabria

A chi interessa che lo sport reggino muoia? 2013-11-07T09:40:17+00:00