Lo strano caso della Myrmex di Catania: si riparla di vendita a investitori internazionali dopo due anni di fermo

CATANIA – C’è un potenziale acquirente di calibro internazionale interessato a rilevare il laboratorio Myrmex di Catania non solo per salvarne la permanenza sul territorio, ma addirittura in un’ottica di ampliamento. E le trattative, su cui si è impegnato anche il sindaco Enzo Bianco, sarebbero in fase molto avanzata. L’indiscrezione, rilanciata dai sindacati, che riguarda il Centro di ricerca etneo che Myrmex ha rilevato nel 2011 non è stata confermata. Nel corso di un incontro tenutosi in Prefettura, sul caso Myrmex i rappresentanti di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, hanno ribadito al prefetto di Catania la necessità di unire intenti ed energie con il sindaco di Catania e la Regione Sicilia . Obiettivo: velocizzare la trattativa tra i due imprenditori che, sottolineano i sindacati, «riteniamo foriera di prospettive per il laboratorio». Nel frattempo la scadenza della procedura di cassa integrazione straordinaria per 60 dei 72 dipendenti, è stata prorogata di trenta giorni.

Ancora una volta la speranza dei lavoratori viene riposta su un nuovo possibile proprietario. Era andata così anche nel 2011.

Allora c’era, sulla carta, un piano. C’erano soci credibili. C’era la benedizione dell’allora presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo. E c’erano anche fondi pubblici: 13,5 milioni cui si doveva aggiungere un confinanziamento di 9 milioni. La delibera che prevedeva il finanziamento è del 5 agosto 2011 e prevedeva che risorse potessero essere erogate solo in presenza di una convenzione siglata con il ministero per lo Sviluppo economico e Invitalia ma non risulta che la Myrmex abbia mai avviato procedure per attrarre nuovi investimenti.

Così il piano di rilancio del Centro tossicologia di Catania (l’Edsm, European drug safety and methabolism), centro di ricerca che il gruppo farmaceutico Pfizer che lo aveva acquistato dalla Wyeth Lederle , appariva agli occhi di tutti una strada percorribile. Era il 2011 (settembre) e Pfizer aveva deciso di vendere, di cedere il centro e riorganizzare la propria attività nel sito di Catania. Candidata a rilevare la struttura la Myrmex, azienda di San Giuliano Milanese che aveva (allora) specializzata nella commercializzazione di protesi ortopediche di cui era presidente e consigliere delegato l’avvocato Gian Luca Calvi.

Sul tavolo la Myrmex aveva messo una proposta che sembrava la soluzione definitiva per il Centro che avrebbe garantito il lavoro a una settantina di persone. Il piano di rilancio prevedeva il coinvolgimento di Massimo Costa, in passato amministratore delegato di Link Italia e fondatore di Tissuelab (società che si occupa della processazione dell’osso umano) e di AT Grade (di cui Costa era titolare del diritto d’opzione per l’acquisto di una partecipazione rilevante) che è specializzata nella ricerca e processazione di tessuti di derivazione umana che aveva in gestione, in joint venture con Air Liquide, la cell factory dell’Ospedale Niguarda di Milano. Al centro del piano di rilancio c’era proprio AT Grade che avrebbe dovuto sviluppare a Catania la produzione su scala industriale dei prodotti frutto dell’esperienza dei laboratori di AT Grade al Niguarda. Altro obiettivo era quello di avviare nuove ricerche per la creazione di nuovi prodotti anche in collaborazione con i centri universitari che si occupano di ingegneria dei tessuti di derivazione umana, sintetica o misti. Nel giro di due anni, nelle intenzioni del management di Myrmex, produzione e ricerca dovevano andare a regime mentre la Regione siciliana era disponibile a dare, attraverso un accordo di programma, il supporto necessario stato quantificato in 4,5 milioni l’anno per tre anni: in totale 13,5 milioni. Myrmex si è impegnata sin da subito a girare alla Banca del tessuto della regione siciliana una quota del fatturato che sarà generato grazie alla distribuzione dei prodotti fabbricati nel centro di Catania.

Ma la ricerca, dicono i lavoratori (tutti laureati o tecnici di laboratorio), non è mai stata avviata. Recentemente, poi, sono emersi anche i dettagli della vendita. Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano online Livesicilia, la cessione sarebbe avvenuta al costo di 1 euro. Pfizer ha ceduto alla Myrmex l’immobile, i rapporti contrattuali afferenti al ramo d’azienda, 76 dipendenti, beni mobili e mobili registrati, la situazione patrimoniale e il trasferimento dei progetti e agevolazioni ministeriali finanziati dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Miur. Sempre secondo la ricostruzione di Livesicilia, il fixed assets, ovvero il patrimonio complessivo notificato nel contratto di cessione definitivo è pari a 37.714.851. «Il corrispettivo – si legge nel rogito notarile – per la cessione del ramo d’azienda è stato convenuto ed accettato tra le parti in complessivi Euro 1. Detta somma è fissa ed invariabile e parte cedente (Wyeth-Pfizer) dichiara di averla ricevuta prima d’ora dalla parte cessionaria (Myrmex)».

Lo strano caso della Myrmex di Catania: si riparla di vendita a investitori internazionali dopo due anni di fermo 2013-12-12T11:55:32+00:00