Racket e usura, proposta Assci per nuovo sostegno approda in parlamento

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Un importante passo avanti a favore delle imprese vittime di racket e usura è stato compiuto alla Camera dei deputati. Su iniziativa di Piera Aiello (prima firmataria) e col sostegno di Massimo Garavaglia è stato votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna il Governo a introdurre la garanzia da parte del Medio credito centrale al 100% a favore delle imprese denuncianti il racket e l’usura al posto dei contributi a fondo perduto e dei mutui a tasso zero attualmente previsti con il Fondo di rotazione.

Si tratta di una proposta che parte dalla Sicilia, esattamente dell’Assci di Palermo, Associazione per la salvaguardia del credito alle imprese, presieduta da Giuseppe Spera, ed è stata elaborata dall’avvocato Salvino Pantuso e dai dottori commercialisti Giusto Balletta e Giovanni Tusa.“La nostra proposta – spiega Spera – rappresenta una svolta negli aiuti alle imprese vittime di racket e usura: stop al sostegno a fondo perduto e al mutuo a tasso zero in cambio di un fondo di garanzia al 100% da fare valere per richiedere finanziamenti alle banche, dietro un piano di ristrutturazione aziendale seguito da un consulente commercialista. La garanzia potrà essere concessa solo dopo l’accertamento da parte della Procura e l’asseverazione da parte di un dottore commercialista che si assume la responsabilità penale e civile sull’importo da garantire. Rappresenta una svolta soprattutto nei tempi per far giungere gli aiuti alle imprese. Per una pratica attualmente servono anche 6 anni prima che gli aiuti giungano al mittente. Se la nostra proposta verrà approvata tutto si potrà completare in 60-90 giorni”.

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Infatti, finora, il problema principale dei fondi a sostegno delle vittime di racket e usura è rappresentato dagli enormi ritardi: “Le aziende – sottolinea Spera – ricevono gli aiuti dopo anni, quando magari hanno già chiuso i battenti e hanno licenziato i lavoratori. Inoltre, nell’85% dei casi i mutui a tasso zero non vengono restituiti perché erogati a imprese fallite o quasi, dopo anni di difficoltà. Insomma, il troppo tempo perso provoca un danno alle imprese ma anche alle casse dello Stato”.

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