Il grande bluff del parco fotovoltaico di Gela. Ignazio Giudice (Cgil): fare chiarezza e far ripartire i lavori

Ignazio Giudice

Il segretario della Camera del lavoro di Gela Ignazio Giudice

Riaprire subito il cantiere per la ostruzione del parco fotovoltaico su serra a Gela trovando un interlocutore credibile e affidabile. Pagare i proprietari dei terreni su cui questo parco dovrebbe sorgere. Verificare se ci sono state responsabilità nella fase dei controlli e capire perché il comune di Gela non ha chiesto la fidejussione bancaria prima che cominciassero i lavori.
Sono questi, in sintesi, i punti salienti dell’appello lanciato stamattina da Ignazio Giudice, segretario della Camera del lavoro di Gela, a proposito della costruzione del più grande parco fotovoltaico su serra d’Europa la cui iniziativa fa capo alla cooperativa Agroverde di Gela presieduta da Stefano Italiano insieme a Radiomarelli, società con sede in Svizzera con un Capitale sociale di 1.462.500 euro presieduta da Saverio Ciampi. Un investimento da 300 milioni di euro (una parte garantita dal Cipe) per un impianto da 80 Mw di fotovoltaico su serre e 40 Mw da cogenerazione che rischia di passare alla storia come una delle più grandi incompiute della storia della nostra regione: progetto autorizzato celermente dagli uffici regionali, presentato in pompa magna dal governatore siciliano Rosario Crocetta, e sposato dall’amministrazione gelese guidata da Angelo Fasulo che ne ha più volte sottolineato il valore economico, strategico e le grandi ricadute per l’occupazione locale.
Il cantiere è ormai fermo da mesi, ufficialmente Radiomarelli è ancora in campo (a novembre i vertici si sono precipitati a precisare che avevano raggiunto nuovi accordi con investitori americani senza spiegare di chi si tratta) e intanto ci sono 25 piccole e medie imprese locali che attendono i pagamenti e rischiano di fallire, la Mondello spa che è general contractor pur non avendo ricevuto i pagamenti dal committente ha comunque pagato gli 80 operai dopo aver raggiunto un accordo con il sindacato, i proprietari dei terreni che non hanno mai ricevuto un centesimo e non possono nemmeno chiedere la restituzione dei terreni semplicemente perché non ci sono più: è stata spianata una collina. Si sa che la cooperativa Agroverde è alla ricerca di un nuovo partner finanziario per portare a termine questa operazione poiché nonostante risulti ancora in campo Radiomarelli si è rivelata inaffidabile e, ritengono in molti, piuttosto opaca: non è mai stato chiaro chi fossero i reali investitori e anche i vertici dell’azienda non hanno in realtà mai spiegati chi fossero i veri finanziatori dell’iniziativa limitandosi a parlare di anonimi fondi stranieri. Un pasticcio bell’e buono con evidenti crepe nel meccanismo di controlli, anche quelli di legalità che sono alla base del protocollo siglato. E non mancano dubbi sulle procedure seguite, come ha raccontato sul suo blog l’ingegnere Roberto Sciascia: i problemi di legalità sono sorti subito e sul mercanteggiare dei posti di lavoro ancor prima che il cantiere fosse aperto ha avviato un’inchiesta anche la Procura di Gela (anche in questo caso i dettagli sul blog di Sciascia).
C’è tutto questo alla base delle considerazioni del giovane segretario della Camera del lavoro gelese. L’esponente della Cgil scrive: «Si avviano i lavori , i lavoratori edili impegnati in opera di sbancamento sono circa 80 (né 500 né altri numeri annunciati nel corso dell’inaugurazione dalla politica). Ancor prima, la fase preliminare e propedeutica, da un lato l’Amministrazione Comunale delibera e sottoscrive un protocollo d’intenti con l’Agroverde, poi il Consiglio comunale approva l’individuazione delle aree nelle quali dovrebbe sorgere l’impianto, nel frattempo si avviano gli espropri di terreni privati che, in nome di nuova occupazione, diventano di utilità pubblica.. Cosa è accaduto dopo e nel frattempo? Perché tutti questi misteri rispetto ad un evidente fallimento del progetto del polo serricolo agro fotovoltaico? La CGIL ritiene importante la convocazione del Consiglio comunale monotematico ma il rischio, quello che si respira, è il degenerare del rapporto tra cittadini e Istituzioni pubbliche che invece di creare un’opportunità hanno, di fatto, creato un danno enorme di credibilità di un intero territorio oltre che economico ai proprietari di case e terreni. Rispetto ad un investimento di tale portata è possibile non accertarsi della credibilità finanziaria dei Radiomarelli (investitore)? Con quale criterio viene selezionata un’azienda? » Le conclusioni di Giudice che fa appello alla politica affinché intervenga sono amare: «Il Comune non viaggia con un serio ritardo nel diffidare chi ha proposto un progetto? Non sappiamo che esempio fare ma proviamo a farne uno: una coppia che decide di sposarsi può conoscere nome e cognome del marito o della moglie dopo il viaggio di nozze? Si decide se difendere e da chi il progetto presentato dall’Agroverde o, in modo alternativo, comprendere se esistono manifestazioni d’interesse che garantendo, trasparenza nelle procedure, tutela per la filiera lavorativa locale, credibilità finanziaria, possano evitare un ulteriore schiaffo alla dignità, alla storia, alla voglia di futuro, al diritto di vivere cose serie, né effetti annunci, né giochini occupazionali che tanto, tanto danno hanno prodotto ai giovani ed ai loro genitori. Il cancello del cantiere va riaperto. Su questo e per questo la Cgil si batterà».

Il grande bluff del parco fotovoltaico di Gela. Ignazio Giudice (Cgil): fare chiarezza e far ripartire i lavori 2014-01-11T11:05:57+00:00